Armando Izzo è nato a Scampia, il quartiere delle vele, il 2 marzo 1992. Il difensore del Torino e della Nazionale italiana non ha vissuto un’infanzia facile soprattutto dopo la morte del padre Vincenzo.

In tutte le sue interviste ripete sempre che il calcio lo ha salvato ed è riuscito a scappare da quel mostro chiamato Camorra.

Armando Izzo: lo scugnizzo napoletano

La sua storia è simile a quella di tanti ragazzini napoletani che vivono in un quartiere in cui regnano i pregiudizi e la criminalità. Se nasci e vivi a Scampia sai che devi lottare più degli altri, perché le tentazioni sono difficili da allontanare. Deve esserci volontà e fortuna di incontrare le persone giuste che non ti facciano intraprendere strade sbagliate.

Per Armando le difficoltà si moltiplicavano giorno dopo giorno. I problemi con la famiglia, un lutto che l’ha segnato per tutta la vita e la Camorra. Il ragazzo, grazie alle sue doti calcistiche, cercava di allontanarsi il più possibile dalla malavita del posto.

Un sogno nel pallone

Fortunatamente c’era anche l’altra faccia della medaglia, quella buona. Uno spiraglio di luce che ha dato al ragazzo la possibilità di sfruttare diverse occasioni.

Da piccolo era uno di quei bambini che in strada, tra macchine e motorini, giocava a pallone. Nessun campetto sintetico, solo asfalto e porte fatte di pietre.
Sulla strada non esistono ruoli, devi esser bravo a “combattere” per prendere palla. Questo sembrava segnare già il suo destino, che l’ha portato a combattere sia per strada che nella vita.

A tredici anni lo zio lo convince ad andare a giocare all’Arci Scampia. Tutti, compresi dirigenti e allenatori, credono in lui. Il merito va però all’agente Paolo Palermo, che ha creduto in lui fin dal primo momento. Il ragazzo di Scampia ha avuto la fortuna di incontrare una persona che è stata in grado di infondergli la mentalità giusta.

Armando ha fin da subito capito che il suo obiettivo era quello di diventare un vero calciatore e non continuare a pensare alla partitella di metà pomeriggio in strada.

L’ostacolo di Armando Izzo

Il 26 maggio 2016 Armando Izzo viene indagato con l’accusa di “partecipazione esterna in associazione mafiosa”. Accurso, il boss della camorra napoletana, afferma che Izzo fungeva da “tramite” per la scommessa di due partite. Si trattava di Modena-Avellino e Avellino-Reggina.

Il giocatore, sconvolto da questa storia e soprattutto dall’accusa, dichiara subito la sua innocenza. Dichiara di aver conosciuto Accurso ma senza mai alterare i risultati di alcuna partita. Il 12 aprile 2017, dalla giustizia sportiva, arriva la prima sentenza. Izzo viene squalificato per 18 mesi ed è costretto a pagare un’ammenda di 50 mila euro. Qualche tempo dopo, la squalifica viene ridotta a 6 mesi e il calciatore rientra in campo il 15 ottobre 2017.

Il terremoto di processi non finisce ancora. Il 12 marzo 2018 viene rinviato di nuovo a giudizio a causa delle continue confessioni di Accurso. Armando Izzo, nonostante abbia scelto il rito ordinario, continua a proclamarsi innocente.

La giustizia sta facendo il suo corso e il calciatore non ha paura di nulla e non ha alcun dubbio.

“Ignorante io? Forse sì, ma criminale mai.”

Dalla primavera al Torino

Estate 2010. Armando riceve ancora un’opportunità speciale incontrando Walter Mazzarri. E’ lui, il mister dalle pacche sulle spalle, ad occuparsi della Primavera.

Il ragazzo si allena con sacrificio e determinazione. La corsa non è il suo tallone d’Achille, ma presto Mazzarri scopre il perché. Le scarpe di Izzo erano tre numeri in più rispetto al suo, e il mister non ci pensa due volte a trovare la soluzione. Incarica il suo collaboratore di comprare un paio di scarpe nuove ad Armando e da lì ha inizio la storia di un grande uomo.

“Quando ho saputo che anche il mister mi voleva in granata, non ho avuto dubbi”, afferma Armando dopo la convocazione al Toro, da parte di Mazzarri.

E’ una bella storia, quella di Armando Izzo. Il destino, nella sua vita, ha cambiato i piani continuamente.
Tasselli, aggiunti uno dopo l’altro, che hanno portato lo scugnizzo napoletano dalla polvere ad una realtà senza pregiudizi.