Qualunque cosa ci stia accadendo intorno, la letteratura l’ha già raccontata prima e meglio, una letteratura del contagio, o per meglio dire c’è un virus nella trama. Solo che questa volta la trama siamo noi: dettagli. 

Il primo a inaugurare raccontando del  morbo divino che abbatte gli Achei sotto le mura di Troia, nel primo libro dell’Iliade è stato Omero. Qualcuno potrebbe smentire facendo risalire il primato ai racconti biblici di cavallette e flagelli divini, ma Omero è Omero e la Coppa C’è un Virus nella trama se la aggiudica summa cum laude. In breve Apollo adirato con Agamennone, sparge una letale epidemia di peste sui Greci. .”Irato al Sire destò quel Dio nel campo un feral morbo, e la gente perìa“. Lotte tra Dei…. ci saremo per caso finiti in mezzo?

Immagine del. Proemio dell Iliade letteratura del contagio c'è un virus nella trama

La peste del Boccaccio

Nelle pagine introduttive alla prima Giornata del “Decameron” Boccaccio descrive l’epidemia di peste che sconvolge Firenze nel 1348. Un “orrido cominciamento“. La pestilenza ha sconvolto tutti gli equilibri. La gente si divide in gruppi di diversa opinione: alcuni vivono moderatamente e in completo isolamento cibandosi di delicatissimi cibi e ottimi vini. Altri si danno i a tutti i divertimenti possibili tenendosi comunque lontani dagli ammalati.

Molti approfittano delle proprietà altrui senza che nessuno dica niente, la città, infatti, è caduta nell’anarchia. Sembra che non sia cambiato molto da allora.. Eppure non si dice che historia magistra vitae? Forse che invece della storia dovemmo studiare la letteratura del contagio?

Boccaccio mentre canta il Decamerone. In un dipinto nella letteratura del contagio

C’è un virus nella trama : Manzoni.

Dai paesi che circondano Milano, giungono le notizie delle prime morti, ma solo dopo una visita sui luoghi della malattia, si stabilisce che si tratta di peste. Le autorità rimangono piuttosto indifferenti al problema, anche la popolazione rifiuta l’idea del contagio. Finalmente il 29 Novembre 1629 vengono prese misure per evitare il contagio. L’epidemia si diffonde, la gente rimane scettica e si scaglia contro i medici.

Si moltiplicano le morti e diviene impossibile negare l’esistenza del morbo,si parla però di fabbri pestilenti ciò induce a trascurare i pericoli del contagio. I malati trasportati al lazzaretto si fanno sempre più numerosi; così si parla finalmente di peste, ma si diffonde al tempo stesso l’idea che all’origine del male non vi sia il contatto con gli ammalati, ma bensì quello con ungenti velenosi”. (I Promessi Sposi)

Impressionanti analogie dal 1629, raccontate però negli anni intorno al 1840 , tremendamente attuali nel 2020. Che Manzoni viva in una finestra temporale?

La. Morte di Don Rodrigo nei Promessi sposi
La. Fine di Don RODRIGO

Thomas Mann la Morte a Venezia arriva dall’ Asia

“Già da parecchi anni il colera asiatico aveva mostrato un’accentuata tendenza a diffondersi anche fuori della sua terra d’origine. […] Ma mentre l’Europa sgomenta si aspettava che il morbo l’invadesse da quella parte, per via di terra, lo spettro invece aveva fatto la sua comparsa in vari porti mediterranei, attraversando il mare su navi mercantili di Siria […]

Il nord della penisola era rimasto immune; ma a metà maggio di quell’anno i terribili vibrioni erano stati rinvenuti a Venezia, in un medesimo giorno, sui cadaveri nerastri e scarniti di un mozzo di nave e di una fruttivendola. Fu imposto il silenzio sui due casi, ma nello spazio di una settimana erano saliti a dieci, venti, trenta, e per di più in diversi quartieri”. ( La morte a Venezia)

Quindi ricapitolando l’epidemia arriva dall’Asia, colpisce l’Europa e nel mezzo ci finisce il Nord Italia… A qualcuno viene in mente qualcosa?

Thomas Mann copertina del. Libro la. Morte a Venezia letteratura del. Contagio

Insomma c’è un virus

Forse perché sono nemici invisibili e sembrano essere manipolati dal caso o da a oscure forze del male, gli scrittori del brivido sembrano aver dato il meglio di sé nell’inventare intrighi mozzafiato. Largo spazio per ogni tipo di agente infettivo. Dalla storica peste ai più subdoli virus mutanti, in una corsa contro il tempo per prevenire contagi di massa.

Ed ecco i nomi dei maestri della letteratura del contagio: Tom Clancy, Clive Cussler, Stephen King ed Edgar Allan Poe. Ma spazio anche ai gialli più storico-filosofici come quelli di Fred Vargas e Guido Mascagni.. Ma possiamo anche sconfinare nell’horror con gli zombi di Max Brooks.

29 febbraio, dead line?

Nessuno dei maestri della letteratura del contagio era però riuscito a ipotizzare un’ordinanza comune a tutto il Nord Italia, in un anno bisestile che ponesse come primo termine di quarantena proprio il 29 febbraio. Potenza della realtà che supera la fantasia.

Non ci resta che metterci in poltrona con un buon libro. La. Quarantena è lunga e le mostre e i musei sono tutti chiusi.

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Monica Col
Laurea in lettere e filosofia un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come piazza alfieri e historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora, di "Rossoindelebile", dell’artista di Land Art Osvaldo Neirotti, della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “ , collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031 e del Movimento Artistico GoArtFactory. Segue la comunicazione per varie aziende del territorio. Ha seguito come ufficio stampa la campagna elettorale di diversi politici sia locali che regionali. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole” (Bergson).È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere.