Per la prima volta nella storia del cinema italiano, Ciro Di Marzio, il personaggio di una serie tv, “Gomorra – La serie”,  dà vita a un film per il cinema, “L’immortale”.

Gomorra – La Serie

Un cult. Punto.

Liberamente ispirata al libro di Roberto Saviano, racconta gli avvenimenti legati a diverse famiglie affiliate alla Camorra. Sullo sfondo i quartieri Secondigliano e di Scampia. In particolare “le vele”: una città nella città, fortino inespugnabile anche alle Forze dell’Ordine.

La serie racconta di camorristi, delinquenti abituali, spacciatori, di ramificazioni della malavita nel mondo degli affari e della politica: una trasposizione perfetta della realtà alla finzione televisiva.

Anche se, queste due parole “finzione televisiva”, nel caso di Gomorra, potrebbero essere tranquillamente omesse: i confini tra cinema e tv si vanno facendo sempre più labili in questo caso sono stati decisamente abbattuti.

Il regista Stefano Sollima, già reduce dal successo di “Romanzo Criminale”, grazie anche alla collaborazione di altri due esperti professionisti come Francesca Comencini e Claudio Cupellini, supera le più ottimistiche aspettative.

Primo perché si è tenuto a distanza, come aveva già fatto nella serie sulla “Banda della Magliana”, dal film che lo aveva preceduto; poi, perché è tangibile il fatto che si sia limitato a fare della fiction, pur di altissima qualità.

La serie è l’affresco di una umanità che si fonda su regole proprie, su un concetto di “onore” che ha ben poco a che vedere con le regole della convivenza civile.

Una serie di personaggi descritti con un realismo crudo, a volte brutale: personaggi che presentano un complesso miscuglio di comportamenti talvolta selvaggi, quasi sempre avidi, talvolta pseudo sentimentali.

Si, perché in Gomorra, c’è spazio anche per l’amore: magari non trattato in modo convenzionale, ma un filo di sentimento si avverte tra i vari personaggi.

Personaggi che ormai sono diventati un must dell’immaginario collettivo: “Malammore”, piuttosto che “O’selfie”, oppure “O’trak”, senza dimenticare “donna Scianel” e “donna Patrizia”, tutta gente, indipendentemente dal sesso, che mai si lascia impietosire.

I personaggi

Tutto comincia quando proprio Ciro Di Marzio (Marco D’Amore), detto “l’immortale”, uomo di fiducia di Pietro Savastano, boss di un potente clan della camorra napoletana, riceve l’incarico di dare un ‘avvertimento’ a Salvatore Conte (boss di un clan avversario) compiendo un attentato a casa di sua madre.

Da qui in poi sarà un vortice di alleanze, tradimenti, omicidi, sangue, parecchio sangue: non esistono i “buoni” in Gomorra.

La vita di “Cirù” si legherà per sempre a quella di Gennaro “Genny” Savastano (Salvatore Esposito), figlio di Don Pietro: anche in questo caso una “fratellanza” molto sui generis, fatta di accordi e tradimenti, affari e malaffari, che sfocia nell’omicidio dello stesso Ciro ad opera proprio di Genny.

Tre stagioni imperniate proprio su questo strano rapporto tra i due protagonisti principali, “fratm”, che si chiudono col sacrificio di uno per salvare l’altro.

La scena del (presunto) cadavere di Ciro che affonda nelle acque del Golfo di Napoli, ormai fa parte della storia della fiction.

E’ seguita una quarta stagione, sinceramente deludente rispetto alle precedenti, dove il buon Genny, cerca inutilmente di ripulire il proprio passato criminale, sforzandosi di diventare un imprenditore stimato e rispettato. Senza riuscirci.

Ciro l immortale e genny savastano, in un abbraccio. di notte ì, su una barca, nella scena finale di gomorra 3
Gomorra 3 – La scena dell’omicidio di Ciro

L’immortale

Proprio dalla scena finale della terza stagione, comincia il film “L’immortale”: un film bellissimo, diciamolo subito. Una scommessa vinta.

Un’opera cross-mediale tra cinema e TV, una narrazione parallela a quanto accaduto nella quarta stagione della serie, ma anche un “prequel” della quinta.

Una “origin story” che ci riporta all’infanzia di Ciro, nella Napoli degli anni Ottanta.

La pellicola racconta, attraverso una serrata serie di flashback, alternati sapientemente al presente, l’infanzia di Ciro, sopravvissuto al terremoto in Irpinia, e per questo soprannominato “L’immortale”.

Uno scugnizzo, che in compagnia di altri trovatelli, si guadagna da vivere attraverso piccoli furti, al soldo di un aspirante boss, Bruno, che gestisce la squadra di “topini”.

Una Napoli vintage, bellissima, spietata, dove gli scafisti trasportano sigarette di contrabbando e non esseri umani, dove la discoteca diventa l’ufficio del boss di turno. Una Napoli che lascia il posto a Riga, capitale della Lettonia, nuova frontiera della criminalità del nuovo millennio: abiti costosi, grattacieli, auto di lusso, faide etniche e nuovi business.

Ciro ritroverà Bruno proprio in Lettonia, dopo essere sopravvissuto al proiettile di Genny. Il vecchio “padre putativo” gestisce, insieme ad altri napoletani, una piccola attività dedicata alla contraffazione di abiti griffati, ma sogna il ritorno in grande stile nella criminalità “che conta”, pur conscio dei rischi a cui può andare incontro.

Non vi racconto altro, lo scoprirete in sala.

Immortale: primo piano di Marco D'amore, interprete del personaggio di Ciro Di Marzio. indossa una felpa nera con il cappuccio calcato sulla testa

La scheda del film

Un film teso, ben interpretato, dove si riscontra una cura quasi maniacale nella regia, nella fotografia e nel montaggio.

Un film che rende il giusto tributo ad un personaggio che meritava uno spazio tutto per sé: Ciro di Marzio emerge come figura tragica e leggendaria, che ha scelto il male perché lo conosce da sempre. “L’immortale” sa anticipare le mosse dell’avversario, sa leggere negli occhi di chi gli è più vicino la paura e la rabbia. Quella di chi lo pugnalerà alle spalle.

Marco D’Amore: attore e regista

Bravissimo Marco D’Amore, sia come regista (al debutto cinematografico), che come interprete: il coinvolgimento nel personaggio è totale e sofferto. Altrettanto bravo e tenero Giuseppe Aiello, che interpreta Ciro da bambino.

Ho incontrato tanti bambini durante le audizioni, e ciascuno di loro mi ha emozionato e mi ha fatto commuovere. Ma io cercavo qualcuno che avesse l’innocenza nello sguardo di Ciro da bambino, conscio però dell’adulto che sarebbe diventato. Il destino ha voluto che incontrassi Giuseppe Aiello, da Scampia. Ci siamo guardati negli occhi, e ci siamo riconosciuti, come persone e come personaggi. Gli ho chiesto di guardare fuori dalla finestra, di pensare a se stesso e di girarsi, dicendomi una frase che lo descrivesse. Lo ha fatto e girandosi mi ha detto…io sono buono… Questo è stato il principio esatto da cui partire, per raccontare la vita di un essere umano che ha fatto cose ingiustificabili, ma che nel momento della vita in cui lo conosciamo da piccolo, avrebbe potuto essere completamente diverso”.

Marianna Robustelli interpreta Vera, che potrebbe diventare la dark lady della quinta stagione.

Degna di nota la colonna sonora affidata ancora ai Mokadelic, che reinterpretano anche alcuni classici della serie originale.

Ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ‘o nuost

Lo sentiremo dire ancora? Presto avremo la risposta: la nuova serie è alle porte.

Ciro l' immortale di profilo, e dietro di lui lil viso di Genny Savastano