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Canale 5, share record per “Zero il folle”. Un compleanno preceduto dall’uscita di un singolo, “L’angelo ferito” che ha anticipato l’album “Zerosettanta”, un box (+ alloggio) di tre cd.

Si chiama Zero il Folle ed è una minaccia per tutto il pianeta.

Settant’anni e non sentirli. Ogni 29 settembre c’è chi canta Battisti e chi invece si mette la fascetta dell’ultimo concerto, si disegna un’orchidea sull’occhio destro e si prepara per l’appuntamento dell’anno. Nulla a che vedere con l’Equipe 84 di Maurizio Vandelli, ma con un appuntamento imperdibile, il compleanno di un folle mercante di stelle che da anni festeggia con il suo pubblico la sua venuta al mondo.

Ma quest’anno non si può. Non si può andare a Roma e riunirci tutti, che sia in un palazzetto o sotto un tendone, come si faceva una volta. Quest’anno c’è una brutta bestia chiamata Covid-19 che si aggira silenziosa e invisibile e che rallenta, distanzia e amplifica i rapporti umani. Così niente compleanno, niente festeggiamenti, nessun viaggio da fare. Ma lui non è uno qualunque e “tra il rosso e il nero vince sempre lo Zero”.

Fatta la legge trovato l’inganno e la tradizione di festeggiare con un concerto è continuata ma in TV. Un regalo mica da poco.

I 70 anni di Renato Zero

Non so che bilancio potrà fare Renato di questi settant’anni, ma quello che possiamo fare noi è indiscutibilmente un bilancio in attivo. Renato Zero non ha mai nascosto nulla di se e questo forse lo ha penalizzato nella sua intimità. Ha dato se stesso al suo pubblico, senza riserve. Una vita accanto ai più deboli, ai sofferenti. Una vita vissuta senza mai dimenticare la strada e i suoi meandri.

Fiacchini all’anagrafe, Renato ha attraversato il tempo cavalcandolo. Ha segnato il passo di ogni anno vissuto. Sempre un passo avanti, ha saputo raccontare e raccontarsi, senza risparmiarsi, attraverso la sua musica e sua capacità di trasformare in poesia ogni storia, ogni angolo di mondo, ogni personaggio o siutazione che ha inconrato e vissuto. Una sensibilità straordinaria nel cogliere con le parole e fissare con le note ogni emozione.

Una splendida testimonianza della sua storia è stata la mostra fotografica alla Pelanda di Roma. Un percorso che ci ha portato a conoscere la vita di Renato, quella dell’uomo, oltre che dell’artista, illustrandola nel suo contesto storico, artistico e personale.

Uno Zero strano, discusso, sornione. Uno Zero che è nato predestinato, per paradosso, a fare numeri. Un angelo ferito, ma che ha ancora la forza di sbattere le ali, rialzarsi e volare oltre questi cieli viola, al di sopra dell’avidità del mondo, della paura di una pandemia, al di sopra di ogni tristezza.

Festeggiati inevitabilmente con la musica, un concerto in TV, “Zero il folle“, il pubblico e un nuovo album, “Zerosettanta”.

L’angelo Ferito

“L’angelo di per sé fatica a raccogliere consensi. Già il possesso delle ali basta a mandare in crisi quelli perennemente incollati all’asfalto. Io sono tra quelli che, insieme a Icaro a altri ardimentosi, ci siamo procurati ‘il mezzo’ a nostra cura e spese.”

“Abbiamo sfidato la gravità e le convenzioni. Ciò detto siamo costantemente soggetti a rappresaglie e boicottaggi. Anche se oggi il black-out è pressoché totale. Ognuno, quindi, deve difendere il proprio spazio aereo. In quanto a me, prometto che eviterò tassativamente di sentirmi ancora l’angelo ferito.”. Così scrive sui suoi social Renato Zero, ed è tutto un programma.

Un singolo che ha anticipato l’album, anzi la trilogia pronta e confezionata per celebrare i suoi “Zerosettanta“. Un brano dai toni reggaeton ma nulla a che vedere con il reggaeton latino.Una scossa vera e propria, un brano infarcito di chitarra elettrica, una batteria “vecchia maniera”, molto più vicina ai suoni che tanto ci sono cari del Renato anni ’80, quello di Via Tagliamento. Il testo poi, una bomba. Ogni frase è un proiettile dritto al cuore, ogni parole un’esplosione dell’anima.

Chi ha corrotto quello specchio quello lì non sono io son sparite le mie ali quel collare non è mio
ero un angelo perfetto pronto per servire Dio chi mi ha spento

Un accenno autobiografico che invece è un messaggio molto forte “sempre appeso a un manifesto, me la caverò così, esibendo il mio talento fino ad arrivar fin lì“.

E, ovviamente, un verso dedicato allo straordinario periodo che stiamo vivendo:

più difficile il decollo, cieli viola su di noi, non si parte né si arriva, inchiodati siamo ormai, muti e vuoti siamo in tanti, a fanculo pandemia che ci hai spenti

Ma abbiamo grinta da vendere..oh si!

Zerosettanta

Partiamo dall’ album “fisico”: alloro e medaglia d’oro per Paolo De Francesco. “È stato un lavoro diverso e impegnativo ma la soddisfazione è tanta. (…) Il bello di lavorare con un artista come Renato è che non pone limiti al packaging. In questo caso ho lavorato con fustelle, pantoni e argento a caldo. Nelle immagini non rende, ma presto pubblicherò un piccolo video dove avranno giusta valorizzazione il lavoro vettoriale, i bellissimi ritratti di Renato (opera di Valeria Corvino) e le caratteristiche cartotecniche e di stampa. Lunga vita al re guerriero!” . Così scrive in un post sulla sua pagina Facebook, dove racconta l’esperienza “Zerosettanta“. Un lavoro di grafica straordinario, come del resto ogni sua opera.

Impazienti quindi di toccare con mano.

I disegni: Opera di Valeria Corvino. Un nome, una garanzia. Un vanto tutto partenopeo della nostra bella Italia. Un talento così non poteva sfuggire all’artista romano. Una mano che conosce bene Renato e che lo ha ben “inquadrato” con sapiente arte e con consumata maestria.

Il box + alloggio (distribuito da ℗Tattica s.r.l.): Tre cd di inediti in tre volumi. Il primo in uscita oggi, 30 settembre, per celebrare il suo compleanno. Gli altri due usciranno entro la fine dell’anno, il 30 ottobre e il 30 novembre.

Una curiosità: il preorder del volume terzo di Zerosettanta è iniziato il 18 ottobre ed è subito salito al primo posto nelle classifiche di vendita.

Zerosettanta - i 70 anni di Renato Zero - l'album con l'immagine disegnata del viso di Renato Zero
Zerosettanta – il box – Foto di Paolo De Francesco

Tanti auguri Renato

Ribadisco le parole già dette in un precedente articolo.

Anche se ci colpisse un Alzheimer fulminante, penso che potremmo dimenticare pure il nostro nome, ma non certo Renato, perchè è la struttura genetica delle nostre emozioni.

Come dimenticare mille tourneee insieme a te, tante emozioni noi da condividere, e quanto spazio che c’era per l’amicizia sincera lanciarsi senza paura in quel futuro e poi è ancora con noi tutto il coraggio. Ed è davvero così.

Renato Zero è ovunque nella nostra vita, è confidente, consigliere e amico assoluto. La più bella dichiarazione d’amore sublime, che va al di là del materiale e tocca il più alto senso della parola, nella più profonda accezione del termine, è tutta in questo verso “Cosa fanno i figli tuoi, dimmi, somigliano a noi inquieti per natura. Raccomandagli serenità, impegno e onesta, e una preghiera la sera“.

Lui è in qualche modo padre della nostra progenie, perchè noi che siamo cresciuti con lui, siamo portatori sani di quella zerofollia che abbiamo trasmesso geneticamente e inevitabilmente ai nostri figli. E forzatamente somigliano a lui, perchè noi lo stesso DNA, il nostro sogno va in scena…

Ed è inevitabile ringraziare Renato Zero per questo compleanno, per questo ennesimo tempo speso insieme, e non so trovare parole migliori, più adatte di queste:”Io ti ho chiesto una casa e tu mi hai dato il tuo cuore. Io ti ho chiesto un sorriso e tu mi hai dato il tuo tempo migliore. Ti ho chiesto la vita e tu mi hai dato la tua pelle.
Io ti ho chiesto l’amore e tu mi hai amato veramente
.

Buon compleanno, Renato.