Dopo la pausa natalizia, riparte da Milano il tour di Zero il Folle. Altre dieci tappe di un viaggio che si concluderà a Roma, da dove era iniziato. Le recensioni

Se vuoi credere in me devo dirti che io sono solo un mercante di stelle, con le oneste bugie e la finta realtà di un ragazzo che mai sarà grande, sono fatto così, è più forte di me, perché sono un mercante di stelle certe astuzie oramai non aiutano più e mi perdo così nel disagio che vivi anche tu per questo sono qui, in questo lunapark con tutti i sogni tuoi che non ricordi più però ci sei anche tu e adesso che lo sai rimani finché vuoi perché io non sarò, perché non sarò mai mercante di realtà

Zero nel tour canta con microfono in mano
Foto di Antonio Polia

Zero il Folle in tour

Parte così Zero il Folle in tour, mettendo in chiaro fin da subito le cose. Te lo canta e te lo suona, perché sa che questo è il modo più diretto per far arrivare alle orecchie dei sordi un messaggio che è rimasto in stand by da due anni.

Una risposta che si è tenuto nel gozzo per settecento e passa giorni, e che ha dato, ovviamente a modo suo, a tutti i suoi “figli di un sogno”.

Non so se comprenderete tutti il senso di cosa dirò, qualcuno non condividerà, qualcuno mi contesterà, qualcuno invece capirà e molto bene.

Facciamo un piccolo salto indietro e torniamo a Zerovskij.

Zerovskij

Per carità, Renato si ama a prescindere, e qualsiasi cosa faccia, va tutto bene, ma con Zerovskij non tutti sono stati contenti.

Quanti articoli, quanti post di critica o di recensioni avete letto su questo lavoro? Valanghe di commenti di pseudo sorcini che si sono lamentati che lo spettacolo era noioso, che Renato non ha cantato le canzoni più conosciute, che avrebbero voluto più costumi, eccetera, eccetera, eccetera.

Della serie “qualcuno è rimasto fermo là, qualcuno è tornato indietro, qualcuno si è perso chi lo sa, qualcun altro non ce la fa…”. Perchè Zerovskij non è stato compreso da tutti.

E questo dispiace. Dispiace a noi che abbiamo capito e apprezzato, dispiace all’artista che tanto ha dato, anche in termini economici per mettere in piedi uno show mastodontico. L’apoteosi della maturità di un artista completo, infinitamente immenso nella sua creatività e nel suo estro.

E allora? E’ questo il Renato che volete? Quello con le piume e paillette, malgrado i suoi quasi settant’anni? E’ il greatest hit quello che volete sentire? Il nuovo album? Eccovi accontentati.

E allora, via con il compitino.

Il Mercante di Stelle

Scenografia minimalista, costi contenuti, band al minimo, anche se di eccellente qualità. Vestaglie colorate e cappelli vistosi, microfono alla mano e occhi dritti negli occhi del pubblico, si incomincia così, perché sono un mercante di stelle e questo sia chiaro fin da subito, fin dalle prime note. Per non essere così, un desiderio a metà. Non è un gioco il carnevale.

Un medley che è una risposta eloquente. Sipario chiuso, Stefano Senesi al piano e quelle parole sono una stilettata al cuore. Come tutte quelle a venire.

Amo chi mi ha sorriso ed era li e capì che per quell’applauso ero vivo così.

Poi si può incominciare.

il concerto del tour di Zero il folle comincia con il sipario chiuso. stefano Senesi seduto al piano forte e Renato con un vestito largo a fiori e un cappello vistoso canta
foto di Antonio Polia

La scaletta del tour

Si apre il sipario, un’orchestra virtuale sul ledwall e Zero il Folle può sfogarsi in un concerto ricco di pathos ed emozioni.

Una nota particolare va al coro. Precisi, perfetti. Certo, non sono i Neri per Caso, la cui presenza nel tour Alt era stata davvero un valore aggiunto, ma anche i ragazzi Uacciuari sono stati bravi, al punto che è a loro che vengono affidate due perle importanti della discografia: Madame e Il triangolo.

Una scaletta che vede quasi tutti i brani del nuovo album, parecchi evergreen, qualche medley e alcune autorevoli grandi assenze.

Mancano all’appello, ad esempio, “Amico”, che invece il pubblico fiorentino intona a fine concerto. Manca “La favola mia”, “I migliori anni della nostra vita” e manca soprattutto quel “se non prendi un barattolo di vernice insieme a me…“.

Ma in tre ore di spettacolo non si possono inserire più di cinquant’anni di musica. E la scaletta del tour è stata impreziosita da almeno due brani che, secondo me, sono stati un vero coup de coeur.

Casal de’ pazzi

Una su tutte, almeno per me, Casal de’ pazzi. Un brano da brividi, pura poesia messa in musica, omaggio al grande Pasolini. Bellissimo quanto successo a Roma. Il gobbo non funziona, Renato tenta di continuare a cantare con l’ausilio di un computer preso in prestito dal pubblico e poi, a canzone terminata, la classe non è acqua…Ritorna in scena, si fa ridare il pc e maledicendo la tecnologia, ripropone il brano leggendolo, interpretandolo, “perché il testo di questo brano è poesia autentica e va rispettata come la memoria del grande Pasolini“. Grazie a Dio che la tecnologia non ha funzionato, altrimenti non avremmo avuto modo di godere di un’interpretazione di cotanto spessore.

E poi mi chiedono perchè amo Renato Zero. E’ unico.

Renato Zero con microfono in mano canta con un vestito lungo colorato con tanti fiori e indossa un cappello vistoso con delle rose
Foto di Antonio Polia

Figli di un sogno

Amico Assoluto è un brano che, credo sia tra i più sentiti. Ricordo il tour, uno dei più importanti nella mia collezione, e credo anche in quella di Renato.

Un brano che ci ricorda come ogni giorno dobbiamo alzarci e nutrire quello che di più prezioso e caro è fatto il nostro cuore. Senza il sogno, siamo macchine organiche viventi. Il sogno è l’ispirazione, lo stimolo, il senso del cammino.

E del resto, è il filo conduttore di un percorso vissuto mano nella mano, insieme, da più di cinquant’anni. Il mercante di stelle ci ha nutrito a pane e sogni, ci ha cresciuto insegnandoci a credere nei nostri sogni. Ma quando siamo li, tutti insieme sotto lo stesso tendone, noi siamo il suo sogno e lui è il nostro, alla fine.

Non dimenticatemi!

Anche se ci colpisse un Alzheimer fulminante, penso che potremmo dimenticare pure il nostro nome, ma non certo Renato, perchè è la struttura genetica delle nostre emozioni.

Come dimenticare mille tourneee insieme a te, tante emozioni noi da condividere, e quanto spazio che c’era per l’amicizia sincera lanciarsi senza paura in quel futuro e poi è ancora con noi tutto il coraggio, se vuoi è qui, ora.
Non dimenticarti di me nella memoria tua, tutta la nostra vita. Ed è davvero così.

Renato Zero è ovunque nella nostra vita, è il nostro confidente, consigliere e amico assoluto. La più bella dichiarazione d’amore sublime, che va al di là del materiale e tocca il più alto senso della parola, nella più profonda accezione del termine, è tutta in questo verso “Cosa fanno i figli tuoi, dimmi, somigliano a noi inquieti per natura. Raccomandagli serenità, impegno e onesta, e una preghiera la sera“.

Lui è in qualche modo padre della nostra progenie, perchè noi che siamo cresciuti con lui, siamo portatori sani di quella zerofollia che abbiamo trasmesso geneticamente e inevitabilmente ai nostri figli. E forzatamente somigliano a lui, perchè noi lo stesso DNA, il nostro sogno va in scena…

Ed è inevitabile ringraziare Renato Zero per questo tour e per questo ennesimo tempo speso insieme, e non so trovare parole migliori, più adatte di queste:”Io ti ho chiesto una casa e tu mi hai dato il tuo cuore. Io ti ho chiesto un sorriso e tu mi hai dato il tuo tempo migliore. Ti ho chiesto la vita e tu mi hai dato la tua pelle.
Io ti ho chiesto l’amore e tu mi hai amato veramente
.

Una maschera gigantesca parte della scenografia del  tour
Scenografia di Zero il folle

Gennaio 2020

Il tour continua…

11/gen Milano Mediolanum Forum

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18/gen Eboli Palasele

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