Belladonna, che avvelena lo sguardo e recide la vita

La belladonna è una delle piante più velenose non solo nella famiglia delle Solanacee ma in assoluto. È una maliarda, è un’incantatrice e, con i suoi frutti invitanti, simili vagamente a mirtilli, ha sedotto persino i soldati di Napoleone. Le cronache riportano che il 14 settembre 1813, in Sassonia, 160 soldati francesi, vedendone le bacche lucide e mature, ne fecero una scorpacciata. Purtroppo non furono messi in allarme dal sapore, perché hanno addirittura un gusto gradevole, e morirono in breve quasi tutti. Anche perché la diffusione nell’organismo degli alcaloidi velenosi della belladonna è assai veloce e non esiste un antidoto davvero efficace.

Il nome latino con cui è stata classificata ci rivela altre curiosità su questa specie. È, infatti, Atropa belladonna L. Il genere Atropa è un gentile omaggio di Linneo a Atropo, quella tra le Parche che recide con un taglio netto il filo della vita. L’aggettivo belladonna, che determina la specie, è invece legato a un belletto rinascimentale ricavato dal succo delle bacche. Lo usavano intorno agli occhi le nobildonne veneziane per far dilatare le pupille e rendere lo sguardo più misterioso e attraente.

Pianta di belladonna con foglie verdi e bacche nere su cielo azzurro.
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Nel linguaggio dei fiori, le graziose corolle porporine di belladonna simboleggiano il silenzio della morte, il cattivo augurio e la sventura. Non è dunque il caso di inserirle in un festoso bouquet da offrire alla persona amata. Inoltre non dimentichiamo il parere del botanico ed erborista inglese del XVI secolo John Gerard. Scrisse: “Estirpatela dai vostri giardini e cacciatela via da ogni utilizzo, perché questa pianta è furiosa e mortale!”

In Irlanda, è una pianta magica che le streghe impiegavano nelle loro pozioni. Tuttavia, pare che, appendendo rametti di belladonna nelle case infestate da spiriti e folletti, questi se ne fuggissero a gambe levate. In alcune contee, era tradizione interrare due piante di belladonna una a sinistra, una a destra del sentiero che precedeva la porta di una fattoria. Secondo i contadini, questo era il metodo migliore per tenere lontani i malintenzionati.

Particolare di fiore rosato a campanula tra foglie verdi.
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È una pianta perenne erbacea alta sino a due metri, che attecchisce in boschi e campagne in Europa e in Asia, dove il clima è temperato. La radice è un rizoma piuttosto grande e il fusto è robusto, eretto, ramificato, spesso di sfumatura violacea. Le foglie sono tomentose, a margine intero, ovato-lanceolate, color verde scuro.

I fiori singoli sono campanule, che vanno dalla tinta porpora a quella bruno-violacea, e sbocciano tra giugno e agosto. Nella parte interna sono gialli con striature rosse. La corolla è suddivisa in cinque brevi lobi dal margine riflesso. I frutti velenosissimi sono neri, lucidi e succosi, simili a mirtilli ma grandi quasi come ciliegie. Maturano tra agosto e settembre. Trattandosi di specie che è veleno mortale in ogni sua parte, per identificarla è assolutamente necessario usare le chiavi botaniche.

Disegno scientifico con fusto, foglie, fiori e frutti.
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L’avvelenamento da belladonna può essere mortale già a piccole dosi, mangiando ad esempio 2 o 3 bacche. I primi sintomi sono secchezza del cavo orale, sete, dilatazione delle pupille e alterazioni della vista. Subentrano poi tachicardia, spasmi, allucinazioni e delirio. Infine, nei casi più gravi, si verificano paralisi, coma e morte. Ne sono responsabili tre terribili alcaloidi, ossia atropina, iosciamina e scopolamina.

Detto questo, per sconsigliare assolutamente un uso casalingo di tale droga, la belladonna è anche un rimedio vegetale impiegato dall’industria farmaceutica. A dosi terapeutiche e sotto esclusiva prescrizione medica, è sedativa, antinevralgica, antispasmodica e antisudorifera. L’azione dilatativa dell’atropina sulla pupilla è stata sovente usata nella chirurgia oculare. Riguardo all’uso esterno, è anch’esso sconsigliato perché gli alcaloidi penetrano rapidamente pure attraverso la cute. Lasciamo alle antiche donne veneziane la pratica rischiosa di rendere più seducente lo sguardo con la belladonna, accontentandoci di un buon mascara!

Esemplare molto foglioso di belladonna che si allarga davanti ai tronchi di un bosco.
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Maura Maffei
Maura Maffei
Eccomi a voi! A livello accademico, sono erborista e soprano lirico. Sono anche iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'albo pubblicisti. La mia grande passione è scrivere romanzi storici: in più di trent'anni dì carriera, ne ho pubblicato una ventina. E l'altro amore assoluto è quello per la storia e la cultura irlandesi: ogni giorno, faccio esercizi di gaelico, per ripassare questa lingua affascinante e difficile, perché la lingua è la vera anima di un popolo. Una volta ero una viaggiatrice indefessa: adesso mi trovate quasi ogni sabato nelle varie librerie a fare firma copie, perché mi arricchisce molto dialogare a tu per tu con i lettori. Mi piace dipingere, creare collane di pietre dure e ho due vaste collezioni di cui vado orgogliosa: quella di giochi di società e la cineteca. In particolare, faccio incetta di vecchi film di Hollywood, che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adoro Hawks, Leisen e Capra. La mia famiglia è la mia autentica forza e metto sempre al primo posto mio marito Paolo, mia figlia Maria Eloisa e mio genero Cristiano. Trascorro infine ogni giornata in compagnia di 4 gatti: Jolie, Liath, Croí ed Elvis.
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