La morella, velenosa ma coltivata come alimento nel Medioevo

La morella appartiene alla famiglia botanica delle Solanacee, che vi stiamo illustrando in queste settimane, ed è di nuovo una pianta tossica. Non è un veleno mortale come la belladonna ma è meglio evitare d’ingerirla. Linneo la classificò come Solanum nigrum L. e, in questo caso, l’aggettivo nigrum che determina la specie si riferisce al colore nero delle sue bacche.  Per millenni, esse sono state mangiate come frutta e questo ci crea qualche problema dato che sono velenose, soprattutto se gustate in grande quantità. Dagli scavi archeologici, noi sappiamo che gli uomini preistorici consumavano già bacche di morella, perché ne sono stati ritrovati i semi. Nell’insediamento palustre di Annecy (Alta Savoia – Francia), che risale all’Età del Bronzo, all’inizio del XX secolo ne furono rinvenuti in abbondanza. Qualche studioso, tuttavia, ha avanzato l’ipotesi che le bacche schiacciate servissero non come alimento ma come erba tinctoria, per colorare di scuro i tessuti.

Da documenti dell’epoca, è al contrario certo che durante il Medioevo la morella fosse addirittura coltivata per la produzione dei frutti. Gli uomini di quel tempo non si erano dunque accorti che nuocessero alla salute? La morella è subdola, perché non è letale come la belladonna, che può uccidere con soltanto 2 o 3 bacche. Causa la morte di pecore, cani e roditori ma per gli esseri umani la tossicità è più blanda. A risentirne purtroppo sono i bambini che, mangiandone le invitanti bacche, incorrono spesso in casi gravi di avvelenamento.

Pianta fiorita di morella, con foglie verdi e fiori bianchi a stella.
Questo file è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico Attribuzione: Belladonna (Solanum nigrum) di Evelyn Simak dalla collezione del progetto Geograph

Vi ricordate? Quando vi abbiamo parlato della dulcamara, poche settimane fa, vi abbiamo anche riportato il suo nome irlandese, che è Fuath dubh. Abbiamo pure aggiunto che significa “odio nero”. Ebbene, anche la morella si chiama così. Sono specie diverse, sebbene condividano lo stesso genere Solanum, ma evidentemente in passato tale differenza è passata inosservata. Mentre la dulcamara è in Irlanda specie autoctona, la morella non è originaria ed è stata introdotta. Assomigliando alla dulcamara, fu forse intesa come una varietà a fiori bianchi e a bacche nere e non si pensò di chiamarla in altro modo.

Assai temuta dai pastori, che paventavano che le pecore ne mangiassero le bacche, divenne però pianta alimentare nei periodi di carestia. Allora se ne mangiavano persino le foglie come se fossero state spinaci. Sono tossiche, perché contengono solanina, ma una cottura prolungata tende a disperdere questo terribile principio attivo.

Particolare di infiorescenza a corimbo su sommità fiorita, con fiori bianchi a stella.
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La morella è una pianta erbacea annuale, dal portamento eretto, alta sino a 60 centimetri. È una specie cosmopolita, perché diffusa in tutto il mondo, soprattutto al limitare dei campi coltivati, nei gerbidi e presso muri e case diroccate. I rami, sovente distesi, le danno un aspetto a piramide. Le foglie alterne sono ovato-romboidali, picciolate, glabre, con margine più o meno dentato, punta acuta e base assottigliata. Schiacciandole tra le dita, emanano un odore fetido.

I fiori sbocciano tra giugno e ottobre e sono riuniti in infiorescenze a corimbo peduncolate e pendule. La loro corolla è bianca, un po’ più piccola di quella della dulcamara, con la forma a stella perché suddivisa in 5 lobi che curvano all’indietro. Gli stami formano al centro una sorta di cuore giallo. I frutti sono bacche nere (giallo-verdastre prima della maturazione), opache, globose, dal diametro di circa 8 millimetri. Per riconoscere la morella in natura, sono assolutamente necessarie le chiavi botaniche, il cui uso vi raccomandiamo sempre.

Disegno scientifico con radici, fusto, rami, foglie, fiori e bacche.
Quest’opera è di pubblico dominio anche in USA

Come altre Solanacee che abbiamo già trattato, la morella è un cocktail di pericolosi alcaloidi, presenti in tutta la pianta. Oltre alla solanina, ci sono pure la solamargina e la solasonina. Saponine e tannini ne completano poi la composizione. Per la sua tossicità, l’uso per via interna della pianta deve essere assolutamente prescritto soltanto da un medico, che potrà valutarlo come sedativo, narcotico e analgesico. In omeopatia – ma anche in questo caso la ricetta medica è d’obbligo – se ne ricavano diluizioni che contrastano crampi, vertigini ed emicrania.

Possiamo invece impiegarla con maggiore tranquillità per uso esterno, se proprio non troviamo rimedi migliori come la piantaggine. Le foglie fresche tritate, grazie all’azione delle saponine, giovano come cataplasma su foruncoli, eczemi, dermatiti pruriginose, scottature, artrite e contusioni. Bisogna però lavare bene sia la cute, dopo l’applicazione, sia le mani, con cui abbiamo steso il cataplasma stesso. Per non rischiare di metterle inavvertitamente in bocca.

Particolare di 3 bacche dei morella, appese alla pianta, di cui due mature nere e una verde ancora acerba.
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Foto di copertina rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale .

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Maura Maffei
Maura Maffei
Eccomi a voi! A livello accademico, sono erborista e soprano lirico. Sono anche iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'albo pubblicisti. La mia grande passione è scrivere romanzi storici: in più di trent'anni dì carriera, ne ho pubblicato una ventina. E l'altro amore assoluto è quello per la storia e la cultura irlandesi: ogni giorno, faccio esercizi di gaelico, per ripassare questa lingua affascinante e difficile, perché la lingua è la vera anima di un popolo. Una volta ero una viaggiatrice indefessa: adesso mi trovate quasi ogni sabato nelle varie librerie a fare firma copie, perché mi arricchisce molto dialogare a tu per tu con i lettori. Mi piace dipingere, creare collane di pietre dure e ho due vaste collezioni di cui vado orgogliosa: quella di giochi di società e la cineteca. In particolare, faccio incetta di vecchi film di Hollywood, che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adoro Hawks, Leisen e Capra. La mia famiglia è la mia autentica forza e metto sempre al primo posto mio marito Paolo, mia figlia Maria Eloisa e mio genero Cristiano. Trascorro infine ogni giornata in compagnia di 4 gatti: Jolie, Liath, Croí ed Elvis.
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