Energia in Italia: la filiera del legno, grande assente nel mix energetico

Il dibattito sull’energia in Italia ha ormai un sapore sgradevole che sa di stantìo e, francamente, non fa neanche più notizia. Ogni volta tornano le stesse parole: indipendenza energetica, sicurezza degli approvvigionamenti, transizione ecologica. Cambiano i governi, cambiano gli annunci, ma la trama resta la stessa.

Certo, ora siamo in estate, abbiamo voglia di rilassarci e non pensare ai problemi, ma con l’arrivo della stagione invernale, le bollette riporteranno l’attenzione sul tema e saremo di nuovo tutti lì a parlare di crisi energetica, di rincari e di soluzioni ottimali per avere il riscaldamento a basso prezzo e senza inquinare.

“Ogni volta che si apre una discussione sul sistema energetico nazionale assistiamo allo stesso errore” affermaMarco Bussone, presidente di AIEL – Associazione Italiana Energia dal Legno. “Si parla di sicurezza e indipendenza energetica, di transizione ecologica, dimenticando una risorsa rinnovabile che l’Italia possiede davvero. L’energia da biomassa legnosa continua a essere la grande assente del dibattito pubblico e delle politiche energetiche”.

Cosa intende Bussone, quando parla di “energia di biomassa legnosa”?

Il riscaldamento domestico e collettivo resta uno dei nodi centrali della transizione ecologica. In Italia incide in modo rilevante sui consumi energetici, sulle emissioni in atmosfera e sulla qualità della vita quotidiana, soprattutto nei mesi invernali.

Parlare di calore significa parlare di case, scuole, municipi, ospedali, piccoli borghi di montagna e quartieri urbani. Significa anche affrontare un tema spesso trattato in modo superficiale, con prese di posizione drastiche che non aiutano a comprendere la complessità del quadro.

Perché il riscaldamento a legna non va sottovalutato?

Negli ultimi anni il riscaldamento a legna è finito spesso al centro di campagne di critica e semplificazione. Stufe e caminetti vengono accomunati in un’unica categoria, descritta come obsoleta e inquinante. Questa narrazione ignora un dato fondamentale: il settore è cambiato profondamente. Tecnologie, normative, certificazioni e filiere hanno trasformato il modo di produrre e usare energia termica da biomassa legnosa.

Eppure, il sistema energetico italiano vive anche di questo. Non solo grandi impianti e non solo elettricità e gas: una parte consistente del fabbisogno passa dal riscaldamento domestico e collettivo, dove la biomassa legnosa continua a occupare una posizione tutt’altro che marginale.

Il punto è che nel dibattito pubblico questa filiera resta ai margini, spesso frettolosamente trattata in discussioni polarizzate che la riducono a tecnologia del passato o a soluzione residuale, persino non ecologica. Intanto, nei territori, continua a funzionare, a evolversi, a sostenere economie locali.

Come si garantisce sicurezza energetica nei Comuni non metanizzati?

C’è un dato che aiuta a capire meglio la dimensione del fenomeno. In Italia il riscaldamento da biomassa legnosa contribuisce in modo significativo alla produzione di energia termica rinnovabile e non si tratta di un contributo marginale, bensì una componente strutturale del sistema.

E dietro questo fenomeno c’è un mondo che raramente finisce nei dibattiti nazionali. Aree montane, piccoli comuni, zone interne dove il legno non è solo una risorsa energetica ma anche una parte della gestione del territorio fatta di boschi curati, filiere locali, imprese che lavorano tra raccolta, trasformazione e distribuzione del combustibile.

È una filiera che si regge su una logica molto concreta: usare ciò che il territorio offre, trasformarlo in energia e riportare valore economico nei luoghi di origine.

È una miopia che il Paese non può più permettersi. Se il Governo annuncia 5 miliardi di euro per l’energia, non può ignorare una filiera che garantisce calore rinnovabile a una famiglia italiana su 4 e produce oltre il 65% dell’energia termica rinnovabile nazionale, che crea occupazione nelle aree montane e genera valore economico partendo da una risorsa locale del territorio.”

In altre parole, la biomassa, oltre ad essere tecnologia energetica, è una importante infrastruttura economica diffusa. Un sistema che tiene insieme produzione, lavoro e gestione del territorio.

Il mix energetico può davvero fare a meno della filiera del legno?

In molte case italiane convivono tecnologie molto diverse. Da un lato impianti moderni ad alta efficienza, dall’altro dispositivi più vecchi, con prestazioni energetiche basse e impatti ambientali ancora rilevanti ed è qui che si gioca una parte decisiva della transizione.

Famiglie che si scaldano con stufe e caldaie moderne, impianti pubblici che alimentano scuole e edifici comunali, reti locali che funzionano nei mesi più freddi senza dipendere esclusivamente dal gas. Una presenza diffusa, che però raramente entra nel racconto complessivo del settore energia.

È vero che sostituire i vecchi generatori domestici significa ridurre consumi, migliorare la qualità dell’aria e rendere più efficiente l’intero sistema, ma è altrettanto vero che significa anche evitare che una parte del patrimonio impiantistico resti ferma a standard superati.

La biomassa legnosa è una risorsa strategica o marginale?

Se si sposta lo sguardo fuori dai grandi centri urbani, il quadro cambia ancora. Nei Comuni non metanizzati il tema del riscaldamento assume un peso diverso. In questi luoghi – e in Italia non sono pochi – le soluzioni energetiche non sono intercambiabili, ma spesso obbligate dalla geografia e dalle infrastrutture disponibili.

In questi territori la biomassa legnosa diventa una delle opzioni più concrete per garantire continuità energetica. Non solo nelle abitazioni private, ma anche negli edifici pubblici, nelle scuole, nei piccoli servizi locali.

Sono queste le condizioni che portano alla ovvia conclusione che gli impianti di comunità alimentati da biomasse sono sistemi che riducono la dipendenza da forniture esterne e valorizzando le risorse del territorio, proprio perché producono calore a livello locale e lo distribuiscono a più utenti.

Un modello che, certamente, non nasce oggi, ma che trova nuove possibilità con le tecnologie attuali e con una maggiore attenzione alla sostenibilità delle filiere forestali e vi sveliamo il perchè.

Qual è il valore economico dei boschi italiani?

Nel racconto della transizione energetica italiana c’è un elemento che scorre sottotraccia, quasi sempre ai margini delle grandi narrazioni. Si parla di fotovoltaico, eolico, idrogeno, reti intelligenti, ma si parla molto meno – e troppo poco – di una risorsa che, invece, continua a muovere pezzi importanti del sistema termico nazionale: il legno.

Il legno, nelle sue diverse forme energetiche, non è un ricordo di un passato antico e obsoleto, inquinato da un’ideologia ecologica errata e fuorviante. È una filiera che si è trasformata e che oggi dialoga con tecnologie moderne, normative ambientali sempre più stringenti e una domanda crescente di soluzioni locali. Eppure, fatica ancora a trovare una collocazione stabile dentro le politiche energetiche nazionali.

Come abbiamo detto, in molte aree del Paese, soprattutto dove le reti del gas non arrivano o arrivano con difficoltà, questa risorsa rappresenta una forma concreta di continuità energetica, non teorica, non sperimentale, ma presente, già utilizzata, già integrata nella vita quotidiana di migliaia di famiglie e strutture pubbliche. Nel dibattito pubblico si parla spesso di elettrico, molto meno di calore.

Eppure, una parte consistente dell’energia consumata in Europa serve proprio a scaldare edifici e acqua. Continuare a puntare sul gas, soprattutto se importato da Paesi geopoliticamente instabili, espone l’Italia a rischi economici e strategici evidenti. In questo contesto la biomassa legnosa, se gestita correttamente, rappresenta una risorsa rinnovabile locale, programmabile e già disponibile.

“Pensare di costruire un mix energetico equilibrato senza legna, pellet e cippato significa partire già sconfitti. Significa rinunciare a una fonte rinnovabile programmabile, prodotta sul territorio nazionale e capace di valorizzare la gestione attiva dei boschi italiani”, afferma Bussone.

Vi invito a guardare questo video, prima di proseguire con la lettura dell’articolo.

Esiste il rischio di un errore strategico nel disegno del mix energetico?

Guardando fuori dai grandi centri decisionali, il quadro cambia ancora e profondamente. Nei territori montani e nelle aree interne la biomassa legnosa non è una soluzione tra le tante ma, spesso, è una componente strutturale dell’organizzazione energetica locale.

In montagna il bosco non è mai stato solo “paesaggio”, ma da sempre è una risorsa attiva, gestita, utilizzata dalle comunità. Le imprese forestali operano sul territorio, raccolgono materiale, alimentano filiere che restano in gran parte locali.

È un modello che ha la precisa caratteristica di tenere insieme energia e manutenzione del territorio. La gestione dei boschi riguarda la produzione di combustibile e, al contempo, si occupa anche la prevenzione del dissesto, la cura del sottobosco e la riduzione del rischio idrogeologico.

È una relazione che raramente entra nel dibattito energetico nazionale, spesso concentrato su grandi numeri e grandi impianti. Ma se allarghiamo il campo di vedute, ecco che la biomassa legnosa da alternativa esclusiva diventa la componente di un mosaico più complesso. Un pezzo che si integra con altre fonti, contribuendo a costruire un sistema più flessibile e adattabile ai diversi contesti.

“La transizione energetica non si realizza scegliendo una tecnologia contro un’altra. Si realizza mettendo a sistema tutte le soluzioni che funzionano. E chi esclude la filiera bosco-legno-energia dal confronto energetico nazionale non sta facendo una scelta tecnologica: sta commettendo un errore strategico per il Paese”, continua Bussone.

Quanto conta oggi l’industria italiana del legno-energia?

Dietro la filiera del legno c’è anche un dato spesso sottovalutato: la dimensione industriale. L’Italia dispone di un patrimonio forestale ampio, in crescita, ma ancora non pienamente valorizzato sul piano produttivo.

La gestione dei boschi potrebbe generare una catena del valore più estesa, capace di collegare energia, edilizia, industria del legno e manutenzione ambientale. In molti casi, però, la materia prima viene ancora importata dall’estero, con una perdita di valore economico per i territori nazionali.

Questo squilibrio apre una riflessione che va oltre il settore energetico. Riguarda il rapporto tra risorse locali e politiche industriali. Un Paese con una forte presenza forestale può scegliere di trasformare questa risorsa in leva economica, oppure lasciarla in parte inutilizzata o dipendente da filiere esterne e la biomassa legnosa entra in questo schema come elemento di connessione.

Dove finiscono gli investimenti pubblici nel settore energia in Italia?

Il tema degli investimenti pubblici aggiunge un ulteriore livello alla discussione. In Italia, le risorse destinate al settore energia stanno aumentando, con programmi pluriennali che puntano a rafforzare la transizione ecologica. In questo quadro, la distribuzione degli incentivi diventa decisiva per orientare le scelte tecnologiche di famiglie e amministrazioni.

Una parte della filiera del legno chiede un rafforzamento degli strumenti già esistenti, a partire dal Conto Termico e dai bandi regionali. L’obiettivo riguarda soprattutto il rinnovo degli impianti domestici, ancora in larga parte basati su tecnologie obsolete.

Il Conto Termico può guidare il rinnovo degli impianti domestici?

In Italia, il parco installato include dispositivi di riscaldamento con basso rendimento e alte emissioni. La sostituzione con apparecchi moderni consentirebbe un miglioramento significativo in termini di efficienza energetica e impatto ambientale. Il tema non riguarda solo l’innovazione tecnologica, ma anche la capacità delle politiche pubbliche di accompagnare il cambiamento

“Una parte importante di queste risorse – sostiene Bussone, legando la dimensione degli investimenti alla necessità di una strategia coerente e di una politica più chiara – deve essere destinata al rafforzamento dell’incentivo nazionale Conto Termico e dei bandi regionali con lo scopo di accelerare il processo di turn over tecnologico, cioè la sostituzione dei vecchi generatori domestici a biomassa con apparecchi moderni, efficienti e a basse emissioni.”

A tal proposito, AIEL chiede che una parte dei cinque miliardi per l’energia sia destinata a incentivi per la sostituzione degli impianti domestici e investimenti nelle comunità energetiche termiche delle aree montane.

Chi decide davvero il futuro della filiera bosco-legno-energia?

Nel confronto pubblico sull’energia in Italia, il rischio maggiore resta quello della semplificazione. Tecnologie raccontate come soluzioni assolute, scenari costruiti senza tenere conto delle differenze territoriali, dibattiti che perdono il contatto con la realtà quotidiana.

La filiera bosco-legno-energia si colloca in un limbo tra politiche nazionali e pratiche locali, tra strategia e uso quotidiano, tra transizione e sistemi già esistenti, senza mai avere un riconoscimento concreto nelle decisioni internazionali.

“L’Italia ha bisogno di più biomasse legnose sostenibili, “, conclude Il Presidente dell’AIEL. “Ha bisogno di impianti moderni, di filiere locali e di politiche coerenti con la realtà dei territori. Perché senza la filiera bosco-legno-energia non esiste un vero mix energetico nazionale: esiste soltanto una maggiore debolezza strutturale per il perdurare della dipendenza dall’estero.”

Filiera del legno riscaldamento - nella foto in primo piana una enorme catasta di legna e del truciolato di legno appoggiati per terra e sullo sfondo una centrale elettrica - immagine generata con AI
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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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