La cartella clinica è gratuita: come richiederla e quando spetta il rimborso

Diagnosi, esami, interventi chirurgici, terapie, prescrizioni, visite specialistiche e referti fanno parte dei dati sanitari che identificano il percorso di cura di ogni paziente e la cartella clinica fa parte di questa documentazione preziosa, se non indispensabile, per eventuali cure e interventi futuri.

Quando una persona subisce un intervento ha diritto, anzi il dovere, di richiedere la propria cartella clinica, ma è ormai una prassi dover pagare una tariffa per entrarne in possesso. Da anni ospedali, ASL e strutture private applicano importi diversi in base al formato richiesto, alla quantità di documenti e alle modalità di consegna. Per molti questa procedura è diventata una consuetudine, tanto da sembrare inevitabile,

Non tutti sanno che, negli ultimi anni, però, il quadro normativo europeo ha chiarito un aspetto fondamentale: la prima copia della documentazione sanitaria rientra tra le informazioni che il cittadino può ottenere gratuitamente.

La cartella clinica deve essere fornita gratuitamente

È un principio previsto dal RGPD, il Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali, che tutela ogni persona nel controllo delle informazioni che la riguardano.

Questa interpretazione ha acquisito ancora più forza grazie a una decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, destinata a incidere sulle procedure adottate dagli Stati membri. Il risultato è un diritto più ampio per i pazienti, che possono conoscere in modo completo la propria storia sanitaria senza sostenere costi per la prima richiesta, salvo situazioni particolari previste dalla normativa.

Perché la cartella clinica rientra nel diritto di accesso ai dati personali

Il RGPD riconosce il diritto di accedere ai dati personali trattati da un’organizzazione e di riceverne una copia. Quando questi dati sono contenuti in una cartella clinica, il documento rappresenta lo strumento necessario per consentire al cittadino di conoscere tutte le informazioni conservate dalla struttura sanitaria.

Questo diritto permette di verificare l’esattezza delle informazioni registrate, controllare la completezza della documentazione e accertare che ogni dato sia stato trattato correttamente. La copia consegnata deve riprodurre fedelmente il contenuto presente negli archivi sanitari, senza riassunti, selezioni o documenti parziali che possano limitare la comprensione dell’intero percorso clinico.

Inoltre, è una documentazione completa che consente anche di conservarla per esigenze future, necessaria per consulti di altri specialisti o per eventuali percorsi terapeutici in strutture differenti.

Cosa dice la legge?

E’ una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea pubblicata il 26 ottobre 2023 a sancire il diritto alla gratuità della documentazione clinica.

La vicenda oggetto di controversia riguarda proprio il ritiro di una cartella clinica, previo pagamento. La persona ha citato in giudizio la struttura e ha ottenuto soddisfazione perché i giudici europei hanno stabilito che, quando la richiesta viene presentata per esercitare il diritto di accesso ai dati personali previsto dal RGPD, la prima copia deve essere consegnata gratuitamente.

La Corte ha chiarito anche un altro punto molto importante: il cittadino non deve motivare la richiesta, e ciò significa che nessuna struttura sanitaria può pretendere spiegazioni sulla finalità dell’accesso.

Perché in molti ospedali richiedono un pagamento?

Nonostante il chiarimento arrivato dalla giurisprudenza europea, in Italia molte strutture – ASL, ospedali e cliniche private – continuano a richiedere un pagamento per il ritiro di cartelle cliniche. Perché?

Il problema nasce sempre dalla lentezza della burocrazia e del lungo processo di allineamento alle normative europee da parte delle nostre istituzioni. Infatti, la disciplina sanitaria italiana prevede già da molti anni il pagamento di tariffe destinate a coprire le spese amministrative legate alla produzione della documentazione clinica. Solo successivamente è entrato in vigore il RGPD, che ha introdotto un diritto di accesso ai dati personali molto più esteso rispetto al passato.

In buona sostanza, coesistono due norme diverse e opposte e molte aziende sanitarie non hanno ancora aggiornato regolamenti, moduli e tariffari e, in diversi casi, applicano procedure precedenti all’interpretazione fornita dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Questo significa che il cittadino può trovarsi davanti a richieste economiche che meritano un approfondimento perché, di fatto, la presenza di un tariffario della struttura sanitaria non determina automaticamente la legittimità del pagamento quando la domanda riguarda la prima copia richiesta nell’ambito del diritto di accesso ai dati personali previsto dal RGPD.

Come fare allora ad esercitare questo diritto?

Come richiedere gratuitamente la propria cartella clinica

Per richiedere la cartella clinica gratuitamente non è così difficile, basta inviare una domanda scritta – tramite PEC o raccomandata  – direttamente alla struttura che conserva la documentazione sanitaria, ma attenzione: nella domanda è fondamentale inserire la seguente dicitura: si richiede copia della cartella clinica senza aggravio di oneri e spese, esercitando il diritto di accesso ai dati personali  ai sensi degli art. 12, par. 5 e art. 15, par. 3, del Regolamento UE 2016/679, e con richiamo alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 26 ottobre 2023, relativa alla causa C-307/22.

La struttura avrà trenta giorni per fornire una risposta e se richiede comunque un pagamento per la prima copia, avete il diritto di chiedere quale disposizione normativa giustifichi tale importo. Se la risposta ricevuta non risulta coerente con quanto previsto dal RGPD, avete la facoltà di presentare un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali oppure rivolgersi all’autorità giudiziaria competente per ottenere il riconoscimento del proprio diritto.

Anche chi ha già sostenuto spese per ottenere la prima copia della cartella clinica può valutare la possibilità di chiedere il rimborso delle somme versate.

Quando possono richiedere il pagamento?

Come ribadisce il Garante della Privacy (GPDP), il principio della gratuità riguarda solo la prima copia richiesta nell’ambito del diritto di accesso ai dati personali ma, anche in questo caso, il RGPD prevede delle eccezioni.

Il RGPD consente infatti al titolare del trattamento di richiedere un contributo economico quando la domanda risulta manifestamente infondata oppure eccessiva. In questo caso, però, spetta alla struttura sanitaria dimostrare l’esistenza dei presupposti previsti dalla legge.

Potrebbe interessarti anche:

Visite oculistiche e le liste di attesa: quando è urgente?

Non toccate il medico di famiglia!

Screening preventivi: come e quando le aziende sanitarie possono contattarti

Fascicolo sanitario del cittadino: da oggi attivo a livello nazionale

Pressione alta, pericolo d’infarto e diabete: le truffe sulla salute

Immagine di copertina generata con AI

Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
Logo Radio