Produttore, autore, docente e sound designer, Dani Galenda è una delle figure più dinamiche della nuova produzione musicale italiana. Dalle collaborazioni con Irama, J-Ax, Donatella Rettore e Thomas ai progetti internazionali per il mercato asiatico, fino alla nomination agli Hollywood Music In Media Awards per il brano Keep On Fighting, scritto per il videogame Identity V, il suo percorso racconta una visione della musica senza confini. In questa nuova Masterclass di Zetatielle Magazine entriamo nel suo laboratorio creativo per parlare di produzione, songwriting, mix e mastering, tecnologia, formazione e delle nuove sfide che attendono chi oggi vuole trasformare la passione in una professione musicale.
Anime
Le anime giapponesi si muovono sullo schermo in una notte liquida, lacerata da fendenti di viola, azzurro e rosso primario. Corrono tra fulmini che sembrano graffiti elettrici, figure sospese tra i supereroi Marvel e la fragilità dell’adolescenza.
Sono guerrieri ninja metropolitani, con le scarpe da ginnastica infangate e le cuffie calzate sulla testa, mentre inseguono un destino immaginario sotto una pioggia battente che avvolge una Tokyo verticale: una giungla di grattacieli futuristici e insegne al neon, figlia dell’immaginario claustrofobico di Blade Runner.
Poi, all’improvviso, il tempo si dilata. Il montaggio si frantuma in rallentatori millimetrici che congelano l’adrenalina, trasformando ogni fotogramma in una composizione sospesa. Lo sguardo si posa sul dettaglio più inquietante e poetico: gli occhi. Immensi, sembrano cuciti con bottoni di stoffa, nascosti dietro bende logore, i cappucci delle felpe, maschere di cuoio e lenti scure. Specchi ciechi di un inseguimento senza fine.
È un universo di corpi in fuga, dove la caccia smette di essere un semplice gioco per diventare una geometria della sopravvivenza.
La colonna sonora di questa corsa è un battito sintetico
Un’architettura elettronica costruita su sequencer serrati e arpeggiatori acidi che scandiscono il climax e alimentano una tensione quasi claustrofobica. Poi arriva il cambio di prospettiva. La freddezza geometrica dei synth viene travolta dal calore ruvido di un muro di chitarre distorte e da una voce graffiante. Una rabbia controllata, melodica, che richiama immediatamente i Linkin Park di Meteora e Minutes to Midnight.
È un suono potente, muscolare, ma costruito con intelligenza. Un equilibrio in cui la tecnologia non comprime l’energia della band, bensì la amplifica, proiettandola in una dimensione contemporanea. L’ascoltatore viene trascinato dentro una scarica di adrenalina, in una continua tensione tra elettronica e rock, tra precisione digitale e impatto emotivo.
Il videogioco è Identity V, horror asimmetrico sviluppato da NetEase Games e costruito sul meccanismo della fuga e dell’inseguimento. Il brano è Keep On Fighting, l’inno ufficiale dell’evento mondiale dedicato agli eSports. Una composizione così potente e cinematografica da conquistare una nomination agli Hollywood Music In Media Awards.
Dietro questo progetto c’è Dani Galenda, autore, produttore e docente, protagonista di questa nuova puntata di Masterclass, la rubrica di Zetatielle Magazine dedicata alle eccellenze della musica italiana.


EGGWYTE
Dani Galenda, conosciuto anche con lo pseudonimo di EGGWYTE, è una figura poliedrica della scena pop ed elettronica contemporanea, capace di muoversi con naturalezza tra produzione, songwriting e formazione artistica. La sua identità musicale si costruisce nel tempo come un linguaggio trasversale, in equilibrio tra scrittura internazionale e sensibilità italiana.
Nel panorama nazionale ha contribuito in modo significativo all’ascesa di Irama, affiancandolo nel percorso che ha attraversato Sanremo Giovani, Amici e Amici Speciali, in una fase cruciale della sua affermazione artistica. Parallelamente ha collaborato con nomi di primo piano della musica italiana come J-Ax e Donatella Rettore, consolidando una presenza autorevole all’interno della canzone pop d’autore e della produzione contemporanea.
Tra i crediti autoriali spicca anche “Il sole alla finestra”, interpretato da Thomas, contenuto nell’album omonimo certificato disco d’oro, ulteriore tassello di un percorso che unisce scrittura melodica e attenzione al mainstream. Nel 2021 firma come autore e produttore “Tifo Italia” di J-Ax, mentre nel 2022 entra nei progetti legati a X Factor, contribuendo alla produzione del percorso artistico di Beatrice, seconda classificata, e al brano “Margot” di Ascanio, legato all’universo di Amici.
Sul fronte internazionale, Galenda amplia progressivamente il proprio raggio d’azione lavorando come autore e produttore per artisti europei e asiatici, tra cui il progetto delle SNH48, confermando una versatilità capace di adattarsi a mercati e sensibilità differenti.
La sua musica ha trovato spazio anche al di fuori dell’industria discografica tradizionale, entrando in campagne per D&G, nella serie The Kardashians e nel videogioco Identity V di NetEase, esperienza che gli è valsa una nomination agli Hollywood Music In Media Awards, riconoscimento che sottolinea la sua capacità di dialogare con il mondo dell’audiovisivo e del gaming.
Docente
Accanto all’attività artistica, Dani Galenda è attivo da anni nella formazione, dedicandosi all’insegnamento della performance vocale e della produzione musicale. Un lavoro che lo vede impegnato nella trasmissione di competenze a giovani artisti e professionisti, in un’ottica di crescita tecnica e consapevolezza interpretativa.
Il suo percorso formativo prende forma tra il 2010 e il 2011 presso Musiclab e APM Saluzzo, contesti che segnano le basi di una crescita professionale solida e strutturata. Già nel 2013 è produttore e autore per Stefania Tasca, con un’esperienza che lo porta fino alle fasi finali della prima edizione di The Voice. Dal 2014 avvia inoltre una collaborazione stabile con il crooner italiano Matteo Brancaleoni, iniziata con l’album Made in Italy, progetto arricchito da partecipazioni di artisti come Fiorello, Renzo Arbore e Fabrizio Bosso.
Tra esperienze televisive, produzioni discografiche e progetti internazionali, la traiettoria di Dani Galenda si definisce come quella di un autore e produttore in costante espansione, capace di attraversare generi, linguaggi e piattaforme senza perdere una precisa identità creativa, radicata nella costruzione del suono contemporaneo.


Dani Galenda. L’intervista di Masterclass
Entrare nello studio del team di Dani Galenda significa immergersi in uno spazio dove creatività e tecnologia convivono in perfetto equilibrio. Monitor, sintetizzatori, chitarre e workstation raccontano un modo contemporaneo di concepire la musica, in cui ogni progetto nasce dall’incontro tra intuizione, competenza e costante ricerca sonora. È qui che prendono forma produzioni discografiche, colonne sonore e collaborazioni che oggi superano i confini italiani.
Molti dei suoi collaboratori sono anche amici comuni: Umberto Gaudino, Sara Laddomada e Carlo Montanari, figure di comprovata esperienza, cresciute attraverso collaborazioni significative che abbracciano il mondo del cinema e quello della musica pop.
A loro si sono aggiunte le nuove sinergie con giovani talenti come l’autore Dario Pirovani e Emanuele Aloia, l’artista che ha conquistato il grande pubblico con Il bacio di Klimt, contribuendo a rendere questo studio un laboratorio creativo dal respiro sempre più moderno e aperto alle nuove generazioni.
Con Dani ci conosciamo da diversi anni. Nel tempo ha curato anche la produzione di alcuni miei brani, accompagnandoli fino alle finali di importanti concorsi nazionali e contribuendo alla vittoria di altri riconoscimenti. Questa volta, però, il nostro incontro non nasce per parlare di arrangiamenti o di scelte timbriche, ma per ripercorrere il cammino di un produttore che ha saputo costruire una carriera internazionale senza mai perdere quella curiosità e quella voglia di sperimentare che continuano ancora oggi ad alimentare ogni suo nuovo progetto.
La co-composizione di Keep on Fighting, l’inno eSports per il videogame Identity V di NetEase Games, ti ha portato fino agli Hollywood Music In Media Awards. Come è nata questa traccia internazionale?
«È stato un lavoro guidato dall’istinto puro. Dalla casa produttrice mi è arrivata una richiesta blindatissima, quasi un enigma: non sapevo nulla di come avrebbero usato il brano, avevo solo l’immagine di una città sospesa tra passato e futuro e tre linee guida: elettronico, potente, rock. Mi sono buttato a scatola chiusa, fidandomi esclusivamente delle mie sensazioni.»
In questi casi, l’esperienza nel settore fa la differenza?
«Diciamo che essere un appassionato di videogiochi mi ha aiutato molto a capire subito che tipo di adrenalina servisse a livello visivo. Poi, quando ti trovi a registrare nei leggendari Rusk Sound Studios di Los Angeles con un team che unisce professionisti come Ling Li, Elton Ahi, Zhang Guanglei e AST, capisci l’importanza del progetto. La nomination a Hollywood è stata la conferma che il nostro sound europeo può dialogare e comunicare perfettamente con i videogiocatori di tutto il mondo.»
Per gestire un flusso di lavoro così globale serve una struttura elastica. Come nasce il progetto Udon Sound?
«Udon Sound non è semplicemente uno studio con quattro mura, ma una vera e propria “crew” di creativi. Ormai il concetto di sede fisica è superato: abbiamo un laboratorio centrale per registrare e mixare, certo, ma la nostra forza è l’essere un team aperto e “espanso”. Ci colleghiamo con professionisti ovunque nel mondo per poter seguire al meglio ogni tipo di progetto, dal discografico al cinematografico o pubblicitario.»
Chi fa parte, nello specifico, di questo network creativo?
«Io e Sara Laddomada, che cura tutta la parte di autoria e artist brand strategy, guidiamo la struttura. Al nostro fianco ci sono collaboratori storici come Umberto Gaudino, con cui mi occupo spesso di colonne sonore, e gli autori Carlo Montanari e Dario Pirovano. Negli ultimi tempi sono nate ottime sinergie in studio anche con il producer Raiworld e il cantautore Emanuele Aloia, senza contare le produzioni per il mercato asiatico con le SNH48 e i Produce Pandas.»
Entriamo nel dettaglio tecnico delle fasi di mix e mastering. Qual è la tua filosofia di lavoro attuale?
Personalmente, dal post-Covid in poi, ho fatto una scelta radicale diventando totalmente digitale e “mobile”. Ho capito che viaggiare leggeri, lavorando in-the-box con tutto dentro al computer, mi dà una libertà enorme, soprattutto quando devi rispondere in tempo reale a clienti dall’altra parte del pianeta.»
Nessun rimpianto per il calore del mondo analogico?
«Non del tutto. Per la fase di registrazione di voci e strumenti preferisco ancora utilizzare i preamplificatori fisici, prevalentemente con macchine di stampo Neve o Grace Design, per dare carattere e calore al suono fin dall’inizio. Ma una volta che il segnale è convertito, tutto ciò che riguarda il mix e il mastering lo svolgo interamente in digitale. Oggi i software offrono una precisione e una flessibilità indispensabili per i flussi di lavoro moderni.»
Otta si discute molto se siano le macchine o l’elemento umano a definire la qualità di un disco. Tu come la pensi?
«C’è una corrente di pensiero attuale che tende a sminuire l’importanza delle macchine, convinta che la differenza la faccia solo l’orecchio di chi lavora. Noi tecnici in realtà sappiamo che servono entrambe le componenti. Proprio perché non voglio chiudermi in una bolla e desidero che la mia musica parli la lingua del mercato reale, cerco sempre un confronto aperto con l’esterno.»
In che modo cerchi questo confronto sul campo?
«Spesso affido un secondo mastering hardware a sound engineer che hanno una storia e una sensibilità importanti. Penso a Giovanni Versari, un professionista eccezionale che tu, Gae, conosci benissimo per il suo storico lavoro con Fabi, Silvestri e Gazzè. Confrontarsi con quel tipo di esperienza “analogica” mi serve per rimettere in discussione il mio pensiero musicale e calibrare meglio il prodotto.»
Se fossi costretto a scegliere un solo hardware analogico, quale sarebbe?
«Oggi il Mastering Limiter della Bettermaker. È un hardware analogico che comando direttamente dal computer tramite plugin. Quando si spinge il suo stadio di clipping, restituisce quella saturazione armonica e quel tocco speciale tipico dell’elettronica d’eccellenza delle macchine storiche, rendendo il pezzo subito compatto e pronto per il mercato.»
Parlando di mastering, la competizione sui volumi è sempre accesa. Qual è l’attuale valore di riferimento nella “corsa ai dB”?
«Oggi nel pop e nell’elettronica moderna il target è decisamente alto, viaggiamo spesso intorno ai -5 o -6 LUFS. È una sfida tecnica complessa: devi riuscire a ottenere la potenza richiesta dal mercato discografico senza però schiacciare i transienti e la dinamica originaria del brano. Il segreto è pompare il suono lasciando che la musica continui a respirare.»
Quali sono i software e i plugin indispensabili all’interno del tuo computer?
«La base del sistema è l’universo Kontakt, con librerie sviluppate da aziende esterne ottime per creare sonorità elettroniche dal respiro internazionale. Per i sintetizzatori la scelta cade quasi sempre su Serum di Xfer Records, mentre quando ho bisogno di gestire batterie acustiche con il massimo realismo, Superior Drummer resta il punto di riferimento assoluto.»
Come gestisci invece la parte ritmica elettronica e i campionamenti?
«Utilizzo molto Splice per la ricerca dei campioni e mi affido a Trigger di Slate Digital se c’è bisogno di rinforzare o sostituire i suoni reali. Per le batterie elettroniche preferisco mappare le collezioni di sample su campionatori in stile Akai, per poi suonarli fisicamente tramite i pad di una batteria digitale, mantenendo così un groove umano. Chiaramente suono anche strumenti come basso e chitarra, ma in base alle esigenze del progetto preferisco coinvolgere turnisti dedicati.»


Le tue produzioni si muovono molto sul mercato asiatico. Cosa hai dovuto imparare per interfacciarti con quella cultura?
«Il K-Pop coreano ha fatto da scuola fin dagli anni Duemila e ha aperto la strada a un mercato asiatico di cui amo profondamente l’approccio rispettoso, tipico delle filosofie orientali. Si lavora su canoni umani ed etici molto alti, basati su una fiducia reciproca straordinaria. Inoltre, c’è una costante interazione con le case discografiche all’interno del processo creativo, una realtà che in Italia purtroppo non esiste quasi più.»
Ci sono delle regole metriche o di scrittura particolari a cui hai dovuto abituarti?
«Sì, la gestione dei testi segue dinamiche particolari. Spesso realizziamo i provini con testi in inglese; quando gli autori locali adattano il brano nella loro lingua, ampie porzioni originali non vengono sostituite ma rimangono nella traccia finale come piccoli cameo sonori. È un incastro metrico a cui ho dovuto fare l’abitudine, ma che conferisce al pezzo un carattere molto forte.»
Con così tanti impegni tra studio e composizione, come riesci a gestire anche la diplomazia e i contratti con l’estero?
«In quel settore applico la regola di affidarmi a chi è specializzato, collaborando stabilmente con la Gabesco Publishing per tutto il mercato asiatico. È una realtà operativa e radicata sul territorio da molti anni. Sapere che le relazioni editoriali e contrattuali sono in mani sicure mi permette di concentrarmi esclusivamente sulla scrittura e sulla produzione in studio.»
Passiamo a un altro grande traguardo: la tua firma nella colonna sonora della serie cult americana The Kardashians su Hulu e Disney+. Come è nata questa opportunità?
«È una sinergia nata insieme a Sara Laddomada e Gabesco Publishing. La gestione musicale di una produzione mastodontica come The Kardashians si basa su dinamiche particolari nel mercato internazionale. Non si scrive musica su misura per le scene, ma si lavora inserendo le proprie tracce all’interno di grandi library internazionali concesse in licenza, da cui attingono i montatori americani.»
Come sono state utilizzate, nello specifico, le tue tracce dai montatori americani?
«Erano alla ricerca di brani di giovani artisti italiani, per una sezione della serie ambientata in Italia. Si sono interessati in particolar modo ai brani di Laleza (che altro non è che Sara Laddomada) che stavo producendo in quel periodo, scegliendone alcuni ed editandoli per un collocamento in scene specifiche. La forza del lavoro risiede tutta nella creazione di mondi sonori coinvolgenti e nella precisione chirurgica del mixaggio, perché nei formati televisivi statunitensi la musica deve dare una grande spinta senza mai sovrastare il parlato dei protagonisti.»
Quali sono gli standard sonori richiesti dalla televisione ad alta definizione d’oltreoceano?
«Cercano un’energia immediata, con particolare attenzione alla scrittura di snodi melodici e hook capaci di massimizzare l’impatto emotivo, per scandire il ritmo serrato dei dialoghi. Le produzioni americane apprezzano molto questo approccio ibrido: la precisione millimetrica del software digitale unita alla pasta sonora generosa delle grandi macchine analogiche. Vedere che il proprio suono funziona perfettamente in quegli standard è una grande soddisfazione professionale.»
Dani, per chiudere questa nostra Masterclass: qual è l’aspetto di questo mestiere che oggi, dopo tanti traguardi internazionali, ti appassiona di più?
«Senza dubbio la formazione. Lavorare costantemente all’interno di un team composto da ragazzi molto giovani mi ha portato a diventare per loro un punto di riferimento, un ruolo in cui mi sono scoperto incredibilmente a mio agio. Trasmettere l’esperienza accumulata in migliaia di ore di studio e di songwriting a chi ha ancora passione ed energia pura è uno stimolo continuo.»
Pensi che l’insegnamento farà sempre più parte del tuo percorso professionale?
«Assolutamente sì, lo vedo come il mio cammino naturale, sia oggi che in futuro. La tecnologia in questo senso è di grande aiuto: oggi con una videochiamata posso attivare questi confronti one-to-one con ragazzi situati in ogni parte del mondo direttamente dal mio laboratorio. Credo che l’insegnamento sia fondamentale perché ti permette di vedere il tuo lavoro proseguire nel tempo, evolvendosi attraverso nuove visioni.»


Esco dallo studio del team di Dani Galenda mentre le luci viola e azzurre continuano a riflettersi sulle pareti, quasi fossero il prolungamento naturale delle atmosfere di Identity V. È un ambiente che racconta molto di chi lo abita: ordinato, tecnologico, ma mai freddo.
In un’epoca in cui la produzione musicale è sempre più globale e la tecnologia rischia di uniformare tutto, Dani continua a cercare una strada diversa. Non rincorre semplicemente il suono perfetto: costruisce contesti, immagina scenari, mette la tecnica al servizio dell’emozione. Forse è proprio questa la qualità che gli ha permesso di dialogare con Hollywood, con il mercato asiatico e con il mondo del gaming senza mai smarrire la propria identità. Ma, tra i tanti traguardi raggiunti, oggi emerge con sempre maggiore forza un’altra dimensione: quella della didattica e della condivisione dell’esperienza con le nuove generazioni.
Lasciando il suo laboratorio, rimane una sensazione precisa: i confini della musica non coincidono più con quelli della geografia. Oggi possono nascere in uno studio italiano, attraversare oceani, trasformarsi nella colonna sonora di un videogioco, di una serie televisiva o della storia di un artista.
Il viaggio, però, comincia sempre nello stesso modo: da un’idea, da una nota e dalla curiosità di capire dove potranno arrivare.
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