L’amichevole Spider-Man: Brand New Day di quartiere incassa al botteghino oltre il miliardo di dollari in appena sei giorni, uno dei risultati più impressionanti della storia del box office… l’ho visto e come sempre vi dico la mia.
C’è una sensazione che ho percepito in Spider-Man: Brand New Day fin dalle prime battute: quella di trovarsi davanti a un personaggio che ha un necessario bisogno di respirare nuovamente.
Dopo anni di Avengers, Iron Man, viaggi interdimensionali, multiversi e una quantità ormai difficilmente quantificabile di pellicole collegate tra loro, il nuovo Spider-Man con Tom Holland sembra voler fare una cosa apparentemente molto semplice: tornare a essere Spider-Man.
E questo bisogno di rinfrescare il brand l’ho sentito già dai trailer e le prime immagini che sono trapelate mesi e mesi fa, attraverso alcuni richiami piuttosto evidenti alla storia classica dell’Uomo Ragno, come le copertine dei vecchi fumetti reinterpretate cinematograficamente sembravano quasi voler suggerire una direzione precisa: tornare a qualcosa di conosciuto, recuperare alcuni elementi che hanno reso Spider-Man uno dei supereroi più amati di sempre e, soprattutto, ricordarsi che prima di essere una pedina dell’universo Marvel, Spider-Man è un personaggio con una propria identità.
Ed è proprio da qui che, secondo me, bisogna partire per parlare di Brand New Day.
Dopo il multiverso, un nuovo inizio
Nel capitolo precedente della saga di Holland, Spider-Man: No Way Home, a mio avviso, si era davvero toccato il fondo portando Peter Parker al centro del più grande fan service mai costruito attorno al personaggio, complici il ritorno di Tobey Maguire e Andrew Garfield, insieme ai villain delle precedenti incarnazioni cinematografiche, aveva trasformato il film in una celebrazione enorme dello Spider-Man cinematografico.
Il problema è che, al netto dell’entusiasmo e del fattore nostalgia, No Way Home aveva una trama che, personalmente, ho trovato estremamente ridicola e no sense. La maggior parte degli avvenimenti sembravano esistere solo per giustificare il ritorno dei vecchi personaggi e per trascinare avanti il filone cinematografico di Spider-Man sfruttando così subdolamente l’amore del pubblico.
Brand New Day invece fa l’unica cosa sensata in suo potere, prende proprio quel finale da me tanto odiato e lo utilizza come una sorta di punto zero.
Creo un minimo di contesto per chi non lo sapesse: alla fine di No Way Home, Peter sceglie di sacrificare i propri legami personali per salvare le persone che ama, l’incantesimo di Doctor Strange fa sì che il mondo dimentichi completamente Peter Parker e quindi la sua fidanzata Mary Jane (MJ), il suo miglior amico Ned e tutte le persone che gli erano vicine non ricordano più chi sia. Peter, invece, ricorda tutto.
È una scelta molto drammatica, ma narrativamente rappresenta anche un’occasione gigantesca: Peter Parker è nuovamente solo.
Ed è proprio qui che nasce questo ultimo capitolo di Spider-Man, dalle ceneri del suo predecessore. Brand New Day vuole essere ed è, a tutti gli effetti, un nuovo inizio.
Una sorta di reset narrativo che permette alla saga di allontanarsi per buona parte da quella direzione che, almeno per quanto mi riguarda, stava diventando sempre più inutile da seguire.
Il problema dell’universo Marvel
C’è infatti una questione che continuo a considerare uno dei principali limiti degli Spider-Man appartenenti a questo universo cinematografico Marvel: la necessità di conoscere tutto ciò che li circonda.
Per comprendere fino in fondo determinati personaggi, situazioni o riferimenti, spesso sembra quasi indispensabile aver visto decine e decine di film e serie televisive… personalmente la trovo una F-O-L-L-I-A.
A me piace Spider-Man è probabilmente il mio supereroe Marvel preferito ma questo non significa che per capirci qualcosa in più io debba necessariamente guardarmi un film su Thor, Hulk, Captain America, sugli Avengers o su qualsiasi altro personaggio dell’universo Marvel.
Non dovrebbe essere necessario conoscere cento ore di materiale precedente per poter entrare in una sala cinematografica e godersi una storia di Spider-Man, fosse una trilogia sarebbe anche fattibile… ma quando il pubblico deve conoscere un intero universo narrativo composto da un numero praticamente infinito di prodotti, il rischio è quello di trasformare ogni nuovo film in un compito a casa, un obbligo.
Fortunatamente, Brand New Day riesce a evitare in buona parte questo problema.
Ci sono riferimenti e personaggi che uno spettatore meno interessato all’universo Marvel potrebbe non conoscere, ma non risultano particolarmente invasivi ai fini della trama. Non è necessario aver studiato l’intera storia degli Avengers per riuscire a seguire ciò che sta accadendo.
E questa, per me, è già una vittoria.
Un Peter Parker finalmente più adulto
Finalmente in Brand New Day troviamo un Peter Parker molto più maturo rispetto a quello dei precedenti capitoli con Tom Holland.
Non è più soltanto il ragazzino che affronta situazioni enormemente più grandi di lui cercando continuamente di sdrammatizzare con una battuta… attenzione: le battute ci sono ancora, Spider-Man rimane Spider-Man e sarebbe assurdo eliminarne completamente l’ironia che lo contraddistingue, ma questa volta c’è qualcosa di diverso.
Peter sembra comprendere il peso delle proprie responsabilità seppur rimane in parte una frana nella sua vita sentimentale – questa cosa continua a snervarmi – che: ok la timidezza, però ad una certa, amico mio, ti devi dare una svegliata ma almeno non impiega 14 film per esprimere un accenno di sentimento.
I toni sono decisamente più cupi e drammatici perché è la storia stessa a richiederlo. Non stiamo più guardando un adolescente che cerca di dimostrare di essere all’altezza degli altri supereroi: stiamo guardando una persona che sa cosa significa perdere qualcuno, sa cosa significa essere solo e soprattutto sa quanto possa essere pericoloso ciò che sta affrontando.
Questo dà al personaggio una profondità che, nei precedenti film, non avevo per niente percepito.
Finalmente l’amichevole Spider-Man di quartiere
Altro elemento che ho trovato particolarmente interessante in questo nuovo film di Spider-Man è il modo in cui si vive la città.
Nei precedenti film siamo stati abituati a vedere Peter muoversi quasi esclusivamente tra i grattacieli di New York, saltando da un edificio all’altro, cercando di mantenere sempre una certa distanza dalle persone comuni.
Qui, invece, ritroviamo maggiormente quello che dovrebbe essere l’“amichevole Spider-Man di quartiere”, uno Spider-Man che quando necessario scende per strada, parla con le persone, si fa vedere, scatta selfie come una vera star e soprattutto collabora con le forze dell’ordine.
Sembra una banalità, ma è un aspetto che ho apprezzato moltissimo e trovo sensato oltre che concettualmente semplice.
Nei film di supereroi siamo ormai abituati a vedere una contrapposizione quasi automatica tra supereroi e polizia: la polizia considera l’eroe una minaccia, il vigilante agisce fuori dalla legge e nessuno sembra rendersi mai conto che, in fondo, stanno perseguendo lo stesso obiettivo.
Io capisco che per esigenze narrative è bisogna creare conflitto ma il problema è che, dopo averlo visto riproporre centinaia di volte, a un certo punto diventa quasi una convenzione priva di senso.
In Brand New Day, fortunatamente, questo meccanismo viene in parte superato. Spider-Man e le forze dell’ordine possono collaborare tranquillamente perché hanno un obiettivo comune: combattere il crimine.
Un villain molto interessante
Poi c’è il villain, il cattivo.
Non voglio assolutamente dirvi chi sia, perché personalmente sono arrivato in sala senza sapere cosa aspettarmi e considero proprio questo uno degli aspetti certamente coinvolgenti della mia esperienza.
Posso però dirvi che l’ho trovato estremamente interessante, il potere a sua disposizione è particolarmente e potenzialmente forte ma, soprattutto, mette seriamente alla prova le capacità di Spider-Man. È uno di quei casi in cui ho pensato: “Ok, questo potrebbe essere davvero un problema”.
Ed è un peccato che il film non abbia sfruttato completamente tutto il potenziale che aveva tra le mani.
Perché Brand New Day avrebbe potuto essere qualcosa di molto più coraggioso.
Il miglior Spider-Man di Tom Holland? Sì, ma con riserva
Arriviamo quindi al punto centrale della mia opinione: Spider-Man: Brand New Day è un bel film anzi, per quanto mi riguarda, è il miglior Spider-Man del filone con Tom Holland ma con una riserva molto importante.
È un film nel quale ho visto tantissimo potenziale, ma non sempre ho avuto la sensazione che quel potenziale fosse stato sviluppato fino in fondo.
Uno dei problemi principali riguarda la prevedibilità legata a fattori esterni, il film deve necessariamente essere accessibile a un pubblico molto ampio, compresi i più giovani e questo significa che quelli che volevano essere colpi di scena sono abbastanza telefonati.
In parole povere: se avete visto molti film del genere, probabilmente capirete in anticipo dove determinate situazioni vogliono andare a parare.
Ma ciò non significa che la trama sia incoerente, vi dirò: nel complesso la considero abbastanza solida e sicuramente più coerente rispetto a quella dei precedenti. Seppur ci siano alcune situazioni palesemente costruite a favore della trama, alcune dinamiche romanzate e alcuni passaggi nei quali il film sceglie la strada più semplice.
E questo impedisce a Brand New Day di diventare quel film straordinario che, con gli elementi che aveva a disposizione, avrebbe potuto essere.
Spider-Man torna a essere Spider-Man
E poi c’è lui, il costume. Quel bel rossoblù coperto da texture a ragnatela con un bel ragno al centro del petto e sulla schiena. Quel costume che indossandolo da bambino a carnevale mi faceva sognare di poter sparare ragnatele dai polsi per muovermi liberamente tra i palazzi della mia città.
Può sembrare un dettaglio insignificante, ma per chi è cresciuto con Spider-Man non lo è per niente.
Il costume di questo nuovo capitolo sembra voler richiamare maggiormente l’immaginario classico del personaggio, recuperando alcuni elementi che ricordano i disegni originali e quella versione dell’Uomo Ragno che tutti abbiamo imparato a conoscere.
Seppur Brand New Day sembri richiamare a tutti i costi qualcosa di nuovo in realtà non cerca di cancellare ciò che è venuto prima, cerca di recuperare qualcosa.
Perché Spider-Man non nasce con Tom Holland e soprattutto non nasce con gli Avengers.
Spider-Man esisteva prima che il personaggio venisse inserito all’interno dell’enorme macchina narrativa del Marvel Cinematic Universe (MCU) e, soprattutto, funzionava già benissimo.
Era quindi necessario e doveroso cambiare qualcosa, non si poteva continuare a raccontare lo stesso film all’infinito ma negli ultimi capitoli avevo avuto la sensazione che Spider-Man fosse diventato troppo invischiato nelle vicende di Iron Man, degli Avengers e del multiverso.
In questo ultimo film inveceho finalmente ritrovato i tratti di uno Spider-Man che conoscevo ma con una storia nuova, ed è esattamente quello che mi auguro di vedere anche nei prossimi capitoli.
Una nota positiva per il futuro
Probabilmente vedremo ancora moltissimi film di Spider-Man al cinema perché – a mio avviso – è uno di quei supereroi immortali che funziona sempre, è diventato un brand che continua ad attirare il pubblico nelle sale da anni e che dimostra costantemente quanto sia forte il suo richiamo commerciale trasformando in evento ogni sua nuova uscita nelle sale.
Spider-Man: Brand New Day non è sicuramente un film perfetto, ha i suoi difetti, probabilmente alcune scelte narrative discutibili e qualche sviluppo prevedibile ma è certamente un buon punto di partenza.
Anzi, è probabilmente il miglior punto di partenza che questa versione di Spider-Man potesse avere dopo No Way Home.
Perché finalmente ho avuto la sensazione di rivedere l’Uomo Ragno e non soltanto Spider-Man dentro gli Avengers, non Spider-Man dentro il multiverso, non Spider-Man come semplice ingranaggio dell’universo Marvel ma semplicemente, Spider-Man.
E per quanto mi riguarda, era esattamente ciò di cui avevamo bisogno.
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