image_pdfimage_print

Era uno spirito libero Agnès Varda, la regista che ha incarnato l’esprit de liberté francese che i registi della Nouvelle Vague avevano teorizzato e messo in pratica. E da cui lei, simbolo indiscusso appunto della Nouvelle Vague, si è sempre fatta guidare.

Agnès Varda si scopre nella libertà dei suoi film e delle sue produzioni senza una logica che non sia quella del caso e della curiosità. In primo piano sempre quella voglia di incontrare persone nuove, di ritrovare luoghi del passato (come la Normandia dei primi lavori fotografici ). Insieme a una bella dose di ironia, di leggerezza e di divertimento.

Agnès Varda la regista simbolo della Nouvelle Vague primo piano accanto ad una cinepresa

Oscar alla carriera nel 2018

Agnès Varda la regista, premio Oscar alla carriera nel 2018, scomparsa esattamente un anno fa il 29 marzo, ha portato sullo schermo le vite e i pensieri di tante altre donne senza cedimenti a nessun vincolo esterno.

Un cinema singolare, in prima persona, fatto di luoghi, di strade e di attese con uno sguardo femminista e sociale e soprattutto senza perdere mai in libertà poetica. Una grande signora del cinema.

La regista e il fotografo: Varda e JR

Visages Villages è pressoché l’ultimo lavoro che Agnès ha concluso. Un film che ripercorre tutti i luoghi della sua carriera e della sua vita . Un’opera che emoziona, incanta, stupisce e diverte. Un film si deve vedere perchè raccontarlo sarebbe troppo poco. Un lavoro che vede Agnès Varda, la regista di 90 anni, percorrere le strade della Francia con Jr, un fotógrafo di trentaquattro. Un alchimia strana, un coraggio quasi impertinente, ne è uscito un capolavoro.

Agnès Varda la regista e JR sulle. Strisce pedonalk
Agnès Varda e JR

“JR, è un fotografo che fa grandi collage nelle città, in America, in Asia, un po’ ovunque, avevo visto anche alcuni suoi volumi e avevo notato che fotografava spesso delle persone anziane. […] abbiamo deciso di fare un film, forse un cortometraggio, perché abbiamo in realtà due cose in comune. Così raccontava Agnès in un’ intervista a Luisa Ceretto realizzata durante il festival Il Cinema Ritrovato.

Amiamo le persone che incontriamo e, quando le riprendiamo per inserirle in un nostro lavoro, cerchiamo sempre di valorizzarle. In altre parole cerchiamo di riprendere persone che non hanno notorietà, tanto meno titolo, né potere, di ascoltarle, evitando di fare domande e risposte.

Siamo un po’ come Stanlio e Ollio

La teoria di JR è di rendere partecipi le persone nel nostro progetto, portavamo un po’ di fantasia e follia con tanta amicizia. Abbiamo vissuto situazioni strane, dove le due nostre vite d’un tratto si incontravano, si “pizzicavano”. Siamo un po’ come Stanlio e Ollio, lui è alto e magro, io sono un po’ più bassa e robusta. Lui ha piedi lunghi e io più piccoli, queste sono le differenze di base

. Per il resto, il caso ci ha concesso di fare incontri con la gente, incontri che ho sempre considerato come tanti regali, e lo stesso vale per il rapporto che abbiamo avuto con loro.JR mi prende spesso in giro, dice che ho due particolarità, forse sono difetti, ma non lo sa bene ancora, sono piccola e sono anziana. Ma forse quest’ultimo aspetto non gli spiace del tutto, sono io a non averlo ancora capito.

La regista e JR vicino a unalro. Opera nel. Fil. Visages Villages
Agnès Varda e JR in Visages Villages

L’ omaggio del Museo Nazionale del Cinema: il programma

Era questa Agnès Varda, la regista simbolo della Nouvelle Vague. E per tutto il mese di marzo il Museo Nazionale del Cinema di Torino le rende omaggio. Fino a mercoledì 25 marzo 2020 al Cinema Massimo – MNC, Sala Soldati – via Verdi 18, Torino. Dispozioni sanitarie governative permettendo.

La rassegna nasce a partire dall’iniziativa della Cineteca di Bologna che, nell’ambito del progetto “Il
cinema ritrovato al cinema”, distribuisce in sala l’ultimo film della regista francese Varda par
Agnès

Visages Villages

(Francia 2017, 89’, DCP, col., v.o. sott. it.)
Dalle spiagge storiche della Normandia ai dock di Le Havre, dai villaggi della Provenza passando
per le regioni agricole. JR e Agnès Varda partono alla scoperta della vrais gens, componendo una
galleria generosa e nostalgica di volti, interrogando principalmente il mondo operaio e contadino,
quello che resta, quello che cambia, quello che scompare.
Mercoledi 25 marzo h. 18.15

Varda par Agnès

(Francia 2019, 115’, DCP, col., v.o. sott. it.)
“Nel 1994, in coincidenza con una retrospettiva alla Cinémathèque française, ho pubblicato un libro
intitolato Varda par Agnès. Venticinque anni dopo, lo stesso titolo viene dato al mio film fatto di
immagini in movimento e di parole. Il progetto è lo stesso: fornire le chiavi della mia opera.
(Agnès Varda la regista)
Sab 7, h. 16.00/Mar 10, h. 20.30/Ven 20, h.
18.00/Sab 21, h. 18.00/Dom 22, h. 20.30

Locandina con sedia di regia su una spiaggia

Les plages d’Agnès

(Francia 2008, 110’, DCP, col., v.o. sott. it.)
“Se la storia delle persone è fatta di paesaggi, la mia è fatta di spiagge”, si dice all’inizio di questo
splendido film. Lungo le spiagge che hanno avuto importanza nella sua vita, Agnès Varda si
cimenta in un originale autoritratto in cui racconta la propria avventura umana e professionale. Un
viaggio nella memoria, dove la spiaggia è lo scenario privilegiato della regista simbolo della Nouvelle Vague
Dom 8, h. 20.30

Les glaneurs et la glaneuse

(Francia 2000, 82’, HD, col., v.o. sott. it.)
Quasi ovunque in Francia, Agnès Varda ha incontrato spigolatrici e spigolatori, collezionisti e
cercatori. Il loro universo è sorprendente. Siamo lontani dalle spigolatrici di una volta che
raccoglievano le spighe di grano dopo il raccolto. Patate, mele e altri cibi lanciati, oggetti senza
padrone e pendolo senza aghi, questa è la chiave del nostro tempo. Ma Agnese è anche la
spigolatrice del titolo e il suo documentario è soggettivo.
Mar 17, h. 16.00

Daguerréotypes

(Francia 1976, 80’, DCP, col., v.o. sott. it.)
Agnès, insieme alla figlia Rosalie, esce in strada e filma. La strada è Rue Daguerre, nel 14°
arrondissement, dove ha abitato per cinquant’anni. La sua cinepresa interroga le vite di bottega, i
negozianti della via, cerca e trova la concreta poesia delle baguettes croccanti, delle bistecche
fresche di taglio, delle stoffe cucite a mano. Intanto ascolta storie, che sono talora storie di
migrazioni, di gente che ha cercato e trovato un posto nel mondo.
Mar 10, h. 16.00

Salut Les Cubains

(Francia 1964, 30’, DCP, b/n, v.o. sott. it.)
Documentario, fotografia, temi politici e sociali, la donna, il ricordo. Salut les Cubains è un
dinamico e gioioso montaggio a ritmo di cha-cha-cha di foto scattate all’indomani della rivoluzione
castrista. Commento di Michel Piccoli.
Mar 10, h. 17.20

Garage Demy (Jacquot de Nantes)

(Francia 1991, 118’, HD, col., v.o. sott. it.)
La vera storia del cineasta francese Jacques Demy e della sua autentica vocazione per il cinema e
per il musical. Jacquot Demy è un ragazzino di 13 anni. Suo padre ha un garage e sua madre fa la
parrucchiera. La sua sembra una famiglia felice come si vede nelle pubblicità alla televisione.
Jacquot si lascia affascinare da ogni tipo di spettacolo, il teatro, come il cinema o i burattini. Si fa
comprare una telecamera e comincia a girare il suo primo film amatoriale.
Dom 8, h. 16.00/Mer 25, h. 16.00

Senza tetto né legge (Sans toit ni loi)

(Francia 1985, 105’, HD, col., v.o. sott. it.)
Sul bordo di un campo, in una gelida alba invernale, un contadino trova il cadavere di una ragazza
ventenne. Suicidio, omicidio o morte naturale, per il freddo terribile e gli stenti? La polizia non ha
elementi, ma conclude per la terza ipotesi. Il film è il racconto delle testimonianze dei molti che
hanno incontrato la giovane Mona. Negozianti, barboni, una fitopatologa, la cameriera di una
vecchia signora, un filosofo tornato alla natura che vive facendo il capraio. Si ricostruisce, così, la
storia di una ignota ragazza, venuta da chi sa dove. Un alteo capolavoro di Agnes Varda la regista simbolo della Nouvelle vague Mer 11, h. 18.15/Mar 17, h. 21.00

L’une chante, l’autre pas

(Francia 1977, 120’, HD, col., v.o. sott. it.)
Due giovani parigine nel 1962. Pauline ha 17 anni e sogna di andarsene di casa per realizzar il suo
sogno di fare la cantante, Suzanne ha 22 anni e due bambini piccoli, e deve affrontare il dramma
del suicidio del compagno. Le loro strade si dividono e ognuna vive la sua vita. Si ritroveranno
molti anni dopo a una manifestazione femminista. Pauline è diventata cantante e Suzanne ha
trovato stabilità.
Mer 11. h. 16.00

Il verde prato dell’amore (Le bonheur)

(Francia 1965, 79’, HD, col., v.o. sott. it.)
Un uomo, felicemente sposato, s’innamora di un’altra e cerca di convincere la moglie ad accettare
che lui abbia la nuova relazione senza per questo infrangere il matrimonio. La donna finge
d’accettare, ma si suicida. Superato lo shock, il vedovo sposerà l’amante.
Lun 9, h. 16.00/Mer 18, h. 18.00

Cleo dalle 5 alle 7 (Cléo de 5 à 7)

(Francia/Italia 1962, 90’, DCP, b/n, v.o. sott.it.)
Due ore di tempo (quasi) reale per conoscere Cléo, graziosa, capricciosa, narcisista chanteuse
parigina, una convinta che “essere brutte è come essere morte”. Alla vera mortalità la confronta
l’attesa di un responso radiologico, mentre una Parigi-verité le scorre intorno. Risposta matura, e
femminile, ai tanti ritratti di donna godardiana.
Lun 9, h. 18.00/Mer 18, h. 16.00/Mar 24, h. 16.00 – Il film sarà preceduto da Réponse de
femmes
(Francia 1975, 8’, v.o. sott.it.)

La pointe courte

(Francia 1955, 89’, HD, b/n, v.o. sott. it.)
Un uomo e una donna tornano al loro borgo di pescatori, chiamato Pointe Courte, ma sono sul
punto di separarsi. Entrambi compiono un esame dei propri sentimenti, alla ricerca di se stessi e
della propria verità. Intanto, accanto a loro, il villaggio continua a vivere la sua vita: un bambino
muore, una coppia si sposa, si fanno gare sui canali. Alla fine di questa pensierosa ricerca, la
coppia si troverà nuovamente unita. Il vero primo film della Nouvelle Vague.
Mar 10, h. 18.15/Ven 20, h. 16.00

Previous articleMate Xs, il nuovo smartphone pieghevole della Huawei
Next articleTopolino si tinge di rosa e festeggia l’8 marzo e le donne
Monica Col
Vicedirettore di Zetatielle Magazine e responsabile della sezione Arte. Un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come Piazza Alfieri ( 2018) e Historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora per la rassegna estiva , del progetto contro la violenza di genere promosso da "Rossoindelebile", e della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “. Ha curato l'ufficio stampa e comunicazione del Movimento artistico spontaneo GoArtFactory per tre anni. Collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031. Ė Presidente dell 'Associazione di promozione sociale e culturale "Le tre Dimensioni ", che promuove l' arte , la cultura e l'informazione e formazione artistica in collaborazione con le associazioni e istituzioni del territorio. Segue la comunicazione per varie aziende Piemontesi. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole. È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere".