Luogo: Italia. Anno: 1968. Evento: esce al cinema “Il medico della mutua”, diretto da Luigi Zampa: Protagonista: Alberto Sordi.

Nell’anno più difficile, più contorto, più violento della storia della Prima Repubblica, mentre nelle piazze di tutta l’Italia si combatte a colpi di “sanpietrini”, tra cariche della Polizia, e vere e proprie battaglie fra rossi e neri, c’è il tempo e il modo di passare due ore in allegria. Una allegria amara, adesso si direbbe tragicomica, ma premonitrice. Si, perché Alberto Sordi è sempre stato “avanti”, quasi un premonitore, un profeta, senza essere blasfemi.

Profeta di quella che sarebbe stata la storia di un italiano, un italiano medio, piccolo borghese con sogni di grandezza, spesso ruffiano, alquanto paraculo, sempre pronto a cogliere quell’occasione, che poi, nella migliore delle ipotesi, si trasforma in fregatura.

La commedia all’italiana

Insieme a Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, e in parte Marcello Mastroianni, Alberto Sordi è da considerarsi l’interprete supremo della così detta “commedia all’italiana”: quel tipo di pellicola che racconta mirabilmente, attraverso una comicità spesso triste, a volte surreale, i vizi privati e le pubbliche virtù dell’italiano medio. Quello figlio della guerra, protagonista del “boom economico”, nel bene, ma soprattutto nel male, gestito da quella classe politica che finirà il proprio corso, a Largo Febo, a Roma, davanti all’Hotel Raphael, sotto una pioggia di monetine.

Una italianità sbandierata ai quattro venti, condita con quel pizzico, neanche troppo mascherato, di “romanità”, che ha caratterizzato tutti, ma proprio tutti, i film dell’Albertone nazionale.

Come già Erminio Macario, che dedicava un tributo alla sua Torino, in tutte le commedie musicali, così Alberto Sordi, ha ricordato Roma, e la AS Roma, la “maggica”, in tutte le pellicole: le lacrime di Giuseppe Di Noi, attraverso le sbarre di un vagone-cella (1971 – “Detenuto in attesa di giudizio”, regia di Nanni Loy), o la tessera-abbonamento presentata alla dogana da Pietro Chiocca, al posto della tessera sanitaria internazionale (1974 – “Fin che c’è guerra c’è speranza”, regia di Alberto Sordi), sono da antologia del cinema.

inquadratura del film "il vedovo2, che ritrae l'attore romano vestito di nero, con occhiali scuri e bastone

Storia di un italiano

Alberto Sordi è la storia del costume italiano del nostro Novecento, attraverso pellicole magari ritenute “leggere”, tipo “Il vedovo” (1959 – regia di Dino Risi), “Il vigile” (1960 – regia di Liugi Zampa), oppure “Il moralista” (1959 – regia di Giorgio Bianchi). Film “leggeri”, forse, dove comunque la “morale”, il “sugo della storia” come avrebbe detto Alessandro Manzoni, è sempre ben definito, alla portata di tutti, e tutto da meditare.

Ma Alberto Sordi è stato anche protagonista di lungometraggi decisamente più “impegnati”, per non dire drammatici: “Il maestro di Vigevano” (1963 – regia di Elio Petri), il già citato “Detenuto in attesa di giudizio”, “Una vita difficile” (1961 – regia di Dino Risi), “Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata” (1971 – regia di Luigi Zampa), co-protagonista la più bella di tutte, Claudia Cardinale, e soprattutto “Un borghese piccolo piccolo” (1977 – regia di Mario Monicelli), capolavoro assoluto, interpretazione sublime.

immagine da detenuto in attesa di giudizio, con l'attore romano ritratto deitro le sbarre di una cella

Ma ‘ndo Hawaii

Mimmo Adami e Dea Dani (una superlativa Monica Vitti), sono gli indimenticabili personaggi di “Polvere di stelle”, del 1973, scritto e diretto dallo stesso attore romano: una favola, ma mica troppo, sulla vita degli artisti che cercano di sbarcare il lunario. Ambientato nel 1943, a cavallo dell’8 settembre, è un tenero e commosso ricordo, tra varietà, avanspettacolo, fame e imprevisti, di quella che era la vita reale di un artista, prima dell’avvento del cinema e della televisione.

Ma se volete davvero toccare con mano l’incommensurabile genio di Alberto Sordi, vi consiglio di guardare con attenzione, l’episodio intitolato “L’elogio funebre” ne “I nuovi mostri” (1977 – registi vari). Membri di una ex compagnia di avanspettacolo, ormai anziani, presenziano alle esequie del capocomico. La sua storica spalla inizia con un classico elogio funebre per presto cedere il passo a una rievocazione del loro repertorio, con la partecipazione di tutti gli attori, fra musica, balli, risa e doppi sensi, riscuotendo consensi tra gli altri presenti nel cimitero, con tanto di applauso finale. Tra riso e pianto: semplicemente geniale.

alberto sordi e monica vitti, in una inquadratura del film "polvere di stelle"

Mi dispiace, ma io so io, e voi nun siete un cazzo

Anche i film in costume, quelli ambientati in epoche passate, grazie ad Alberto Sordi, sono riusciti a mettere d’accordo critica e pubblico, e a portare gente al cinema: successi come “Il Marchese del Grillo” (1981 – regia di Mario Monicelli), piuttosto che “Il malato immaginario” (1979 – regia di Tonino Cervi), sono dovuti quasi esclusivamente alla presenza dell’attore romano.

Mi dispiace, ma io so io, e voi nun siete un cazzo”, è ormai diventato un intercalare, un modo di dire assodato.

locandina de il marchese del griilo

Quanno se scherza, bisogna èsse’ seri

Premonitore, quasi un profeta, dicevo poc’anzi: basti pensare a “Io e Caterina” (1980 – regia di Alberto Sordi), dove si preannuncia, almeno dieci anni in anticipo, l’invasione dell’elettronica nelle nostre vite quotidiane, oppure “Assolto per aver commesso il fatto” (1992 – regia di Alberto Sordi), film passato quasi inosservato, ma forse il più profetico di tutti. Personaggi come Carlo De Benedetti, Silvio Berlusconi e il suo delfino, Urbano Cairo, il cui riferimento non è assolutamente casuale, avranno di che riconoscersi.

Un genio del cinema, insomma.

Siamo tutti Alberto Sordi?

Di questo e di altro, si parlerà in ‘Siamo tutti Alberto Sordi?’, il film documentario di Fabrizio Corallo che, come un’enciclopedia visuale, racconta il grande artista a 100 anni dalla nascita.

Prodotto da Dean Film e Surf Film, con il Luce e Sky Arte, e La7, andrà in onda domenica 12 aprile alle 21.15 su Sky Arte e mercoledì 10 giugno alle 21.30 su La7.

Nel film di Corallo c’è davvero tutto Sordi, il pubblico e il privato, le amicizie fraterne con Fellini con cui divise gli anni della fame iniziali (“andavamo sempre nella solita trattoria e ordinavamo spaghetti ma sotto la cameriera ci metteva le bistecche”), con Scola, e poi con Risi, Monicelli, De Sica “complice perfetto” come racconta Christian, il sodalizio con l’alter ego sceneggiatore Rodolfo Sonego e con il musicista Piero Piccioni, la stima per Monica Vitti.

La mostra

Dal 7 marzo al 29 giugno 2020, in occasione del centenario della nascita di Alberto Sordi, la prestigiosa Villa dell’attore, che domina l’incrocio tra via Appia Antica, la Cristoforo Colombo, via delle terme di Caracalla, via Druso, sarà aperta per la prima volta al pubblico, ospitando una grande mostra a lui dedicata.

Il progetto espositivo rappresenta un’esperienza immersiva e totalizzante, un viaggio alla scoperta dell’artista e dell’uomo, un ritratto completo che fa emergere il contributo unico e insostituibile che Sordi ci ha lasciato in eredità.

Il progetto si compone di due racconti che si sviluppano in parallelo: il Sordi pubblico e il Sordi privato. Nel percorso la vita pubblica e quella privata dell’attore, si intrecciano generando non poche sorprese, dando vita a una narrazione vivace e avvincente, che conduce il visitatore alla scoperta di alcuni tratti inconsueti e poco conosciuti della personalità dell’artista. Altra sede dell’esposizione è il Teatro dei Dioscuri dove tra le tante sezioni sarà dedicato un focus al progetto tanto voluto dall’attore “Storia di un italiano”.

edoardo pesce, nel film nella locandina del film

Permette? Alberto Sordi

A cento anni dalla nascita, il cinema italiano, omaggia il grande attore romano con un evento. Solo il 24, 25 e 26 febbraio arriva sul grande schermo ‘Permette? Alberto Sordi’, (distribuito grazie ad Altre Storie). Un film con la regia di Luca Manfredi che racconta le origini della leggenda. Una coproduzione Rai Fiction – Ocean Productions, il film andrà in onda prossimamente su Rai1.

A vestire i panni dell’indimenticato attore romano, è stato chiamato Edoardo Pesce (premiato con il David di Donatello per “Dogman” di Garrone), attore in continua crescita.

Il film racconta vent’anni di vita dell’Albertone nazionale (nato il 15 giugno del 1920 e morto il 24 febbraio del 2003), dal 1937 al 1957. Un film che vuole ricordare la straordinaria vitalità di Alberto Sordi, il suo immenso talento, la sottile ironia, l’artista e l’uomo, tra difetti e virtù. Senza dimenticare, anzi evidenziando, quella “romanità”, che lo fece espellere dalla Accademia dei Filodrammatici di Milano. Quasi un segno premonitore.

La storia di un italiano: colui che, senza mai abbattersi, ma anzi, combattendo con una tenacia inarrestabile (che poi ha trasferito in uno dei suoi personaggi più noti, il Dentone) è riuscito a diventare l’icona del grande cinema italiano.