Arabetta irsuta, pianta senza qualità, con uno sbaglio nel nome

L’arabetta irsuta fa parte della famiglia botanica delle Crucifere ma potremmo senz’altro relegarla al ruolo di parente povera, senz’arte né parte. Non è bella, non è utile ed è persino pelosa, anzi, irsuta: va da sé che non è quasi mai citata nei trattati di fitoterapia! Ma, almeno, ha un nome curioso, basato su un equivoco di trascrizione. L’arabetta irsuta è stata infatti classificata come Arabis hirsuta Scop. Ma l’errore è da imputare a chi lesse troppo in fretta gli scritti di Dioscoride.

Chi ha studiato greco antico sa che la lettera maiuscola delta a prima vista potrebbe essere confusa con la maiuscola della lettera alfa. Ebbene, l’erba che Dioscoride definiva nei suoi scritti drabe (alludendo a una qualità di senape) per colpa di un qualche amanuense pasticcione divenne… arabe! E così fu intesa persino da Linneo, che si arrampicò sugli specchi pur di giustificarne il nome. Perché si tratta di una specie prettamente europea, che con l’Arabia non c’entra nulla. Essendone ben consapevole, Linneo sostenne con molta fantasia che l’ habitat ideale dell’arabetta irsuta è costituito da terreni aridi. Anzi, tanto aridi da assomigliare a quelli d’Arabia…

Quattro steli visti dall'altro, con rosetta basale di foglie verdi e infiorescenza a grappolo bianca in cima.
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A riprova di quanto sostenuto da Linneo, uno dei luoghi in cui l’arabetta irsuta vegeta meglio è la regione dell’Irlanda occidentale chiamata Burren. Qui il suolo è coperto da tipiche lastre di pietra calcarea e l’arabetta, che è autoctona, svetta le sommità fiorite tra una roccia e l’altra.

Le hanno attribuito l’azzeccato nome gaelico di Gas caillí giobach, che significa “stelo peloso delle rocce”. Snobbata come pianta alimentare nel resto d’Europa, nell’Isola di Smeraldo divenne spesso ingrediente di zuppe e pasticci di verdura, in periodo di carestia.

Esemplare su terreno roccioso, con una bella rosetta basale di foglie verdi e steli fioriti.
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È una pianta biennale che predilige i terreni calcarei e che attecchisce facilmente anche presso i muri. Ha portamento eretto, non è ramificata e raggiunge i 60 centimetri d’altezza. Esaminandone con la lente le foglie e il fusto, si nota una moltitudine di peli rigidi che la ricoprono. Essi hanno una peculiare forma biforcuta, a fionda. Le foglie inferiori, lanceolate e dal margine dentato, formano un’evidente rosetta basale. Quelle superiori, più piccole, sessili e a margine intero, abbracciano saldamente lo stelo. I fiori bianchi, molto piccoli, sbocciano tra maggio e luglio. Sono riuniti in fitti grappoli posti all’apice dello stelo stesso. Ben evidente è la disposizione a croce greca dei 4 petali, che è il carattere distintivo per la famiglia delle Crucifere.

Il frutto è rappresentato da una siliqua lunga, stretta e cilindrica, con strozzature in corrispondenza dei semi. Questi ultimi sono ovoidi, con una breve ala, di colore rossastro. Tornando alla siliqua dell’arabetta irsuta, essa è molto simile a quella di un’altra Crucifera affine, ossia la pelosella (Arabidopsis thaliana Heynh.). Ma ci sono due importanti differenze: la siliqua dell’arabetta irsuta rimane aderente al fusto, mentre quella della pelosella divarica rispetto a esso. E poi se si tocca il frutto maturo dell’arabetta irsuta non succede niente, mentre quello della pelosella ci scoppia letteralmente tra le dita. In ogni caso, per riconoscere entrambe le specie, conviene sempre ricorrere all’indispensabile strumento delle chiavi botaniche.

Disegno scientifico: a destra c'è la pianta con radice, fusto e foglie e a sinistra il particolare di un fusto con frutti a sottile siliqua cilindrica.
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Vi abbiamo anticipato che l’arabetta irsuta è un’erba senza qualità. In effetti non è mai stata molto usata in fitoterapia e non ci sono studi clinici che ci inducano a cambiare idea. È stata definita sovente una pianta inutile, che non serve a nulla. A essere obbiettivi, qualche principio attivo per fortuna ce l’ha anch’essa.

Possiamo citare i flavonoidi e i composti fenolici, che potrebbero farne un antiossidante, e glucosidi comuni ad altre Crucifere, con proprietà antibatteriche. L’acqua di cottura della pianta costituisce un discreto diuretico che non compete tuttavia con alcune Composite come gli straordinari tarassaco e carciofo. Concludiamo dicendo che un tè di arabetta irsuta non ci fa male ma ci sono tante e tante altre erbe che ci fanno molto meglio.

Molte piante verdi in primo piano, con sottile sfondo di cielo azzurro dietro un guardrail.
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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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