È morto Alex Zanardi: l’ex pilota di Formula 1 e campione paralimpico aveva 59 anni

(Adnkronos) – Addio ad Alex Zanardi. L'ex pilota di Formula 1 è morto all'età di 59 anni. "E' con profondo dolore che la famiglia comunica la scomparsa di Alessandro Zanardi, avvenuta improvvisamente nella serata di ieri, 1 maggio", ha annunciato la famiglia dell’ex pilota di Formula 1. "Alex si è spento serenamente, circondato dall'affetto dei suoi cari, la famiglia ringrazia di cuore tutti coloro che in queste ore stanno manifestando vicinanza e chiede il rispetto del proprio dolore e della privacy in questo momento di lutto". 
Chi era Alex Zanardi? Pilota automobilistico, campione internazionale, poi paraciclista di livello assoluto, la vita di Alessandro 'Alex' Zanardi è stata una traiettoria continua tra velocità, drammatiche cadute, faticose rinascite e nuove sfide. Una biografia che ha assunto, nel tempo, i contorni del mito sportivo e umano, fino alla sua morte avvenuta all'età di 59 anni, tra il 1 e il 2 maggio. La sua storia non è soltanto quella di un atleta, ma di un uomo che ha attraversato due esistenze: la prima vissuta dentro e accanto ai circuiti della Formula 1 e della Cart, la seconda costruita dopo il terribile incidente del 2001, quando perse entrambe le gambe al Lausitzring. E ancora una terza, segnata dalla consacrazione paralimpica e da un nuovo, devastante incidente nel 2020. 
Zanardi nasce a Bologna il 23 ottobre 1966 da Dino, idraulico, e Anna, sarta. Cresce a Castel Maggiore, dove sviluppa fin da bambino una passione quasi viscerale per i motori e per la velocità. Il primo contatto con la competizione arriva a 14 anni, quando il padre gli regala un kart. Da quel momento la sua vita prende una direzione precisa. Dopo gli esordi nelle gare locali, nel 1982 si iscrive al campionato nazionale 100cc, distinguendosi per determinazione e capacità di adattamento. Nonostante mezzi tecnici limitati e un’assistenza quasi interamente familiare, chiude terzo in classifica generale, attirando le attenzioni del settore. Negli anni successivi cresce rapidamente: titoli italiani, vittorie internazionali, affermazioni in Europa e una reputazione da pilota aggressivo ma intelligente. Il soprannome che si porta dietro fin dagli anni dei kart è già una dichiarazione d’identità: non un pilota conservativo, ma un interprete totale della competizione. 
Il passaggio alle formule minori segna l’inizio della costruzione del suo profilo internazionale. In Formula 3 mostra talento ma anche difficoltà di adattamento, mentre in Formula 3000 esplode definitivamente: vittorie immediate, pole position e una capacità rara di essere veloce fin dal debutto. Nel 1991 arriva il primo approdo in Formula 1 con la Jordan. È un ingresso quasi improvviso, senza test adeguati, ma con un impatto significativo: Zanardi mostra subito velocità e solidità, pur tra limiti tecnici e opportunità frammentarie. Seguono anni complessi: Minardi, Benetton come tester, poi Lotus tra il 1993 e il 1994. In queste stagioni il talento resta evidente, ma le condizioni tecniche delle monoposto e la fragilità dei progetti sportivi non gli permettono di emergere stabilmente. Incidenti, guasti e difficoltà economiche dei team segnano una fase instabile della sua carriera. Nel 1995, dopo un anno lontano dalle corse principali, Zanardi si avvicina al mondo americano. È una svolta decisiva. 
L’ingaggio con il team Ganassi segna la rinascita sportiva. In Cart Zanardi trova un ambiente competitivo, ma soprattutto un contesto tecnico e umano in cui riesce a esprimersi completamente. Il 1996 è l’anno dell’adattamento, ma già emergono risultati importanti: pole position, vittorie e una crescita costante che lo porta rapidamente ai vertici della categoria. Nel 1997 arriva il primo titolo Cart. È una stagione costruita con determinazione, culminata in una serie di vittorie decisive e nella capacità di gestire la pressione nelle fasi finali del campionato. Il 1998 è ancora più dominante: sette vittorie, continuità impressionante e secondo titolo mondiale consecutivo. In quegli anni Zanardi diventa una figura centrale del motorsport internazionale, noto per le celebri manovre di sorpasso e per uno stile di guida estremamente competitivo, talvolta discusso ma sempre efficace. 
Nel 1999 Zanardi torna in Formula 1 con la Williams. L’attesa è altissima, ma l’impatto con la nuova realtà è complesso. Le vetture sono profondamente diverse da quelle americane, il contesto tecnico è cambiato e l’adattamento si rivela difficile. Nonostante alcuni segnali positivi, la stagione è segnata da risultati modesti, problemi tecnici e un crescente senso di difficoltà. A fine anno il rapporto con la squadra si interrompe. Zanardi si ritrova nuovamente senza un volante. 
Il 15 settembre 2001, al Lausitzring in Germania, durante una gara Cart, la vita di Zanardi cambia radicalmente. Uscito dai box dopo una sosta, perde il controllo della monoposto su un tratto reso insidioso da acqua e olio. La vettura resta di fatto ferma in traiettoria. Sopraggiunge a velocità elevatissima l’auto di Alex Tagliani: l’impatto è violentissimo, la monoposto si spezza in due. Le conseguenze sono immediate e drammatiche: amputazione traumatica degli arti inferiori, emorragia massiva, condizioni critiche. I soccorsi intervengono rapidamente, con il medico della serie che riesce a stabilizzare temporaneamente la situazione. Zanardi viene trasportato in elicottero a Berlino, dove affronta un lungo e complesso percorso chirurgico: oltre quindici interventi, giorni di coma, settimane di terapia intensiva. Il 31 ottobre 2001 viene dimesso. Non è soltanto la fine di una fase della sua vita sportiva, ma l’inizio di una nuova esistenza. La reazione di Zanardi all’incidente del Lausitzring diventa uno dei simboli più potenti dello sport contemporaneo. Dopo la riabilitazione, si reinventa atleta. Torna inizialmente anche alle corse automobilistiche, ma la sua nuova dimensione sportiva diventa il paraciclismo. L’handbike diventa il suo nuovo strumento di competizione. Nel 2007 partecipa alla Maratona di New York, chiudendo quarto alla prima esperienza. Nel 2011 stabilisce un record nella stessa gara. Poi arrivano i Giochi Paralimpici: quattro ori a Londra 2012, quattro ori a Rio 2016 e un argento, oltre a dodici titoli mondiali che lo consacrano come uno dei più grandi atleti paralimpici di sempre. In questa fase Zanardi non è solo un campione, ma un simbolo pubblico di resilienza e trasformazione. 
Il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica in Toscana, Zanardi è coinvolto in un nuovo grave incidente. Alla guida della sua handbike, perde il controllo lungo un tratto di strada in discesa e si scontra con un camion. Le conseguenze sono nuovamente gravissime: trauma cranico, interventi chirurgici complessi, coma farmacologico e un lungo percorso di riabilitazione tra diversi centri specializzati in Italia. Dopo mesi di cure intensive e una lenta stabilizzazione clinica, nel 2021 torna a casa, dove continua la riabilitazione con il supporto della famiglia. Gli ultimi anni di vita di Zanardi sono segnati da un progressivo ritiro dalla scena pubblica e da un percorso riabilitativo continuo, lontano dai riflettori ma seguito con attenzione e rispetto dal mondo sportivo internazionale. (di Paolo Martini)  
—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

Logo Radio