Straordinario successo a Pianezza per il live di Ginger Brew e la Filarmonica Jazz Band

La vita è un po’ come il jazz… è meglio quando s’improvvisa (George Gershwin)

Domenica 29 settembre, sul piazzale del Sagrato del Santuario di San Pancrazio a Pianezza, il cielo si è tinto di jazz.

Un poker d’assi per una serata vincente

Il Maestro Sergio Chiricosta ha giocato da professionista e dopo aver calato un poker d’assi, si è assicurato la vittoria.

I quattro assi che ha sapientemente utilizzato per stupire ed intrattenere oltre 300 persone, sono stati: la location, i 20 musicisti della Filarmonica Jazz Band di Pianezza, un’artista meravigliosa come Ginger Brew e la sua esperienza nel dirigere eccezionali musicisti .

L’aria fresca di una serata di fine settembre ha reso ancor più piacevole la visione di uno spettacolo prezioso e singolare. Luci soffuse blu, rosse e viola incorniciavano i musicisti posti davanti al santuario plasmando un’atmosfera onirica e ipnotica.

Prima dello spettacolo i due protagonisti della serata mi hanno concesso una breve intervista che riporto con piacere.

Due chiacchiere con Ginger Brew e la Filarmonica Jazz Band

Maestro, ci parli di questo progetto nato nel 2000 e diventato un punto di riferimento per giovani musicisti piemontesi.

Sergio:La filarmonica ha quasi vent’anni e l’anno scorso abbiamo festeggiato i 185 anni della società filarmonica perché è una delle bande filarmoniche più antiche d’Italia. Abbiamo anche un progetto didattico: la filarmonica ha una scuola che offre dei corsi di musica. Quindi queste due cose cooperano e questa sera l’incasso della serata sarà devoluto in beneficenza, al fine di creare una borsa di studio per gli studenti più meritevoli della scuola.

Ginger lei ha un curriculum che parla da solo, grazie alle sue collaborazioni con musicisti e cantanti italiani ed internazionali. Mi piacerebbe sapere se uno o più musicisti sono riusciti ad arricchirla particolarmente dal punto di vista umano e musicale?

Ginger: Ognuno mi ha lasciato qualcosa di importante. Per me è già una grandissima fortuna avere l’opportunità di collaborare con questi artisti, è già un arricchimento la semplice esperienza. io penso che le persone non si incontrano per caso e quindi se attraversano la nostra strada, bisogna cercare di capire il messaggio che hanno da donarci. In un linguaggio come quello musicale, le influenze sono importantissime.

Lei riesce ad interpretare tantissimi stili con la sua voce, ma nei momenti ad esempio di relax, che musica le piace ascoltare?

Ginger: Sono cresciuta ascoltando tutto, non sono una che ama limitarsi ad un genere solo. Io penso che bisogna aprirsi a tutti gli stili, però ovviamente il mio genere preferito è il jazz e poi tutti i vecchi brani che noi chiamiamo “old school”, la vecchia scuola della casa discografica Motown Records. Quelle musiche mi danno sempre la stessa sensazione ogni volta, non mi stancano mai.

Ginger Brew di profilo, con orecchio a forma di foglia d argento e un turbante nero in testa

Come vedete il jazz italiano?

Ginger:Ci sono dei grandi musicisti in Italia, io ho già avuto il piacere di lavorare e collaborare con alcuni di loro.

Sergio: Sono d’accordo, il livello è molto alto e io sono positivo. È vero che il periodo è difficile ma per i jazzisti è sempre stato difficile. In qualche modo ce la faremo.

Ginger: I ragazzi giovani sono sempre più interessati, stanno capendo di più questo genere e lo apprezzano.

Chi ama la vera musica riconosce la strada da seguire.

Ginger: Esatto. Fa molto piacere pensare che non tutti ascoltano…non voglio chiamarla “robaccia”.

Sergio: Quasi

Risate da parte di tutti

Alcuni musicisti ritengono che l’anima del jazz risieda nel trombone, mi piacerebbe sapere come mai lei ha scelto proprio il trombone?

Sergio: Secondo me l’anima del jazz risiede nel trombone.

Ginger: Io direi che è la voce la cosa più importante del jazz.

Sergio: a parte gli scherzi in un gruppo sono fondamentali tutti gli strumenti.

Ginger: io vorrei aggiungere una cosa. Dalle mie parti si dice “tutte le dita di una mano servono” e quindi in un’orchestra ogni musicista è indispensabile per creare buona musica.

Siete come una compagnia di attori dove ognuno ha battute importanti. Non vedo l’ora di vedervi all’opera rispettivamente come regista e prima attrice.

E così è stato.

la filarmonica Jazz band durante il concerto con Ginger Brew

Notte di note…

Una serata splendida sotto un cielo diverso: le stelle hanno ceduto il posto ad un’infinità di note che hanno danzato nell’oscurità al suono del jazz più puro che Pianezza possa offrire. L’orchestra ha suonato un repertorio prevalentemente di Michael Bublé viaggiando anche attraverso i brani di Frank Sinatra, Stevie Wonder e George Michael.

Come lo stesso Sergio Chiricosta afferma “si tratta di arrangiamenti perfetti,sontuosi e originali che incarnano perfettamente la musica jazz, anche se apparentemente possono sembrare brani non all’altezza”.

Il maestro è stato eccezionale ed ha perfettamente diretto la filarmonica e le tre voci che si sono alternate: il crooner della jazz band piemontese Paolo Albano, l’insegnante di canto della scuola Marta Laurio e l’ospite d’onore Ginger Brew.

…Note di notte

Il riuscito concerto è stato patrocinato da ‘ZERO’, il primo social utility network della storia che azzera le bollette di luce e gas (Canone Rai e accise incluse), grazie alla sensibilità generosa del suo ideatore, l’imprenditore e mecenate Cristiano Bilucaglia, ‘Imprenditore dell’Anno’ nonché Presidente della rinomata Multiutilies Company ‘uBroker SRL’, già main partner di preziosi eventi musicali di rilievo in tutta Italia con protagonisti artisti del calibro di Andrea Mingardi, Gatto Panceri, l’ex voce dei Matia Bazar Silvia Mezzanotte, Flavio Boltro e gli ‘Anno Domini Gospel Choir’.

Non ci resta che aspettare il prossimo appuntamento con il jazz.

Le foto dell’articolo sono tratte dal sito ufficiale della Filarmonica Jazz Band

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Alfonso Milano
Dice di se: Il nostro primo innamoramento sconvolgerà definitivamente la nostra esistenza. Questo impulso inarrestabile in grado di coinvolgere tutte queste emozioni e sentimenti, credo meriti una maggiore considerazione da parte nostra. Io ricordo perfettamente la prima volta che mi sono innamorato: avevo quindici anni ed ero seduto su una poltrona del teatro Leonardo di via Ampère a Milano. Quella sera i miei sensi sono stati testimoni della loro rinascita, come se fossero stati solo parzialmente utilizzati fino a quel momento. La vista era inebriata da quelle magnifiche scenografie, l'udito rapito dalla voce di Puck, il tatto accarezzava il legno della poltrona, il gusto assaporava la paura scatenata dalle parole di Oberon, l'olfatto percepiva l'odore del sudore degli attori. "Sogno di una notte di mezza estate" non aveva semplicemente suscitato in me la mia prima catarsi, bensì un sentimento più nobile, era amore puro. Da allora non ho più abbandonato il teatro e anche adesso che ho 34 anni, le sensazioni che provo ogni volta che il sipario si apre dinanzi ai miei occhi sono le medesime. Adoro interrogarmi continuamente durante una rappresentazione teatrale o cinematografica: cerco di carpire il percorso che hanno svolto gli attori e il regista con lo studio del personaggio, mi nutro di dettagli in modo da poter recepire ancor meglio il messaggio dell'opera. Perché diciamolo a gran voce: "il primo amore non si scorda mai!". Spero solo non sia gelosa mia moglie.