Si sveglia così Torino, in fila al Monte dei Pegni. Non sono nemmeno le nove di giovedì 9 aprile e una lunga fila di persone attende di fronte a via Botero 9 (esperti di cabala questi tre nove attendono una vostra interpretazione) . A un primo sguardo sembra una coda per un qualche supermercato o per un centro assistenziale, del tutto normale in tempi di Coronavirus. Invece quella coda ordinata di persone che riempie tutta la via, tanto normale non è.

È la coda al Monte dei pegni.

Ora se vogliamo fare ironia caustica potremmo anche dire che il Monte dei Pegni è il centro assistenziale per eccellenza, che funziona dal 1500 circa, e che è stato istituito dai Francescani. Francescani? Si, i francescani….

Più assistenziale di così.

Spezziamo una lancia anche per i Francescani e diciamo che all’origine, la necessità alla quale il Monte intendeva dare risposta, era quella di fornire microcredito a basso o nullo tasso di interesse per contrastare gli usurai.

Torino in fila al Monte dei Pegni targa a Torino in ottone

Monte dei pegni o di pietà

In pieno stile Francescano, i Monti di Pietà prendono la loro denominazione dalla Pietà raffigurata nel Cristo deposto dalla Croce che compare nelle prime insegne. E agiscono, come si diceva prima, non esigendo alcun interesse nel nome del principio evangelico “Mutuum date nihil inde sperantes”: concedete prestiti senza sperarne nulla (Luca 6,35). A un certo punto però qualcosa va storto, o va dritto, a seconda dei punti di vista, e i Monti passano in mano alle banche.

Insomma pur svolgendo un’importante funzione sociale, diventano autentici istituti creditizi, sempre più importanti, che si posizionano al centro della vita economica cittadina fondendosi appunto con gli istituti di credito.

Torino  in fila al Monte dei Pegni. Numerose persone in fila
La coda di fronte a via Botero sede del Monte di Pietà di Torino

Torino in fila al Monte dei Pegni

Ora a secoli di distanza Torino si mette in fila al Monte dei Pegni. Diciamo Torino, perché è qui che è stata scattata questa foto, ma potrebbe essere una foto scattata in qualunque altra città d’Italia. Che tutto questo succeda il giorno del voto della fiducia del Senato al Decreto CuraItalia apre tutta una serie di riflessioni.

La prima riflessione è che il Monte dei Pegni assiste gli italiani da secoli. A modo suo, ma li assiste. Tutto ciò ha fatto di questi istituti un puntello delle piccolissime imprese spesso domestiche e anche femminili nonché uno strumento di sostegno allo sviluppo del territorio. La Banca d’Italia calcola che dal Monte dei pegni transitino almeno trentamila italiani al mese.

500 persone al giorno

Solo qui, nella filiale di via Botero, ne passano 400-500 al giorno. Alla fine del mese il numero aumenta. Evoca ricordi antichi di miseria e disperazione, ma in realtà è più attuale che mai. Anzi, cresce. Era l’ultima spiaggia una volta, continua ad esserlo anche ora. Una piccola bombola d’ossigeno per superare i momenti difficili. Le persone lo sanno, forti di un passaparola che dura da secoli.

In attesa degli aiuti dello Stato, quindi, oggi a Torino ci si finanzia anche così. Portando al banco l’anello di fidanzamento, la pelliccia, ma non troppo datata mi raccomando che se no non la vogliono, l’orologio prezioso. Convinti che tre, al massimo sei mesi più tardi, Conte ha promesso, i soldi per riscattarli saranno comparsi.

35 % del valore

Il credito su pegno è attuale per la sua semplicità. Supera persino i tempi dello Stato. Perché se lo Stato ha i suoi tempi, chi deve mangiare tutto questo tempo non ce l’ha. E qui il finanziamento arriva nel giro di pochi minuti. Per accedere al prestito basta presentarsi con il bene, la carta di identità, il codice fiscale e rispondere a un breve questionario. Nessuna indagine sul passato, in cambio un tesoretto da spendere immediatamente. La banca anticipa subito il 35-40% del valore. In qualche caso anche di più.

E se non si rimborsa in tempo il prestito, o”il pegno”, per un oggetto? Il banco di pegno lo metterà in vendita per cercare di ricavare più di quanto ha prestato. Questo è il modo con cui guadagna soldi. Per questo stesso motivo, non può neppure dare ciò che l’articolo veramente vale, perché se dovesse venderlo non guadagnerebbe nulla.

In attesa di vedere sulla tavola i frutti del CuraItalia, l’Italia si arrangia così. In fila ordinata, a un metro di distanza, con le mascherine, Torino è in fila davanti al Monte di Pietà. Mentre al Senato passa la fiducia per il decreto CuraItalia

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Monica Col
Un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come Piazza Alfieri e Historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora, del progetto contro la violenza di genere promosso da "Rossoindelebile", e della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “. Collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031. Ė VicePresidente dell 'Associazione di promozione sociale e culturale "Le tre Dimensioni ", che promuove arte visiva e arteterapia in collaborazione con le istituzioni del territorio. Segue la comunicazione per varie aziende Piemontesi. Ha seguito come ufficio stampa la campagna elettorale di diversi politici sia locali che regionali. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole” . È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere.