La violaciocca, un profumato fiore da passeggio
La violaciocca gialla è una pianta spontanea del bacino del Mediterraneo orientale, sebbene sia ormai diffusa in tutto il mondo come specie da giardino. È sicuramente la più elegante e profumata specie della famiglia delle Crucifere. Fu classificata nel 1735 da Linneo con il nome latino di Cheiranthus cheiri L. che deriva dai sostantivi greci cheir (mano) e anthos (fiore).
Con quale significato? La spiegazione più probabile riguarda la proprietà del fiore reciso di mantenere a lungo il profumo e la vivacità dei petali, come se fosse appena colto. Era, dunque, un fiore da tenere in mano, camminando accanto alla persona amata. Potremmo quasi definirlo un fiore da passeggio che accompagnava incontri galanti.


Le “ciocche” sulla giubba dei menestrelli
Il nome volgare di violaciocca deriva, invece, dall’abitudine medioevale di menestrelli e contastorie di appuntarsene sulle vesti le sommità fiorite. Esse formavano una “ciocca” di colore sul loro petto, che li rendeva ben distinguibili dal pubblico. Era una sorta di invito profumato ad assistere al loro spettacolo di canto e narrazione.
Più prosaica è la traduzione inglese, Wallflower, che sottolinea la capacità della pianta di attecchire nei muri sgretolati.


Le zitelle irlandesi
Anche in gaelico d’Irlanda l’espressione Lus an bhalla vuol dire “pianta del muro”. Nell’Isola di Smeraldo non è specie autoctona ma è spesso sfuggita ai giardini, dato che era una delle piante preferite per le aiuole dell’epoca vittoriana. Era la protagonista di una filastrocca per bambini, che ne paragonavano i fiori a graziose sirene immortali:
Wallflowers, wallflowers, growing up so high,
We’re pretty mermaids and we shall not die.
Except for ***, she’s the only one.
Turn her around, turn her around
So she cannot face the sun.
In alcune contee, era prerogativa delle ragazze un po’ attempate, quando finalmente trovavano un innamorato, portare un ciuffo di violaciocca sul bavero. In altre parole, le zitelle ci tenevano a far sapere che, come il fiore, si erano mantenute belle e profumate per il futuro marito.


La violaciocca nel linguaggio dei fiori
Spesso inserita nei bouquet nuziali, anche perché tarda ad avvizzire, la violaciocca simboleggia nel linguaggio dei fiori la fedeltà, l’amore e la bellezza eterna. Rispetto ad altri fiori, infatti, conserva persino quando viene recisa il suo splendore e il suo accattivante profumo.
Forse non è immortale, come nella filastrocca sopra riportata, ma di lei ci si può sempre fidare nelle occasioni importanti della vita.


Una descrizione botanica essenziale
In natura, la violaciocca ha dimensioni un po’ più ridotte, rispetto alle varietà coltivate. Quale habitat, predilige i terreni con rocce calcaree, i vecchi muri e gli argini, ad altitudine inferiore ai 1000 metri. È una pianta subfruticosa perenne ed eretta, d’aspetto cespuglioso e fusto ramificato, che raggiunge gli 80 centimetri d’altezza. È tomentosa in ogni sua parte, con peli fascicolati. Le foglie grassette sono lanceolate, strette e appuntite.
I fiori sbocciano tra aprile e giugno e sono riuniti in infiorescenze a clava, che ne comprendono fino a una trentina. Le corolle variano dal giallo dorato all’arancione intenso e sono crociformi, ossia hanno i 4 petali disposti a croce tipici delle Crucifere. Ogni petalo è a unghia allungata e lembo obovato, ampio sino a 2,5 centimetri. Il frutto è a siliqua, allungato e compresso, con valve tomentose biancastre. Occorre sempre usare le chiavi botaniche per riconoscere la violaciocca allo stato selvatico.


In fitoterapia, l’impiego della violaciocca richiede estrema prudenza
Nei secoli passati, la violaciocca è stata spesso usata nella medicina popolare come purgante e rimedio nelle patologie epatiche. Nella rinascimentale teoria dei segni, in cui il simile curava il simile, i fiori gialli avrebbero giovato contro l’itterizia. Inoltre si nutriva la discutibile convinzione che una Crucifera non possa mai essere velenosa. In realtà, questa specie contiene un alcaloide, che la rende tossica e destinata all’uso solo sotto stretta prescrizione medica. Non dimentichiamo che i suoi semi sono anche un pericoloso abortivo.
Tuttavia la droga medicinale, rappresentata dalla pianta fresca raccolta prima della fioritura, ha principi attivi che andrebbero maggiormente studiati. Oltre all’alcaloide tossico cheirinina, ci sono un glucoside ad azione cardiaca, la cheirantina, e un glucoside solforato detto glucocheirolina. Quest’ultimo, idrolizzato per l’azione della mirosina (enzima tipico delle Crucifere), si scinde in glucosio, bisolfato di potassio e cheirolina. Data la somiglianza tra la formula chimica della cheirolina con quella della sinagrina della senape nera, che presto vi illustreremo, ha un analogo impiego terapeutico. Ma la tossicità della violaciocca le fa preferire la senape. Meglio utilizzarne i fiori come tintura per tessuti, dato che contengono carotenoidi e antociani e che la rendono specie tinctoria. Una bella stoffa di colore dorato ci rallegra l’umore, senza rischiare d’intossicarci con un’imprudente tisana.


Foto di copertina di Aritha da Pixabay
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