Sal Da Vinci vince la 76ma edizione del Festival della Canzone Italiana, ma il suo look non onvince: sartoria impeccabile ma concept discutibile
Si chiude questa sera la 76esima edizione del Festival di Sanremo. Un’edizione che difficilmente ricorderemo per i look dei cantanti, protagonisti di uno stile monotono e monocolore, spesso debole e privo di veri guizzi creativi. Sono mancate le “idee geniali” che in passato avevano fatto da traino alle esibizioni, e uno stuolo di abiti neri – tutti molto simili tra loro – si è susseguito di puntata in puntata. Siamo certi che Sanremo 2026 non passerà alla storia come un Festival iconico sul fronte moda e che pochi dei look visti sul palco finiranno nelle future liste dei migliori abiti di sempre.
A parte rare eccezioni, pochi artisti hanno portato in scena outfit capaci di raccontare qualcosa o di lanciare un messaggio forte. Dopo una serata cover che aveva regalato qualche sprazzo di originalità, arriviamo alla finale con aspettative altalenanti ma con qualche nota interessante. Sul palco, accanto al conduttore Carlo Conti, troviamo Laura Pausini, affiancata dalla giornalista Giorgia Cardinaletti e dall’ironia di Nino Frassica. Super ospite della serata Andrea Bocelli.
Tra i top look della finale spiccano quelli di Arisa e Levante, entrambe in Giorgio Armani, oltre a Serena Brancale, che sale sul palco con un abito appartenuto alla madre, omaggio carico di significato emotivo in perfetta sintonia con il brano interpretato.
Il messaggio e i primi look
Giorgia Cardinaletti e Laura Pausini introducono un messaggio contro la guerra con tailleur sobri, adeguati alla solennità del momento. Linee pulite, palette contenute: scelte coerenti, forse poco memorabili ma appropriate.
Carlo Conti apre la gara con uno smoking sartoriale firmato Stefano Ricci: dal velluto passa al damascato, una scelta riuscita che dona movimento e ricercatezza restando nel solco della tradizione.
Laura Pausini: eleganza dark (con riserva beauty)
Laura Pausini scende le scale in Balenciaga nero, con smeraldi firmati Bulgari e guanti lunghi. Scelta elegante, scenografica, perfettamente nelle sue corde. L’unica nota stonata? Un make-up troppo sbiadito e capelli effetto Morticia che spengono un look che avrebbe meritato maggiore intensità beauty.
Tocchi contemporanei (finalmente)
Francesco Renga sceglie Canali: abito nero con revers impreziosito da cristalli neri e, finalmente, un dettaglio contemporaneo. Il foulard annodato a cravatta sostituisce il classico accessorio con eleganza e carattere.
Chiello in Saint Laurent osa di più: hairstyle naturale che finalmente segue la forza di gravità, cravatta viola come guizzo rock e rosa in stoffa sul revers in stile dandy, con fit skinny. Uno dei pochi momenti davvero coerenti e personali della serata. Promosso senza riserve.
Ironia e déjà-vu
Nino Frassica gioca con una parrucca “al negativo” di Cristiano Malgioglio, portando leggerezza in una finale stilisticamente piuttosto piatta.
Come confondersi con la scenografia? Con un abito blu cobalto di velluto: la scelta di Raf appare un po’ ripetitiva e priva di evoluzione rispetto alle serate precedenti.
Lampi di luce sul finale
Per fortuna arrivano le Bambole di Pezza a risvegliare l’atmosfera: outfit ricchi di bagliori su base nude, estetica rock romantic e un messaggio cucito sull’abito sottoveste della frontgirl – “give peace a chance” – che restituisce finalmente senso e intenzione al look.
Infine, Giorgia Cardinaletti rientra in versione glam con un abito sottoveste color burro firmato Ermanno Scervino. Impacciata nella discesa delle scale, ma il suo sorriso luminoso le permette di conquistare il centro del palco. L’abito è delicato, fluido, perfettamente in linea con una femminilità sobria ma moderna.
Sanremo 2026 chiude così: tra tanto nero, qualche bagliore e poche vere intuizioni. Se la musica decreterà un vincitore indimenticabile, la moda – almeno quest’anno – resta in attesa di tempi migliori.La finale entra nel vivo e, finalmente, qualche variazione sul tema si intravede. Tra conferme, sottrazioni eleganti e qualche eccesso ben calibrato, la quarta serata regala spunti più interessanti rispetto alle precedenti.
Leo Gassman: promosso il cambio di passo
Leo Gassmann abbandona la camicia classica per una t-shirt e centra finalmente il suo total black. La camicia glittering di Armani Exchange aggiunge luce senza appesantire, mantenendo quell’allure giovane e contemporanea che finora era rimasta in ombra. Una scelta semplice ma finalmente coerente.
Malika Ayane: silver queen
Entra Malika Ayane in Brunello Cucinelli super sparkling silver. L’abito senza maniche con gonna a sirena valorizza la silhouette, mentre il make-up luminosissimo e il wet look completano un’immagine sofisticata e perfettamente intonata ai riflessi metallici del vestito. Una delle apparizioni più armoniche della serata.
Minimalismo (troppo) essenziale
Tommaso Paradiso in Armani sceglie una camicia bianca basic. Pulita, impeccabile, ma priva di guizzi. In un contesto già dominato dal minimalismo, forse si poteva osare qualcosa in più.
J-Ax e il cowboy metropolitano
J-Ax resta fedele al mood country-cowboy: frange e cappello creato da Sartoria Milano. Uno stile che ormai è cifra riconoscibile, anche se il rischio ripetizione è dietro l’angolo. Coerente, ma senza sorpresa.
Black leather boys
LDA e Aka7even puntano entrambi sulla pelle nera. Il primo con giacca lunga dal taglio quasi prom, il secondo con cropped jacket effetto Matrix versione 2.0. Look affini, stessa palette, diversa costruzione: più elegante LDA, più audace Aka7even.
Serena Brancale: l’eleganza della sottrazione
Serena Brancale resta fedele alla linea annunciata: indossa un abito appartenuto alla madre, in pizzo nero con generoso décolleté. Il make-up è un vero no make-up, solo gloss sulle labbra, capelli lisci asciugati al naturale. Un’estetica coerente con il messaggio del brano e con la sua idea di autenticità. Raffinata senza artifici.
Patty Pravo: la fenice in velluto
Patty Pravo, truccata magistralmente da Pablo Ardizzone, indossa una creazione di Simone Folco: abito in velluto nero con un’araba fenice ricamata sul retro e stola decorata. Una variazione sul tema dark che diventa simbolica, potente, teatrale. Il beauty look è impeccabile, scolpito ma luminoso, degno di un’icona che non ha bisogno di eccessi per dominare la scena.
Sal Da Vinci: sartorialità impeccabile, concept discutibile
Sal Da Vinci sceglie Canali con una giacca super sartoriale, costruita alla perfezione. Peccato che lo spezzato bianco e nero rimandi involontariamente all’estetica del cameriere di un celebre bar napoletano: elegante sì, ma con un’immagine fin troppo “di servizio”. Tecnicamente promosso, narrativamente meno incisivo.
Andrea Bocelli: ingresso da opera
Cavalcando un destriero entra in scena in maniera teatrale Andrea Bocelli, in uno smoking dal fit perfetto. Linee pulite, proporzioni impeccabili, presenza scenica magnetica. Nessun eccesso, solo la forza della tradizione portata con autorevolezza.
Elettra Lamborghini: haute couture (forse troppo)
Elettra Lamborghini gioca la carta dell’autoironia – “voglio vincere almeno il FantaFestival” – e lo fa con un abito di haute couture firmato Rahul Mishra. Il design a raggiera è scenografico, imponente, quasi scultoreo. Forse un filo overdressed rispetto al contesto, ma coerente con la sua cifra spettacolare. Non passa inosservata, e forse era proprio questo l’obiettivo.
Giorgia Cardinaletti: glamour calibrato
Cambio d’abito per Giorgia Cardinaletti, ancora in Ermanno Scervino: nero, top sottile semitrasparente ricamato e gonna con ruches. Sensuale ma misurato. Lei è bellissima, il make-up sembra cucito addosso, studiato per valorizzarne i lineamenti senza sovrastare l’insieme. Una delle sue prove migliori.
Ermal Meta: romantic dark
Ermal Meta resta fedele a Trussardi e forse firma l’outfit più centrato della serata. Spolverino in pelle, camicia new romantic che richiama un’estetica sospesa tra Jack Sparrow e Edward Mani di Forbice – complice forse l’effetto dei guanti a mezza dita. Un look identitario, coerente, con una vena teatrale mai sopra le righe.
Ditonellapiaga: coquette rock
Ditonellapiaga sceglie Dsquared con un abito strapless dal maxi spacco e bustier strutturato. Il beauty look è protagonista: bold eyeliner arricchito da cristalli, rossetto rosso intenso e fiocchetti “coquette” tra i capelli come fermagli. Un’estetica che mescola sensualità e ironia Y2K, perfettamente nelle sue corde. Decisa, riconoscibile.
Il passaggio di consegne
Momento simbolico: Carlo Conti passa il testimone della conduzione e direzione artistica a Stefano De Martino. Per l’occasione De Martino indossa Dolce & Gabbana in stile Japan: linee pulite, suggestioni orientali, ma forse un po’ troppo basic rispetto alla sua fisicità. L’intento minimal è chiaro, ma la costruzione non valorizza pienamente la body shape.
Urban e total black
Nayt punta su un total black con cropped jacket e colletto coreano. Uno stile urban, asciutto, contemporaneo. Nessun eccesso, ma coerenza totale con la sua identità musicale.
Arisa: divina anni ’50
Illumina la scena la divina Arisa in Des Phemmes by Salvo Rizzo: canotta bianca e gonna nera in duchesse dalle linee anni ’50, il tutto legato da un maxi fiocco bianco. Una silhouette che esalta il punto vita e riporta in auge un’eleganza rétro reinterpretata con freschezza. Tra i look più riusciti della serata
Moschino e giochi di struttura
Sayf indossa un completo Moschino total white asimmetrico, con frange, nodi e spilla dorata. Un look concettuale, dinamico, che rompe la monotonia vista nelle serate precedenti
Black & red mood
Manila Moshlehi in nero, Carolina Rey in rosso vibrante, mentre Ema Stokholma è divina in nero con fodera rosa firmata Schiaparelli. Tre interpretazioni diverse del glamour da finale: essenziale, passionale, couture.
Levante: sensualità sofisticata
Levante in un tubino di Giorgio Armani: scollo profondo con cut-out inaspettato e piccolo cuore sul fianco, guanti in pizzo incastonati di cristalli. Il make-up è bold eyeliner con shade dorate e labbra nude. Sensuale, elegante, mai eccessiva. Uno dei look più iconici di questa finale.La finale si chiude tra ultimi colpi di stile, ironia da FantaSanremo e un podio che – prevedibile o meno – farà discutere
Fulminacci: finalmente centrato
Fulminacci in Ami Paris trova finalmente la palette giusta e, soprattutto, l’occasione d’uso corretta. Look coerente, pulito, in equilibrio tra eleganza e personalità. Ce l’ha fatta.
Siparietti sartoriali
Nicola Savino prende in prestito la giacca in velluto blu di Carlo Conti: gag riuscita, momento leggero in una serata lunga e tesa
Urban & street
Luchè appare più coordinato rispetto alle serate precedenti: meno dispersione, più focus.
Tredici Pietro in versione “Pierino la peste”: irriverente, provocatorio, volutamente sopra le righe
Mara Sattei: goth tartan perfetto
Mara Sattei in Vivienne Westwood porta un tartan gotico inglese di grande impatto. Il make-up è impeccabile: shade perfettamente in palette, armonia totale tra occhi, incarnato e styling. Una delle migliori prove beauty della serata.
Dargen D’Amico: il tight (scalzo)
Dargen D’Amico sceglie di esibirsi scalzo per guadagnare punti al FantaSanremo. Peccato, perché il tight con pantaloni verdi era tra gli outfit più originali visti in questa edizione. Un gesto ironico che ruba la scena a un look davvero riuscito.
Nigiotti minimal chic
Enrico Nigiotti punta su pantalone a vita alta e camicia con colletto coreano impreziosita da bottone gioiello. Essenziale ma ricercato, con un twist raffinato
Maria Antonietta & Colombre: arcobaleno si
Maria Antonietta osa con piume color burro e make-up cut crease celeste e blu royal: coraggioso il contrasto con il ramato dei capelli, ma sorprendentemente armonico.
Colombre indossa un completo marrone con camicia a stampa giallo-viola: l’arcobaleno sia. Una coppia visivamente interessante e fuori dal coro.
Eddie Brock… color vino
Chiude Eddy Brock in total wine. Forse, a quest’ora, un calice rosso sarebbe stato più leggero: il colore è intenso, ma l’effetto generale un po’ pesante.
Laura Pausini: doppio cambio scenografico
Laura Pausini conclude con un doppio cambio: prima un abito effetto “albero di Natale” tempestato di led, poi ritorna al nero Balenciaga con guanti a contrasto. Più convincente la seconda uscita, elegante e teatrale senza eccessi tecnologici
Il podio finale
Vince la 76ª edizione del Festival di Sanremo:
🥇 Sal Da Vinci
🥈 Sayf
🥉 Ditonellapiaga
A sorpresa (o forse no) Arisa si ferma al quarto posto. Le dinamiche dei voti restano, come sempre, un mistero insondabile.
Eppure, in fondo, la vittoria di Sal era nell’aria. Tra eleganza classica e forte consenso popolare.
Sanremo 2026 si chiude così: con poche rivoluzioni stilistiche, qualche lampo brillante e la conferma che – anche quando la moda non osa – il Festival resta uno specchio fedelissimo del suo tempo.
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