Obbligo di Batterie rimovibili per smartphone? Facciamo chiarezza

Le batterie sono il cuore silenzioso della tecnologia moderna. Alimentano praticamente tutto: smartphone, laptop, monopattini elettrici, auto, sigarette elettroniche… l’elenco è lungo. Senza di loro, l’ecosistema digitale semplicemente non esisterebbe.

Eppure, restano uno dei componenti più critici perché si degradano, costano, pongono problemi di smaltimento e incidono direttamente sulla durata dei dispositivi. Nel caso degli smartphone, il dispositivo più diffuso al mondo, il tema diventa ancora più sensibile. Dopo due o tre anni la batteria inizia a perdere colpi, e spesso è proprio questo il momento in cui si cambia telefono.

In questo contesto, la notizia di una presunta legge europea che obbliga i produttori ad un ritorno alle batterie rimovibili ha trovato terreno fertile. Titoli semplici, facili da condividere, perfetti per i social, squisitamente clickbait e il messaggio è passato veloce: “dal 2027 tornano le batterie estraibili”.

Peccato che non sia così.

La normativa europea esiste, è importante, stabilisce nuove regole, ma non dice quello che molti pensano. E soprattutto non riguarda solo gli smartphone, anzi.

Facciamo chiarezza

Innanzitutto definiamo il concetto di batteria: “qualsiasi dispositivo che eroga energia elettrica ottenuta mediante trasformazione diretta di energia chimica, con stoccaggio interno o esterno, costituito da uno o più elementi o moduli di batteria o da pacchi batterie non ricaricabili o ricaricabili e che comprende le batterie che sono state sottoposte alla preparazione per il riutilizzo o alla preparazione per il cambio di destinazione, al cambio di destinazione o alla rifabbricazione“.

Detto ciò, il Regolamento si applica a “tutte le categorie di batterie, vale a dire le batterie portatili, le batterie per l’avviamento, l’illuminazione o l’accensione (batterie per autoveicoli), le batterie per mezzi di trasporto leggeri, le batterie per veicoli elettrici e le batterie industriali indipendentemente dalla forma, dal volume, dal peso, dalla progettazione, dalla composizione materiale, dalla composizione chimica, dall’uso o dalla finalità delle stesse. Esso si applica anche a batterie incorporate o aggiunte a prodotti o che sono specificamente progettate per essere incorporate o aggiunte ad altri prodotti“.

E un’altra importante precisazione – aggiungo – va fatta sulla differenza tra cellulari e smartphone: il primo è un telefonino tradizionale, il secondo supporta la navigazione in internet, è dotato di fotocamera, gps e riproduce contenuti multimediali audio e video. Sembra banale o scontato sottolineare questa differenza, ma è fondamentale ai fini del nostro discorso.

Cosa dice l’UE

Il problema nasce da un cortocircuito informativo. L’Unione Europea ha pubblicato due regolamenti diversi e molti li hanno fusi in un’unica narrazione.

Da una parte c’è il Regolamento (UE) 2023/1542, che riguarda le batterie in senso ampio. Dall’altra il Regolamento (UE) 2023/1670, che si concentra su cellulari, smartphone e tablet. Mentre il primo entrerà in vigore nel febbraio 2027, il secondo è già applicato dal giugno 2025.

Due testi distinti, con obiettivi comuni, che riguardano a 360° il mondo delle batterie, dal loro impiego allo smaltimento.

Il primo ha un impatto diretto su dispositivi come monopattini elettrici, biciclette elettriche e altri mezzi di trasporto leggeri. In questo specifico settore, l’UE ha effettivamente stabilito l’obbligo: la batteria deve essere rimovibile in modo semplice dall’utente e sostituibile anche da non personale qualificato. Il secondo riguarda l’ecosistema della telefonia. Ed è qui che il racconto cambia completamente.

Monopattini, e-bike e trasporti

Nel mondo dei mezzi di trasporto leggeri la normativa europea è molto chiara. Il Regolamento (UE) 2023/1542 dice che la batteria deve poter essere rimossa facilmente, senza attrezzi complessi e senza passare da centri assistenza.

La logica è pratica. Una batteria di monopattino o di una e-bike è grande, pesante e soggetta a usura intensa. La possibilità di rimuoverla semplifica la ricarica, la manutenzione e la sostituzione.

In questo caso, l’obbligo esiste davvero, senza bisogno di interpretazioni, e i produttori devono adeguarsi.

Ed è proprio da qui che nasce la confusione: questo principio è stato mediaticamente diffuso in modo errato, estendendolo anche a smartphone e ai tablet.

Smartphone e il ritorno alla batteria rimovibile “alla vecchia maniera”

Per telefonini e tablet, la normativa europea segue un’altra strada. Non impone il ritorno delle batterie rimovibili come le ricordiamo dieci o quindici anni fa. Niente obbligo di cover che si stacca con le unghie e nessun ritorno automatico allo sportellino posteriore.

L’UE introduce il principio di batterie rimovibili, ma per i cellulari e tablet consente soluzioni alternative basate sulla durata e sulla resistenza del dispositivo e introduce invece una serie di requisiti tecnici molto precisi. Se uno smartphone li rispetta, può continuare ad avere una batteria integrata, purchè sostituibile ad opera di professionisti del settore.

I punti chiave sono tre:

  • la batteria deve mantenere almeno l’83% della capacità dopo 500 cicli di ricarica
  • deve arrivare ad almeno 1.000 cicli con l’80% della capacità residua
  • il dispositivo deve garantire resistenza, anche con certificazione IP67 o superiore

In altre parole: se la batteria dura abbastanza e il dispositivo è costruito bene, non serve renderla facilmente estraibile. La normativa europea però introduce un cambiamento, e non è un cambiamento da poco.

La vera novità: accesso ai ricambi e diritto alla riparazione

Nel mondo dell’high tech, dove ogni scelta si intreccia con sostenibilità, costi e durata dei prodotti, le batterie rimovibili offrivano vantaggi evidenti: sostituzione immediata, possibilità di portare con sé una batteria di riserva, maggiore controllo sulla durata del dispositivo, e sicurezza, in quanto togliere la batteria dava un senso di privacy, lasciando la libertà all’utente di scegliere se disconnettersi dalla rilevazione gps. Dal punto di vista pratico, molto spesso, il deterioramento di una batteria nei dispositivi moderni può comportare la perdita irreversibile di file e contenuti, mentre dal punto di vista economico, sostituire una batteria era meno costoso che sostituire tutto il telefonino, e questo era un gran vantaggio.

Una batteria non sostituibile facilmente accelera il momento in cui l’utente si trova obbligatoriamente nella necessità di acquistare un nuovo cellulare e questo meccanismo, per anni, è stata la fortuna dei produttori. Il nuovo Regolamento UE cambia questa dinamica e impone un nuovo obbligo: le batterie devono essere sostituibili, anche laddove sono integrate al dispositivo, e i produttori devono garantire maggiore accesso ai ricambi e devono rendere disponibili le batterie di sostituzione, fornendo anche informazioni tecniche per la riparazione.

Questo rafforza il ruolo dei centri assistenza indipendenti e rende più semplice intervenire sul dispositivo nel tempo e per le tasche dell’utente cambia molto, a patto che il gioco valga la candela: le batterie di ricambio dovranno avere un prezzo davvero competitivo rispetto all’acquisto di uno smartphone nuovo.

Tutto chiaro?

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Foto copertina di Tobias Heine da Pixabay

Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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