Florian’s Cafè: a Roma, un’elegante oasi culinaria dal gusto squisitamente unico

Siamo nel quartiere Esquilino, in una zona della città dove la stratificazione urbana è evidente e quasi didascalica: palazzi ottocenteschi che si affiancano a edifici più moderni, trasformazioni successive, presenze culturali diverse che si sovrappongono senza cancellarsi del tutto.

È proprio dentro una di queste palazzine storiche che si colloca il Florian’s Cafè, con una continuità tra spazio e funzione che merita di essere letta prima ancora che descritta, perché il Florian’s si inserisce in quel filone raro di locali che non si lasciano ridurre alla definizione di bar, ristorante o pizzeria, perché ognuna di queste categorie, presa singolarmente, risulta insufficiente a raccontarne la complessità.

La location

Entrando, ci si rende subito conto fin dalla prima sala del bar, che il locale conserva ancora tracce evidenti della sua origine. E qui, il primo stupore: ad attirare l’attenzione sono alcuni affreschi in stile neoclassico, tuttora visibili, testimoni storici sopravvissuti al tempo e accuratamente conservati che emergono con discrezione dalle pareti del locale. Il particolare interessante non è tanto il riferimento storico in sé, quanto il fatto che lo spazio non abbia mai perso del tutto quella impostazione originaria: proporzioni, respiro, rapporto tra vuoti e pieni. Il Florian’s Cafè si inserisce dentro questa struttura senza forzarla.

Infatti, prima di essere un locale di ristorazione, quegli ambienti ospitavano l’atelier ottocentesco dello scultore Giulio Monteverde, figura centrale della scultura italiana del secondo Ottocento. La memoria di questa destinazione originaria non è stata rimossa, ma assorbita nel presente del locale.

A completare la verticalità simbolica dell’edificio, sulla sommità del palazzo è ancora presente la scultura L’Angelo del parafulmine, elemento che continua a caratterizzare lo skyline immediato e che contribuisce a mantenere una relazione visiva tra il locale e la città e non è un dettaglio decorativo nel senso contemporaneo del termine, ma un segno urbano che appartiene alla storia dell’edificio e che ancora oggi ne definisce la riconoscibilità.

L’arredo si inserisce perfettamente nel contesto storico, offrendo tavolini discreti e divanetti eleganti, confortevoli sia per un aperitivo con amici che per una cena importante o semplicemente per una colazione in pieno relax.

E a proposito di colazione…parliamone!

La colazione

La colazione è uno dei momenti più coerenti con l’identità del locale. La lunga vetrina dei dolci – quasi cinque metri di lunghezza – non ha un valore puramente espositivo, ma è una sfida dichiarata alle più perverse tentazioni: dalle torte classiche a quelle più originali, si passa dai cannoli siciliani ai maritozzi alla panna con una disinvoltura tale da rendere ben difficile una scelta oculata e in “linea” con la “linea”!

Le preparazioni sono molteplici e variano tra lievitati, pasticceria classica e proposte più contemporanee.

Ma è facilmente intuibile lo scopo: coccolare e offrire il massimo desiderabile, anche al cliente più esigente, e lo si capisce dal menù caffetteria. Le colazioni proposte spaziano dalle combinazioni classiche italiane – espresso, cappuccino, succo di frutta fresca e pasticceria – a quelle continentali, che includono il famoso “eggs and bacon” tanto caro agli inglesi, muffin e plum cake, omelette alla francese, o affettati e formaggi, rigorosamente accompagnati da caffè all’americana.

La cosa che colpisce, oltre alla varietà in sé, è la disponibilità totale anche nei momenti di maggiore affluenza.

Applausi.

La cucina

delle posate spuntano da un tovagliolo piegato con la scritta "Florian's café

La cucina si muove su un asse che resta prevalentemente ancorato alla tradizione romana, pur introducendo elementi di rielaborazione che non hanno l’obiettivo di stravolgere, ma di impreziosire con originalità i classici della cucina tradizionale. La gricia, ad esempio, viene proposta con un’aggiunta di crispy di carciofi che modifica la componente testurale del piatto senza alterarne l’identità di base. È un intervento misurato, che si inserisce in una tendenza ormai consolidata nella ristorazione romana contemporanea: lavorare sulla riconoscibilità del piatto più che sulla sua trasformazione.

Deliziosa!

un piatto di maccheroni con sopra delle briciole di carciofi

Accanto a queste proposte, il menu include anche preparazioni che si collocano fuori dalla tradizione locale, ampliando il perimetro dell’offerta senza perdere coerenza complessiva. Questa scelta genera un equilibrio tra la domanda turistica, spesso straniera, e la richiesta di chi, invece, vuole alternative culinarie non necessariamente legate al territorio.

Dagli antipasti al dolce, passando per la scelta di carne e pesce, quello che emerge con forza è la scelta delle materie prime.

Un esempio su tutti, l’olio EVO: proviene da un frantoio di proprietà familiare, elemento che introduce un legame diretto tra produzione e impiego, che si riflette in una coerenza complessiva dell’offerta gastronomica.

una bottiglia d'olio con etichetta bianca con scritte verdi

La pizza

La proposta pizza si distingue per uno stile essenziale: cornicione basso, struttura croccante, lavorazione orientata alla leggerezza. La varietà spazia dalle proposte più classiche a quelle più sfiziose e, credetemi, scegliere non è facile né immediato.

Anche qui, particolarmente rilevante è la scelta delle materie prime, cosa non da poco, soprattutto per chi di pizza se ne intende e riconosce immediatamente un prodotto industriale da un prodotto artigianale.

Ops, dimenticavo: il forno a legna. Non serve aggiungere altro, vero?

Dentro o fuori?

Altro punto a favore del locale, la triplice scelta del tavolino. Infatti, il Florian’s Cafè offre intimità, riservatezza, ma anche “contatto urbano”, grazie alle aree esterne al locale.

La sala ristorante si sviluppa con una logica di ampiezza che evita la frammentazione degli spazi. L’illuminazione è calibrata e soffusa, con una scelta che privilegia la leggibilità dell’ambiente piuttosto che l’effetto scenico. È un luogo che si presta tanto alla ristorazione quotidiana quanto a momenti più strutturati, anche grazie alla presenza di un piano superiore destinato a eventi, cene aziendali e incontri privati.

All’esterno, il dehor su strada introduce una dimensione diversa, più aperta al quartiere. Non è uno spazio separato, ma una soglia intermedia tra interno ed esterno, che contribuisce a mantenere il locale in dialogo costante con il flusso urbano.

dei tavolini in fila sul marciapiede attaccati al muro di un bar

L’accoglienza

Ma il punto di forza più importante e che non può sfuggire a chi entra per la prima volta – o frequenta – il Florian’s riguarda la qualità dell’accoglienza.

Per carità, a Roma l’accoglienza è usuale ma non è un concetto banale o scontato. Ma al Florian’ Café è un insieme di pratiche quotidiane che riguardano tempi, modalità di servizio e gestione del rapporto con il cliente.

Fabiana, proprietaria del locale, ama il suo lavoro e si vede. Quando narra la storia del Florian’s basta guardare i suoi occhi illuminarsi per capire quanta dedizione, lavoro e passione c’è dietro al suo racconto, fatto di storie del Novecento, di una famiglia coesa che ha saputo portare avanti nel tempo non solo un mestiere ma anche una tradizione, nel rispetto dei luoghi e degli spazi. E questo rispetto, Floriana lo porta anche a tutti i suoi collaboratori, con la sua presenza discreta ma costante nella gestione. La sua funzione è meno visibile nella dimensione operativa immediata, ma più strutturale nella costruzione dell’identità del luogo: è una regia che si riflette più che positivamente su tutto il personale e, di conseguenza, si percepisce nella continuità e l’armonia del servizio, oltre che nella coerenza dell’ambiente.

Tutto lo staff è da elogiare, ma una menzione speciale – concedetemela – va a Cosimo.

Cosimo: se non esistesse, bisognerebbe inventarlo

È una di quelle presenze che danno ritmo alla sala senza mai farlo pesare. Lo si vede muoversi tra i tavoli del ristorante e quelli all’esterno, con naturalezza, come se conoscesse già in anticipo quello che desidera un cliente. Passa dalla sala alla cassa al dehor, mantenendo sempre lo stesso tono: affabile, cordiale, con una simpatia che nasce più dal modo in cui ascolta che da quello in cui parla.

Ha una capacità rara di fermarsi il giusto con le persone, di scambiare due parole senza perdere mai la visione d’insieme del servizio. Si intrattiene volentieri, crea un rapporto immediato con chi siede ai tavoli, ma nello stesso tempo resta sempre dentro il ritmo della sala, attento a ciò che accade altrove, pronto a intervenire dove serve. Non si disperde, non si lascia trascinare dalla singola conversazione e tiene insieme il flusso del lavoro con una naturalezza che in sala si nota subito, soprattutto nei momenti più pieni.

È una di quelle figure che non cercano di emergere, ma che finiscono per essere apprezzate e ricordate anche dal turista più distratto, magari straniero e poco incline alle sfumature del servizio.

Florian’s Room

Il Florian’s non si esaurisce nella dimensione della ristorazione. In una palazzina a pochi passi dal locale, in via Solferino, il Florian’s diventa anche guest house, con camere che proseguono lo stesso linguaggio del locale principale. Gli ambienti mantengono una coerenza estetica basata su semplicità, eleganza, ampiezza e materiali sobri, inseriti in un contesto storico che resta dominante.

Un grande appartamento suddiviso in cinque alloggi, situato in uno storico palazzo umbertino, il Florian’s rooms richiama l’eleganza e l’accoglienza del Florian’s cafè. Ogni stanza offre un servizio di minibar, bollitore e dolcetti. Gli appartamenti sono stati ristrutturati in uno stile semplice, giovane e raffinato, con ambienti luminosi e accoglienti.

Nota di merito per la biancheria: asciugamani morbidi e corposi, cuscini e materassi in memory, e tendaggi per oscurare meglio nei momenti di riposo. Un virtuale abbraccio avvolgente e piacevole che indica attenzione e cura.

Il punto, però, è la dimensione: sono camere davvero spaziose, in cui non si ha mai la sensazione compressa tipica di molte strutture urbane. Qui trovano posto anche aree di lavoro vere e proprie, con poltrone, tavolino e scrivania, che permettono di fermarsi, leggere o lavorare con comodità. Non le solite stanze d’albergo ridotte all’essenziale, dove lo spazio è appena sufficiente a muoversi, ma ambienti pensati per una permanenza più comoda e naturale.

Dove si trova

A pochi metri dalla stazione Termini, oltre la piazza Dei Cinquencento, Piazza dell’Indipendenza è in una zona di Roma altamente qualificata, molto ben servita dai mezzi pubblici e a pochi metri dalla stazione della metro. Ospita il palazzo del consiglio Supremo della Magistratura, il palazzo del Corriere dello Sport, banche, supermercati e farmacie.

Il Florian’s Cafè si colloca in un contesto di eleganza e autorevolezza, più che mai in armonia con le strutture, le esigenze del quartiere e dei turisti, offrendo un punto di riferimento comodo, esclusivo, raffinato, in pieno equilibrio con il rapporto qualità-prezzo e la proposta turistica, che si completa con il Florian’s Room, è poi il valore aggiunto per chiunque voglia trascorrere una vacanza romana con stile, gusto e tranquillità.

Per tutte le info utili sul bar & cuisine, consultate il sito ufficiale del Florian’s Cafè e per il vostro soggiorno consultate il sito ufficiale del Florian’s Room e se vi presenterete a nome di Zetatielle Magazine o di Rid968 – Radio incontro donna, mi prendo la responsabilità di assicurarvi che godrete di… un gradito omaggio.

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Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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