La linaria, Scrofulariacea con le foglie che assomigliano al lino
La linaria è una tra le specie più vistose della famiglia botanica delle Scrofulariacee, che vi stiamo proponendo in queste settimane. Il fiore zigomorfo, a forma di doppio labbro, chiuso persino da un “palato”, è stato definito “ a bocca di leone” o “a bocca di coniglio”. Di recente, però, è stata attribuita nella classificazione alla famiglia delle Plantaginacee. In Botanica Sistematica ci è stato insegnato che una pianta si riconosce sempre dal fiore. Allora, che cosa avrebbero in comune quello opulento della linaria con l’insignificante spighetta della piantaggine?
Inoltre sono le foglie, tutt’altro che appariscenti, ad aver portato al nome latino di Linaria vulgaris MILL. Si è infatti stabilito che assomiglino in modo spiccato a quelle del lino e da qui deriva il genere Linaria. È anche detta comunemente linajola. Trattandosi poi di erba abbastanza frequente, pur senza nobilissime proprietà medicinali, l’aggettivo che caratterizza la specie non poteva essere che vulgaris.


Il lino del rospo che cattura le mosche, in Irlanda
Pur non essendo una pianta autoctona, la linaria è stata introdotta in Irlanda in tempi piuttosto antichi. Lo deduciamo dal fatto che ha un suo nome gaelico, cosa che fa pensare a una diffusione avvenuta quando l’irlandese era la lingua più parlata. Esso è Buaflíon, che si traduce come “lino del rospo” in modo analogo al termine inglese toadflax. Ma è pure chiamata puppydog’s mouth, ossia “bocca del cucciolo”, e sheep’s mouth, ovvero “bocca della pecora”, in omaggio a quest’animale così diffuso in Irlanda. Più rara è la definizione butter and eggs, “burro e uova”, che si riferisce al colore del fiore, giallo acceso e giallo pallido.
Nelle fattorie irlandesi, c’è un uso curioso dei fiori di linaria, che risale ai secoli passati. Le mogli dei contadini preparano una mistura di fiori tritati e crema di latte e la versano in un piattino. Lo pongono infine sul davanzale della finestra, per attirare le mosche in una trappola irresistibile e mortale.


Per conoscere la linaria dal punto di vista botanico
La linaria è una pianta erbacea perenne, che sceglie volentieri, quale habitat, prati, campi, gerbidi e vecchi muri. Ha un aspetto maestoso, tanto da farla assomigliare a una pianta da giardino in incognito, ma è specie selvatica che si incontra facilmente in natura. Ha radici striscianti e fusto eretto e ramificato, di colore grigio verdastro. Le foglie, come già detto, ricordano quelle del lino perché sono sottili, allungate, lanceolate e a margine intero. Nella parte inferiore della pianta, sono disposte a verticillo, mentre lungo gli steli sono alternate e numerose. I fiori picciolati sono raccolti in densi grappoli. Sbocciano tra giugno e settembre e ogni corolla tubolare è bilabiata, con le due labbra che ne chiudono completamente l’apertura e uno sperone sottostante. Il labbro inferiore è trilobato e sfumato di arancione, con un’evidente ripiegatura arancione, detta palato, che ostruisce l’imboccatura; quello superiore è giallo e bilobato.
Nella tipologia, il fiore della linaria è affine a quello della bocca di leone vera e propria, ossia l’Antirrhinum majus L., nota specie ornamentale. Anche in questo caso, non tutti gli insetti possono accedervi, per l’impollinazione, ma solo quelli più grandi e pesanti che con le zampette abbassano il palato. I fiori di linaria sono dunque frequentati, ad esempio, da ditteri, lepidotteri e imenotteri. Il frutto è una capsula ovale che contiene semi bruni, appiattiti, con una tipica ala circolare abbastanza larga. Per riconoscere la linaria in natura, consigliamo come per le altre specie di usare sempre l’indispensabile strumento delle chiavi botaniche.


Una pianta da pomate
Riguardo all’uso fitoterapico della linaria, anticipiamo subito che in passato, nella medicina popolare, era assai più apprezzata di oggi. Le sommità fiorite, che ne rappresentano la droga, erano soprattutto impiegate nella preparazione di pomate utili nel trattamento di emorroidi, fistole, foruncolosi e congiuntiviti. Gli studi clinici sono purtroppo esigui, anche se sono stati isolati diversi principi attivi. Contiene, infatti, alcuni glucosidi come linarina, linacrina, linarosmina, linaresina e antochirrina, oltre ad acidi organici, tra cui l’acido antirrinico, gomma, flavonoidi, pectina e fitosterina.
Senza interrompere alcuna cura medica in corso, un infuso di linaria, da bere al posto del tè, è comunque salutare. Giova come depurativo dell’organismo (dermatiti) e in caso di colite, di atonia intestinale, di lieve stitichezza e di disturbi alle vie urinarie. La tisana si prepara versando in mezzo litro d’acqua fredda due cucchiai rasi di droga. Si porta a bollore, si spegne subito e si lascia in infusione per una decina di minuti. Si filtra, si dolcifica a piacere e si assume come qualunque altra bevanda alimentare, nel corso della giornata.


Foto di copertina di Silke da Pixabay
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