La melanzana, un ortaggio che giunse in Europa nel Medioevo
La melanzana appartiene alla famiglia delle Solanacee esattamente come la belladonna, di cui vi abbiamo parlato la scorsa settimana. Ma se quest’ultima è un veleno mortale, la melanzana è invece un gustoso e versatile ortaggio. Non è, tuttavia, del tutto innocente, perché pure questa verdura contiene il temibile alcaloide solanina, soprattutto se raccolta prima della completa maturazione. Per questo, la melanzana non è mai da mangiare né acerba né cruda, dato che la cottura contribuisce ad annullare la tossicità della solanina stessa.
Pianta originaria dell’India, giunse in Europa all’inizio del Medioevo (VI-VII secolo) perché introdotta dagli arabi. Di conseguenza il nome botanico inventato da Linneo è in un certo senso artificiale, perché non ha una rispondenza effettiva né in latino né in greco. La melanzana è infatti classificata come Solanum melongena L. Vi abbiamo già spiegato il significato del sostantivo Solanum, che determina il genere, nell’articolo introduttivo sulle Solanacee. Riguardo all’aggettivo melongena, proprio della specie botanica, deriva da due termini greci. Mèlon si traduce come “pomo” e gennao è il verbo usato per “produrre”. In altre parole, la melanzana è colei che “produce pomi”!


Descrizione botanica essenziale della melanzana
Si tratta di pianta coltivata erbacea ed eretta, che può raggiungere l’altezza di un metro e mezzo. In Europa, se ne contano più di 400 varietà, che richiedono un terreno mantenuto umido. Le foglie verde chiaro sono grandi, a margine intero, spesso lobate in modo irregolare, lunghe sino a una ventina di centimetri. I fiori sono solitari, piuttosto grandi, con la caratteristica forma a stella (ben visibili i 5 lobi appuntiti) e con corolla violacea oppure bianca. Al centro, spiccano gli stami gialli addossati gli uni agli altri.
Per quanto ci sembri un po’ strano, per le loro grandi dimensioni, i frutti sono bacche tondeggianti o allungate, di colore viola più o meno scuro. Esiste anche la varietà a frutto bianco, ovoide, che negli Stati Uniti ha indotto il nome di eggplant, ossia “pianta delle uova”. La polpa biancastra della bacca contiene numerosi semi, assai piccoli e morbidi, tanto che vengono mangiati con il resto del frutto.


Una verdura salutare ma con prudenza
Mangiare melanzane fa senz’altro bene alla nostra salute ma con alcune avvertenze. Abbiamo già visto insieme che devono essere mature – se la polpa è ancora verdastra è meglio lasciar perdere! – e consumate solo cotte. Per non perdere i principi attivi con una cottura prolungata e resa più pesante da salse e condimenti grassi, è meglio grigliarle in padelle antiaderenti. In questo modo possiamo evitare persino di impiegare l’olio. Naturalmente ogni tanto ci può anche stare una parmigiana o una ratatouille, perdendo però il valore dei principi attivi. Tra questi troviamo molta acqua (oltre il 90%), minerali come calcio, cloro, ferro, fosforo, magnesio, manganese, potassio, rame, sodio, zinco e zolfo, e vitamine A, B, C e PP.
Tale ricchezza di componenti fa della melanzana un ortaggio poco calorico e adatto perciò nelle diete dimagranti. È inoltre antianemico, diuretico, lassativo e stimolante del fegato e del pancreas. Nelle diete vegane o vegetariane, è sovente utilizzato come sostitutivo della carne. Meno conosciuto è l’impiego delle foglie, che non si mangiano (contengono anch’esse solanina!) ma che sono ottime per cataplasmi lenitivi e disinfiammanti. Pestate o tritate, si applicano esternamente su ascessi, emorroidi, dermatiti varie, eczemi e scottature.


Foto di copertina di Katharina N. da Pixabay
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