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Cinema e matrimonio può sembrare un binomio ridondante: la carrellata di auguri agli sposi non funziona forse come una perfetta coreografia di maniera?

Una perfetta recita sincronizzata al minuto che, specialmente le donne, ci si immagina fin dai giorni romantici dell’infanzia.

Dalla lunga camminata all’altare al fatidico sì e poi le foto coi parenti, fino alla rovente prima notte nuziale dove stracciare l’abito bianco alla sposa.

Quindi, se comunque parliamo di fiction, perché non andare a cercare qualche film apposta sull’argomento?

Per il menù speciale di questo ricevimento consigliamo di partire con una commedia brillante all’americana.

Segue poi un secondo di commedia nera con contorno di horror e una spruzzatina di action per insaporire a dovere.

Infine per concludere in bellezza abbiamo un dessert classico degli anni 50, diretto dalla mente geniale del grande Alfred Hitchcock.

Con i nostri migliori auguri agli sposi per un felice matrimonio, proviamo ora se il nostro menù funziona davvero o vi darà i crampi allo stomaco.

1- Il padre della sposa (1991)

Sposa bacia il padre alla cerimonia

Una ragazza ritorna in America dopo un lungo periodo passato a Roma dopo la laurea.

Durante la cena di bentornato annuncia alla famiglia di aver conosciuto un ragazzo ed essersi innamorata.

Quando poi aggiunge di volerlo sposare, sua madre e il suo fratellino sono molto felici ed entusiasti per lei.

Ma invece di farle i suoi auguri il padre resta letteralmente sconvolto, considerando gli sposi troppo giovani per capire come funziona davvero il matrimonio.

Da quel momento in poi per l’uomo sarà una costante discesa in un’esilarante e irrefrenabile isteria.

Sia quando conosce il futuro sposo che quando incontra i suoi genitori, ogni aspetto di questa unione finisce inevitabilmente per irritarlo.

In più sua moglie si rivolge a due bizzarri consulenti matrimoniali altrettanto insopportabili e come non bastasse anche molto costosi.

Il preventivo del prezzo da pagare si rivela altissimo e per ospitare in casa gli oltre 500 invitati bisognerà effettuare molti lavori.

Ma in realtà tutti questi inconvenienti sono solo una facciata per nascondere la sua ostilità verso la scelta di sua figlia.

Infatti, la vera paura del padre è quello di perdere definitivamente la sua amata ragazza, ormai in procinto di diventare una donna.

La lunga strada verso il fatidico si

Il padre della sposa è una commedia brillante sul matrimonio, l’amore e la famiglia che funziona quasi come un manuale delle istruzioni per futuri suoceri.

Ogni tappa per la preparazione di queste nozze è affrontata con ironia e intelligenza.

Dalla scelta della torta a quella del vestito, tutto diventa uno spunto per fare arrabbiare il bisbetico genitore.

Fin da subito è chiaro il suo punto di vista, quando lo vediamo osservare sua figlia come fosse ancora una bambina con le treccine.

La moglie prova a domarne il temperamento, finendo solamente per farlo esasperare ancora di più.

Quando poi finisce addirittura in prigione per aver litigato con un commesso per il prezzo di alcuni panini, la misura è ormai colma.

A quel punto anche lui capisce che è ora di piantarla di fare il bambinone e di tapparsi finalmente la bocca per non rovinare la felicità di sua figlia.

Ma il groviglio di impegni che seguiranno lo graveranno a tal punto di non riuscire, tristemente, a non fare neppure i suoi auguri agli sposi.

Mattatori della commedia brillante

Il film è un esilarante remake dell’omonimo degli anni 50, acclamato successo di critica e pubblico con Elizabeth Taylor e Spencer Tracy.

Al loro posto abbiamo Steve Martin nel ruolo dell’incontenibile padre e la giovane esordiente Kimberly Williams-Paisley come sua figlia.

Ma il vero sparring partner per le battute del protagonista è la divina Diane Keaton nel ruolo della povera moglie esasperata.

L’attrice è cresciuta alla scuola del grande Woody Allen, del quale è stata compagna anche nella vita oltre che sul set.

Un’esperienza i cui frutti maturano anche in questo film, dove tiene testa senza paura ai ritmi e la mimica da clown dell’istrionico protagonista.

Insomma, due mattatori del grande schermo che assieme danno vita a una delle migliori commedie degli anni 90 con una serie di battute e gag irresistibili.

Infine, ma non meno importante, impossibile non menzionare anche Martin Short nel ruolo dell’incomprensibile e stralunato organizzatore di matrimoni.

Il padre della sposa fu un immenso successo ai box office di tutto il mondo, incassando quasi 90 milioni di dollari.

Un matrimonio senza tempo che funziona ancora oggi come allora, consigliato a tutti gli aspiranti sposini per capire cosa li aspetta.

2 Finché morte non ci separi (2019)

Sposa con fucile

Alla vigilia delle nozze una giovane coppia di sposi riceve gli auguri della famiglia ricca e snob del futuro marito.

Dopo una sfarzosa cerimonia, la prima notte i due innamorati vengono invitati a partecipare a una riunione assieme ai parenti.

Come da tradizione e in onore alla loro fiorente attività di giochi di società, la sposa deve estrarre a sorte un gioco per la loro serata.

Ma tra lo sbigottimento generale pescherà dal mazzo decisamente la carta sbagliata.

Il balocco estratto è infatti il classico gioco del nascondino, ma in una variante molto più estrema e letale.

A quel punto, l’intera famiglia si arma fino ai denti e inizia a dare la caccia alla sposa con l’intenzione di ucciderla.

Con l’aiuto di suo marito, la povera ragazza cerca di lasciare il labirinto di corridoi e stanze nascoste dell’immensa magione.

Ma tutti i parenti non hanno nessuna intenzione di lasciarla fuggire, dovendo onorare un patto sanguinario con un demone a cui devono la loro fortuna.

L’unica sua speranza diventa quindi cercare di resistere fino all’alba, quando il demone pretenderà in un modo o nell’altro il suo tributo di sangue.

Che stress questi parenti!

Finché morte non ci separi è una fenomenale commedia dai risvolti action/horror per una notte che nessuna coppia di sposi credo si auguri mai.

L’atmosfera di folle allegria è presente in ogni scena facendo letteralmente volare i minuti fino ai titoli di coda.

I personaggi sono stereotipati nei soliti ruoli di aristocratici stupidi e arroganti, ma descritti e messi in scena in modo originale e divertente.

Un allegra brigata di crudeli e in parte incapaci, tratteggiati costantemente con un gustoso e cattivissimo umorismo nero.

Il marito è il più interessante del gruppo, perennemente in bilico tra l’amore per la sua bella e la ligia devozione alla sua famiglia.

Un doppio matrimonio che non funziona e la cui vera natura sarà infine rivelata dopo l’estenuante sessione notturna a nascondino.

E come in ogni gioco che si rispetti, può esserci solo un vincitore e anche lui alla fine della lunga notte dovrà fare una scelta.

Nuovi registi ai nastri di partenza

Matt Bettinelli-OlpinTyler Gillett sono una coppia di registi con ancora pochi, ma solidi, titoli all’attivo.

Una piacevole conferma dopo il loro episodio nel cattivissimo V/H/S e il buon esordio in solitaria con La stirpe del male, horror sulla falsariga di Rosemary’s Baby.

Questa volta i due decidono di liberare del tutto il freno a mano e pigiano l’acceleratore sull’ironia e lo splatter esagerato.

Come protagonista abbiamo la bellissima e agguerrita Samara Weaving, nipote del più famoso Hugo Weaving, il famoso Agente Smith della saga di Matrix.

Una sposa tutt’altro che timida e accondiscendente che ci mette poco a inquadrare la situazione e tirare fuori gli artigli.

Nel ruolo del neo marito c’è invece Mark O’Brien, irlandese dalla faccia candida e pulita che cambierà bandiera più di una volta prima del finale.

Infine dobbiamo assolutamente ricordare anche la madre capofamiglia, una magnificente e serafica Andie MacDowell.

L’attrice, abituata di solito ai ruoli di anima buona e innocente, recita qui il ruolo più cattivo e spietato di tutta la sua carriera.

Finché morte non ci separi fa del divertimento e la cattiveria il suo punto di forza per una serata di puro e piacevole intrattenimento.

I due registi sono stati premiati dal pubblico con oltre 60 milioni di dollari di incasso, rientrando ampiamente dei limitati costi di produzione.

Un successo planetario che li ha lanciati nell’olimpo di Hollywood e produzioni di più alto budget e livello.

La coppia è stata messa infatti alla regia dell’ormai imminente reboot della saga di Scream, altro divertente horror adolescenziale creato dal genio del compianto Wes Craven.

3- Rebecca – La prima moglie (1940)

Moglie e marito

Una giovane ragazza lavora come dama di compagnia e tuttofare per una ricca e arrogante matrona.

Mentre l’accompagna durante le sue vacanze a Montecarlo, incontra un ricco e affascinante membro dell’alta aristocrazia.

I due iniziano a passare molto tempo assieme e il loro rapporto diventa in pochi giorni sempre più stretto e intimo.

Poco prima che la ragazza stia per lasciare la città, l’uomo la stupisce con una improvvisa proposta di matrimonio che funziona al primo colpo.

Infatti, lei accetta immediatamente, nonostante i pessimi auguri della sua matrona che non vede di buon occhio la nuova coppia di sposi.

Ma, estasiata dall’idea di vivere nel magnifico castello del suo nuovo amore, lei si lascia trascinare in una nuova vita lontano da tutto e tutti.

Inizialmente gli sposi sembrano felici, ma tra loro aleggia sempre l’ombra di Rebecca, la precedente moglie morta in mare un anno prima.

In più la governante del castello vive nell’ossessione del ricordo della donna, sminuendo continuamente la nuova moglie al confronto.

La ragazza finisce in breve per avere paura sia di lei che della casa che non si azzarda a toccare, arredata secondo lo stile impeccabile della defunta.

Ma in realtà il costante malumore del marito nasconde una storia oscura e mai raccontata di odio e infelicità.

Una verità destinata inevitabilmente a venire a galla, proprio come il panfilo dove Rebecca aveva trovato la morte.

Una Cenerentola moderna in lotta contro un fantasma invisibile

Rebecca è una magnifica fiaba moderna e un thriller perfettamente congegnato a livello psicologico.

Il colpo di fulmine tra i due innamorati è immediato e reciproco, convolando rapidamente a delle nozze discrete e senza testimoni.

Ma il castello che doveva essere la culla del sogno d’amore degli sposi diventa in breve una trappola senza via d’uscita.

L’intera magione sembra infatti posseduta dal fantasma della misteriosa Rebecca, idolatrata come una Dea da tutti coloro che la conoscevano.

Una presenza impalpabile che domina su tutto e tutti tra cui il marito stesso che si adombra solo a sentirne il nome.

Questo porta la nuova, timida e sottomessa moglie a sentire un costante senso di inadeguatezza e sconforto.

In più l’arcigna governante, praticamente la strega cattiva di questa fiaba, la opprime e inquieta di continuo.

E nel finale sarà poi il principe azzurro a risvegliarsi, questa volta, affrontando i suoi demoni alla ricerca della verità.

Un regista inglese alla conquista del cinema americano

Questo film segna l’inizio del sodalizio di Alfred Hitchcock con il cinema di Hollywood.

Infatti, pur essendo girato in Inghilterra con attori inglesi e ispirato a un romanzo di un autrice inglese, questa è la sua prima produzione di una major americana.

Come protagonisti riesce ad avere il magnifico Laurence Olivier e la splendida e innocente Joan Fontaine.

La coppia conquista fin dalla prima scena e il triangolo si completa con la superba Judith Anderson, cattivissima e imperturbabile governante.

In realtà Hitchcock nè parlerà poi come uno dei suoi thriller meno personali, avendo pedissequamente seguito il romanzo originale.

Purtroppo per lui sarà anche il suo unico film a vincere un Oscar, per il quale poi non verrà neppure invitato alla premiazione.

Nonostante gli auguri e auspici di innumerevoli colleghi, il matrimonio con la famosa statuetta dorata sembra che non si sposi e semplicemente non funziona per il grande maestro della suspense.

Il regista infatti presenzierà a innumerevoli premiazioni consegnando l’ambito premio a tanti colleghi, senza però riuscire mai a vincerne uno.

Ma nonostante ciò il suo genio rimarrà immutabile nel tempo formando migliaia di nuovi registi nelle generazioni a venire.

Registi come ad esempio Brian De Palma, virtuoso della camera chiaramente ispirato al suo stile visionario e sapiente costruzione della suspense.

Uno stile che è diventato praticamente un modo di pensare e fare cinema, unendo la forma e la sostanza come mai si era visto prima.

Sperando di aver fatto felici fidanzati, sposini e amanti vari, vi rimando al mio sito per altri consigli e articoli di cinema :

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