Sicurezza alimentare: per l’U.C.I. è necessario rafforzare controlli e valutazioni integrate su pesticidi e fertilizzanti

L’utilizzo diffuso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura solleva interrogativi sempre più rilevanti in merito alle possibili ricadute sulla sicurezza degli alimenti e sulla salute dei consumatori.

I residui di pesticidi e fertilizzanti negli alimenti possono alterare il microbiota intestinale, provocando anche il diabete ed altri effetti dannosi su metabolismo e sistema immunitario. È quanto emerge da diversi studi, recentemente confluiti in un articolo della rivista americana Science, che apre il dibattito della comunità scientifica internazionale sul delicato tema. Il rischio, secondo gli studi, sussiste anche nel caso di esposizione a basse dosi di sostanze chimiche, se continuativa.

Pesticidi nel piatto

L’utilizzo di pesticidi riguarda il mondo intero e, nello specifico, è stato ed è tema di dibattito in Europa. Fin dal 2022, la Commissione europea ha proposto un nuovo regolamento all’interno della strategia “Dal produttore al consumatore” che obbliga gli agricoltori a ridurre del 50% (per l’Italia la percentuale è del 62%), l’uso dei fitofarmaci entro il 2030. 

In Italia, l’impiego di sostanze chimiche nocive, utilizzate per combattere piante infestanti, insetti, funghi e prevenire il possibile sviluppo di malattie biotiche, è ancora estremamente diffuso. Eppure, è ampiamente dimostrata la possibilità di ridurne l’utilizzo sia attraverso le strategie di lotta integrata che ricorrendo a tecniche di intervento o prevenzione alternative, tra cui: l’applicazione di corrette pratiche di gestione agronomica, l’agricoltura biologica, l’utilizzo di specie antagoniste e fitofarmaci di origine naturale.

Ogni anno, a livello globale, sono oltre 4 milioni di tonnellate i fitofarmaci utilizzati, cioè pesticidi, di cui circa 350mila tonnellate in Europa e, di queste, poco più di 90mila in Italia. Il Green Deal europeo si è preoccupato di prevedere, tra l’altro, una strategia per garantire la biodiversità ed un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, ponendo come obiettivo del 2030 il dimezzamento dell’uso di questi prodotti, nonché la destinazione del 25% dei terreni agricoli del continente alle produzioni biologiche.

Frattanto, le norme prevedono già da tempo che i fitofarmaci debbano essere autorizzati e, per ciascuno di essi, esistono dei limiti legali ai residui negli alimenti: l’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, effettua ogni anno oltre 100mila controlli a campione, con esiti conformi ai limiti in oltre il 96% dei casi. Nel 2025 sono 483 i casi di allerte gravi, con ritiro dell’intera produzione dal mercato.

Il paradosso europeo che non fa stare tranquilli

La percentuale di superamento dei livelli di controllo non va oltre 1,5%, ma resta indicativa della persistenza di pratiche che non rispettano pienamente i limiti normativi, limiti che peraltro non considerano l’effetto cumulativo e sinergico delle sostanze chimiche assunte contemporaneamente. L’effetto cocktail, ancora una volta, rappresenta il vero nodo irrisolto della politica europea sul controllo dei fitofarmaci.

«Questi dati, apparentemente confortanti, non ci consentono comunque di stare completamente tranquilli», afferma l’Avv. Massimiliano Albanese, Segretario Federale dell’Unione Consumatori Italiani. «I più recenti studi lasciano supporre che il rischio di gravi danni alla salute esista anche con residui molto bassi di sostanze tossiche, per cui è indispensabile, in attesa di ulteriori approfondimenti scientifici, che venga adottato un approccio basato sul principio di precauzione, rafforzando i sistemi di monitoraggio e valutazione del rischio lungo l’intera filiera agroalimentare».

Una preoccupazione lecita poiché mentre nel nostro continente si continua a perseguire gli obiettivi di riduzione dell’uso di pesticidi, allo stesso tempo è proprio l’Europa ad essere una dei maggiori produttori ed esportatori di fitofarmaci, esportando con successo nei Paesi al di fuori del territorio europeo, che non hanno una regolamentazione così rigida. Tali paesi potranno quindi continuare ad avere produzioni massicce di cereali e prodotti agricoli destinati al mercato mondiale – e quindi anche al nostro Paese e all’Europa stessa – garantendo la qualità a basso costo, ma non certo lo stesso standard qualitativo.

Anche i fertilizzanti sono un elemento di rischio

La questione non riguarda solo i pesticidi. Pochi giorni addietro, il Commissario UE all’agricoltura, Christophe Hansen, ha illustrato le linee d’intervento del nuovo Piano d’azione della Commissione sui fertilizzanti, che dovrebbe diventare operativo entro maggio 2026.

La strategia è di ridurre, per quanto possibile, la dipendenza da fornitori esterni, incrementando la capacità produttiva interna e promuovendo l’efficienza d’uso dei fertilizzanti, sviluppando soluzioni a minore impatto ambientale, incluse quelle di tipo biologico. Tali indirizzi si integrano con gli obiettivi di autonomia strategica e resilienza dell’intero sistema agricolo europeo, anche alla luce delle attuali tensioni sui mercati internazionali e dell’impatto dei costi energetici sulle produzioni.

Esistono soluzioni alternative?

Le soluzioni alternative alla gestione chimica delle infestanti sono già oggetto di ricerca e applicazione pratica in diversi contesti agricoli. Studi e attività sperimentali condotte da agronomi, centri di ricerca e università evidenziano l’efficacia di tecniche meccaniche, biologiche e digitali nel contenimento delle erbe infestanti, riducendo la necessità di ricorrere a principi attivi di sintesi. In questo quadro, sostanze come l’acido pelargonico vengono considerate tra le possibili opzioni sostitutive del glifosato, grazie a un profilo d’azione efficace e a un impatto ambientale generalmente più contenuto.

Nel complesso, il panorama delle soluzioni disponibili indica che la riduzione dell’impiego dei fitofarmaci è già tecnicamente realizzabile. L’attenzione si sposta quindi sull’adozione e sull’integrazione di queste pratiche nei sistemi agricoli, anche alla luce delle politiche e delle regolamentazioni europee orientate verso una maggiore sostenibilità.

Tuttavia, «le evidenze scientifiche più recenti impongono un salto di qualità nelle politiche di controllo e prevenzione, anche in relazione all’uso dei fertilizzanti», prosegue Albanese. «In una fase in cui l’Unione Europea intende rafforzare la propria autonomia produttiva nel settore, è essenziale che tale obiettivo sia perseguito in piena coerenza con i più elevati standard di sicurezza alimentare. L’incremento della capacità produttiva e l’efficienza dei sistemi agricoli devono procedere parallelamente a un rafforzamento delle garanzie per i consumatori, attraverso controlli più estesi, valutazioni integrate dei rischi, anche alla luce dei possibili effetti cumulativi derivanti dall’uso combinato di pesticidi e fertilizzanti, nonché un consolidamento degli strumenti di tracciabilità e trasparenza lungo tutta la filiera. La tutela della salute», conclude il Segretario Federale, «non può essere subordinata a esigenze di mercato o a contingenze geopolitiche».

Come tutelarsi con piccoli gesti quotidiani

Ai consumatori, l’UCI raccomanda di accertarsi sempre del corretto lavaggio dei prodotti agricoli prima del loro consumo, sia quelli crudi che quelli da sottoporre a cottura: anche le soluzioni casalinghe più “classiche”, come l’ammollo in una soluzione di acqua e bicarbonato, possono risultare efficaci.

In quest’ambito fa tuttavia ben sperare, soprattutto per i possibili usi industriali preliminari alla commercializzazione, la sperimentazione in corso presso l’University of British Columbia, di soluzioni di lavaggio di frutta e verdura per mezzo di detergenti naturali a base di amido, capaci di rimuovere fino al 96% dei residui chimici e di rallentare il deterioramento dei prodotti: uno strumento concreto, potenzialmente in grado di migliorare la sicurezza alimentare e ridurre gli sprechi, in un contesto in cui una quota significativa della frutta e della verdura prodotta viene persa lungo la filiera o dopo l’acquisto da parte dei consumatori.

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Foto copertina di PublicDomainImages da Pixabay

Tina Rossi
Tina Rossi
(a.k.a. Fulvia Andreatta) Editrice. Una, nessuna e centomila, il suo motto è “è meglio fingersi acrobati, che sentirsi dei nani” Dice di sé:” Per attimi rimango sospeso nel vuoto,giuro qualche volta mi sento perduto, io mi fido solo del mio strano istinto, non mi ha mai tradito, non mi sento vinto, volo sul trapezio rischiando ogni giorno, eroe per un minuto e poi...bestia ritorno...poi ancora sul trapezio ad inventare un amore magari...è solo invenzione, per non lasciarsi morire...”
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