image_pdfimage_print

13 maggio 1978: la legge Basaglia chiude le strutture manicomio in Italia. 2021, con l’era Covid-19 si ripropone il problema della gestione della salute mentale. Come affrontare il futuro?

Il 1978 è un anno strano, un anno ricco di avvenimenti, un anno che ha segnato parecchio le sorti del nostro Paese. Il 13 maggio in Parlamento si discuterà una legge importante, ma facciamo un piccolo passo indietro.

Qualche giorno prima, il 9, l’Italia si sveglia con due notizie che faranno la storia: il ritrovamento di due corpi, uno a distanza di quasi mille chilometri dall’altro.

Due omicidi che rientreranno nei misteri più oscuri della nostra storia.

Uno è l’omicidio di Peppino Impastato, giornalista e attivista nella lotta contro la mafia, l’altro, è il corpo di Aldo Moro, presidente del partito della Democrazia Cristiana, ucciso dalle Brigate Rosse.

Sono giorni caldi, sono giorni di piombo, così come lo sono quegli anni.

La rivoluzione culturale e sociale segue il suo inesorabile corso, in Parlamento le attività continuano, malgrado la grande perdita di un leader come Moro.

A giorni ci sarà il referendum sull’aborto e il sociale è nel mirino di tanti programmi politici.

La legge Basaglia

Non è certo un clima sereno, quello che si respira a Montecitorio, ma bisogna andare avanti. E’ il 13 maggio 1978.

La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion d’essere.

Aprire l’Istituzione non è aprire una porta, ma la nostra testa di fronte a ‘questo’ malato“. Con queste parole, Franco Basaglia, psichiatra e neurologo, porta avanti la sua battaglia per il trattamento dei pazienti con problemi psichiatrici.

La legge viene portata in Parlamento da Bruno Orsini, esponente della Democrazia Cristiana e psichiatra, ma passerà alla storia come la legge Basaglia.

il testo prevede una vera e propria rivoluzione nel campo della salute mentale, dell’assistenza a pazienti psichiatrici, ma soprattutto dispone per la chiusura dei manicomi.

C’erano una volta i manicomi

Nel 1978, le strutture che ospitano le persone con disturbi psichiatrici sono dei veri e propri lager. Camice di forza, letti con cinghie di cuoio, elettroshock, lobotomia, psicofarmaci, anestetici e catene ai termisifoni. Odore di piscio ovunque, edifici fatiscenti e zombie ciondolanti nei lughi e bui corridoi.

Ci finiscono gli alcolizzati, gli orfani, i depressi, le donne che si ribellano al marito, gli omosessuali, gli autistici, i disabili. Tutti coloro che sono considerati “disturbanti” o “diversi” per la società dell’epoca.

Gli “operatori” hanno ordine di usare la violenza, e lo facevano con un gusto perverso. Del resto sono scelti proprio in base alle loro caratteristiche di forza e cinismo.

I pazienti sono considerate bestie senz’anima, da allontanare dalle famiglie e dalla società, soggetti che creano solo imbarazzo e vergogna. Non si possono sopprimere ma i metodi usati nelle strutture sono vere e proprie torture che inducono molto spesso alla morte.

Questo è quanto è considerato “normale” trattamento sanitario, prima della legge Basaglia.

Legge n.180/78

13 marzo 1978. E’ la data storica del cambiamento. La legge appena approvata in Parlamento riguarda tecnicamente “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, e porta il numero 180 dell’anno 1978.

Con l’entrata in vigore di questa legge si dispone per la chiusura di questi centri di detenzione per malati psichiatrici e si riconosce al soggetto affetto da disturbi psichiatrici il diritto ad un’assisitenza totalmente diversa, tutelata dal punto di vista umano, civile e sanitario.

In due parole: dignità e sostegno.

La legge, inoltre, stabilisce le linee guide che disciplineranno il mondo della psichiatria e delle strutture specializzate che nasceranno. Nascono il servizio di igiene mentale e i CIM e i centri riabilitativi.

Una visione lodevole e ben strutturata, se non fosse che siamo in Italia e ogni entusiasmo e iniziativa, pertanto buona, si spegne al suon della lira, o dell’euro.

Effettivamente le cose sono migliorate, dai tempi degli anni Settanta e tanto è stato fatto, ma siamo lontani dall’aver ottenuto i risultati tanto sperati da Franco Basaglia.

Galeotte le risorse economiche destinate al settore, purtroppo. Troppe ancora le lacune nel sistema assistenziale dovute alla carenza di personale, di posti in struttura e di cure a domicilio. Sicuramente inadeguato il sostegno alle famiglie coinvolte. E ancora, troppi gli psicofarmaci prescritti e troppo poche le risorse umane impiegate.

Il presente

Dice l’Oms: “La salute mentale e il benessere di intere società sono state gravemente colpite da questa crisi e sono una priorità da affrontare con urgenza“.

Infatti, i vari lockdown hanno influenzato drasticamente il nostro equilibrio vita-lavoro e gli ambienti di lavoro. Una situazione che in Italia è stata aggravata dallo scarso sostegno economico da parte delle istituzioni. La pioggia di fuoco di miliardi di euro non è mai arrivata e molte aziende sono alla canna del gas. Ma senza divagare e tornando a parlare di psichiatrici e di sostegno, in Italia, di fatto, il Covid ha interrotto anche tutta una serie di fragili equilibri che già si reggeveano malamente.

Il distanziamento sociale ha di fatto, isolato soggetti psichiatrici e famiglie, ha creato un buco nella continuità degli incontri terapeutici, lasciando le famiglie senza un vero e proprio sostegno. Ad appesantire la situazione, la crisi economica.

Il covid ha generato, quindi, due nuove problematiche: ha aggravato la situazione di chi già prima del covid era in uno stato di necessità e ha posto le condizioni per cui molta gente dapprima equilibrata, si ritrova, malgrado ogni ragionevole sforzo, a fare i conti con una depressione da Covid.

Mental health e Covid-19

Il Covid è un problema serio a livello psicologico che ha già minato la salute mentale di molti. Ha devastato ogni equilibrio. Ovunque si parla di pandemic fatigue, cioè lo stress da pandemia. Un’alienazione psicologica che può diventare cronica e degenerare.

Nel Regno Unito, ad esempio il Mental Health Programm abbraccia una serie di iniziative a sostegno quotidiano del paziente. Sono soprattutto i giovani a soffrirne e, di conseguenza le loro famiglie a subirne gli effetti. In tempo di Covid-19, anzichè affievolirsi, si è rafforzato il sostegno sociale, estendendolo anche a coloro che hanno manifestatato o manifestano disturbi psicologici dovuti al lockdown o alla perdita del lavoro.

Viene presa in considerazione e studiata, la percezione del burnout da parte del pubblico. Addirittura, il regno Unito ha individuato una serie di fattori che potrebbero contribuire in modo significativo al burnout, evidenziando cosa sono e cosa si può fare per combatterli.

E’ tempo di una nuova “legge Basaglia”

A differenza degli altri paesi europei, in Italia, si legge sull’Ansa:”nelle politiche generali di salute mentale l’Italia al giorno d’oggi non mette al centro la persona sofferente, il suo sapere esperienziale, i suoi bisogni, non punta sul suo coinvolgimento attivo e su percorsi di recovery. Forse anche per il fatto che nel nostro Paese viene investito appena il 3% del Fondo sanitario nazionale in questo ambito, mentre in altri Paesi europei (Germania, Francia, Inghilterra) questa percentuale oscilla tra il 10 e il 15%“.

Questo di fatto, come precisa l’Ansa, azzera la legge Basaglia.

L’OMS stessa afferma che, a causa della pandemia e delle sue conseguenze, il numero di persone affette da disturbi mentali aumenteranno nei prossimi anni. Riconosce che è fondamentale non sottovalutare la situazione ed agire per attivere strumenti e risorse per affrontare quella che sarà una nuova emergenza globale. I disagi derivanti dalle restrizioni, dalle condizioni economiche e relazionali non coinvolgeranno solo chi era già affetto da disturbi psichiatrici prima dell’era covid.

L’attenzione ora deve essere alta proprio su coloro che con il Covid hanno conosciuto nuove sofferenze sociali, economiche e relazionali. Sono queste le persone che rischiano il crollo emotivo e che possono sviluppare depressioni importanti e pericolose.