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Se ben ricordate, di orrore ci parlava il Colonnello Kurtz nel finale di Apocalypse Now, impressionante affresco sulla guerra in Vietnam di Francis Ford Coppola.

Ricordando con rispetto il monito del mitico Marlon Brando, parliamo oggi di tre horror che si svolgono direttamente sul campo di battaglia.

Tre film che avvengono durante la Seconda Guerra Mondiale, quando la terribile minaccia nazista incombeva sull’Europa e il mondo intero.

Uno dei periodi più bui della storia dell’umanità, dove la folle ideologia dello sterminio di massa portò i soldati a macchiarsi di atroci crimini contro i civili.

Come tristemente si suole dire, il sonno della ragione genera mostri, rifacendoci al famoso dipinto di Francisco Goya.

In questo caso i mostri non sono soltanto i nazisti, ma anche feroci spiriti vendicativi, mutanti o esperimenti scientifici oltre la follia umana.

Rivediamo quindi la grande guerra sotto una luce diversa, attraverso il ricchissimo genere cinematografico del terrore e la paura.

Un genere che qualcuno potrebbe, erroneamente, ritenere inappropriato, come se sminuisse il dolore e la morte dei veri soldati.

Ma in realtà, è proprio attraverso il fantastico che molte volte il messaggio arriva con più efficacia all’orecchio di noi spettatori.

E diciamoci la verità, in fondo guardare un mostro inarrestabile riempire di orrore e fare guerra ai nazisti è sempre una gioia per gli occhi e per il cuore.

Perciò non sentiamoci troppo in colpa, sediamoci comodi davanti alle nostre TV e che il bagno di sangue abbia inizio.

1- La fortezza (1983)

soldati e carro

Un plotone di nazisti stravolge la pace di una piccola cittadina in Romania.

I loro ordini sono quelli di presidiare il luogo, assicurando il passaggio per le truppe che seguiranno.

Come quartier generale i soldati scelgono una antica fortezza che avvolge un castello millenario.

Il gruppo prende dunque possesso del castello, insediandosi nella fortezza abbandonata sul fianco della montagna.

Ma dalle profondità di quel luogo dimenticato torna in vita una antica creatura dal potere incontrollabile.

Questo demone inizia a massacrare senza pietà i nazisti, i quali chiedono al comando l’invio di ulteriori truppe come rinforzo.

A capo dei nuovi soldati c’è uno spietato ufficiale, esaltato dell’ideologia nazista.

L’uomo non crede alle testimonianze dei soldati sul demone, sicuro che gli omicidi siano opera di partigiani ribelli.

Inizia quindi una violenta rappresaglia contro i civili per scovare gli assassini, ovviamente senza risultati.

A quel punto un vecchio malato dottore, sua figlia e un misterioso straniero diventano l’unica speranza di sopravvivere per tutta la città.

La razza superiore contro un essere superiore

La fortezza è uno dei primi film di Michael Mann, ancora alla ricerca del suo stile che provava per la prima (e ultima) volta il genere horror.

Un esperimento che purtroppo fu un grande flop, prima del grande successo della serie Miami Vice e film come Heat – La Sfida o L’ultimo dei mohicani.

Personalmente io l’ho sempre apprezzato, come apprezzo sempre e comunque i registi che osano al di fuori della loro comfort zone.

L’insuccesso fu comunque di poco conto, considerando che il budget complessivo era inferiore ai 10 milioni di dollari.

Ma nonostante aver pagato pegno per il tentativo, questo film esprime con grande efficacia l’orrore della guerra nazista attraverso il fantasy.

Il demone del castello non è infatti migliore dei soldati, come dice all’ultimo superstite affermando “Io vengo da te“.

Questo spirito incarna quindi l’odio e la malvagità di tutta l’umanità, di cui i nazisti furono un folgorante esempio storico.

A dare il volto alla follia della svastica abbiamo un ottimo Gabriel Byrne, capo truppa tedesco esaltato della sua superiorità ariana.

Un attore anch’esso agli esordi come il regista, prima della consacrazione da protagonista in Crocevia della morte e I soliti sospetti.

Piccolo ruolo, ma fondamentale, anche per Ian McKellen, il sempreverde protagonista di film come Il signore degli anelli o X-Men.

Insomma riassumendo un film seppellito e dimenticato nel tempo, ma che ogni amante dell’horror dovrebbe riesumare e rivalutare come si deve.

2- Overlord (2018)

soldato mostro

Un piccolo gruppetto di paracadutisti americani sopravvive allo schianto del loro aereo, dopo un terribile bombardamento nazista alla loro flotta.

Trovandosi completamente soli in territorio ostile circondati dal nemico, decidono di completare la loro missione originale ad ogni costo.

Si infiltrano cosi in un piccolo paesino sotto il controllo dei tedeschi, decisi a interrompere le loro comunicazioni.

Il piano prevede infatti la distruzione di una torre radio, all’interno di una vecchia chiesa fortemente presidiata dall’esercito.

Grazie all’aiuto di una coraggiosa donna del luogo, i sopravvissuti si avventurano all’esplorazione dell’avamposto nemico.

Ma dentro la chiesa faranno una scoperta terrificante: un laboratorio segreto dove i nazisti compiono orribili esperimenti sugli esseri umani.

Il loro scopo è quello di rendere più forti e resistenti i soldati tedeschi, arrivando perfino a cercare di riportare in vita i morti.

Mentre un folle ufficiale nazista da loro la caccia, il gruppo decidere di radere al suolo la chiesa e il suo infernale laboratorio di mutanti.

La missione probabilmente sarà un biglietto di sola andata per tutti, ma presto si rendono conto di non avere più scelta.

All’alba del grande sbarco in Normandia degli Stati Uniti, il destino della guerra e del mondo sarà nelle mani di questi giovani ragazzi.

Vieni più vicino e giochiamo al dottore

Overlord è un piccolo horror che non pretende di essere nulla di più di ciò che è, riuscendo in questo alla perfezione.

Julius Avery alla regia svolge il suo onesto lavoro, sotto l’ala protettiva del veterano J. J. Abrams.

Il creatore della famigerata serie tv Lost produce una gustosa amalgama di film di guerra e splatter mutante.

Tutti i personaggi sono molto inquadrati nei loro ruoli, ma riescono comunque a distinguersi in modo interessante.

Il protagonista principale è Jovan Adepo, giovane recluta lanciato assieme agli altri come carne da macello per aprire la strada all’invasione degli alleati.

Un soldato umano e credibile, senza eccessi di machismo e infallibilità alla Rambo, nel quale anche noi civili possiamo immedesimarci.

Alla guida del manipolo di intrepidi c’è invece Wyatt Russell, fascinoso ufficiale duro e puro, più nei canoni del classico eroe a stelle e strisce.

Infine una piccola menzione merita anche la bella Mathilde Ollivier, dolce francesina in combutta con gli americani per salvare suo figlio dai nazisti.

In una parola, potremmo dire che il film è riuscito nel suo intento, raccontare una favola dell’orrore all’interno della guerra.

Una favola che riesce a sbeffeggiare con astuzia il delirante sogno di gloria della svastica, personificato dal dottore nazista che sogna l’immortalità della razza superiore.

3- Trench 11 (2017)

soldato con maschera

Torniamo ancora una volta nell’orrore delle trincee tedesche, questa volta verso la fine della guerra anziché’ il principio.

I nazisti stanno fuggendo disperatamente dalla Francia, ormai sconfitti, con i partigiani e l’esercito alleato a dare loro la caccia.

Nel mezzo di questo caos, una squadra mista di soldati inglesi e americani viene a sapere di un bunker segreto chiamato “Trincea 11”.

I loro rispettivi governi impongono una indagine immediata, in quanto potrebbe trattarsi di una fabbrica sotterranea di armi chimiche.

Arrivati sul posto, scoprono stupefatti che il bunker è in stato di abbandono e rovina, a seguito di un bombardamento degli stessi tedeschi.

Il gruppo si addentra nelle viscere del complesso di ricerca, scoprendo una moltitudine di uomini ormai impazziti.

Dopo aver sparato ad alcuni di loro per difendersi, i soldati scoprono che questi erano tutte cavie umane di un progetto dal nome Wotan.

Le ricerche dovevano sviluppare dei vermi estremamente aggressivi per decimare le riserve di bestiame del nemico.

Ma il progetto era andato ben oltre le intenzioni originali, sviluppando una terribile arma biologica, capace addirittura di sterminare l’intera razza umana.

A quel punto i soldati dovranno fuggire da quel luogo maledetto, evitando un folle medico nazista che vuole seppellire il segreto con gli esplosivi.

Il male non muore mai

Trench 11 è un altro piccolo horror a basso budget, questa volta di produzione canadese.

Il film e’ praticamente l’unica esperienza cinematografica di Leo Scherman, altrimenti abituato da sempre a lavorare per la TV.

Un vero peccato per un regista che sembrava conoscere il suo mestiere, mescolando orrore e guerra con stile e un grande ritmo.

La storia si svolge per lo più in interni spogli e malridotti, trascinando i protagonisti in un claustrofobico vortice di pazzia scientifica.

Nonostante la povertà della produzione, il film mantiene un’ottima tensione narrativa e tra i vari personaggi, inclusi i soldati tedeschi.

Il comando vorrebbe infatti seppellire il progetto e dimenticarlo, ma il giovane medico dal volto di Robert Stadlober ha invece altri piani.

Infatti, proprio come l’apparato bellico e dittatoriale di cui fa parte, l’uomo non riesce ad accettare, anzi neppure ad ammettere, l’ormai imminente sconfitta del Terzo Reich.

Nella sua follia ormai senza speranza, sogna di trascinare tutta l’umanità nella fossa che i nazisti si sono scavati da soli nel loro delirio di onnipotenza.

Ed è per questo che con la sua invenzione intende portare a termine lo sterminio che il regime aveva in programma, ma questa volta per tutti e non soltanto per gli ebrei.

Insomma un’altra prova che il male non muore mai, proprio come fanno i virus, mutando solo in forme sempre diverse per riuscire a sopravvivere.

Arrivati anche oggi alla conclusione della nostra chiacchierata di cinema, rinnovo come sempre l’invito a visitare il mio sito tutto incentrato sul cinema:

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