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Un’ampia selezione dell’opera di Richard Mosse, una esplorazione tra la fotografia documentaria e l’arte contemporanea su Migrazione, Conflitto e Cambiamento climatico. Una mostra che ha l’intento di mostrare quel confine in cui si scontrano i cambiamenti sociali, economici e politici.  E’ la prima mostra antologica del fotografo irlandese Richard Mosse, rideata e realizzata dalla Fondazione MAST, a cura di Urs Stahel.

Il mondo visto da un obbiettivo

Non basta avere una macchina fotografica per essere fotografi. Documentare situazioni, eventi e paesaggi è un’arte riservata a chi ha talento e fantasia. E Mosse ne ha da vendere. Grazie alla sua insaziabile fame di novità, applica nuove tecnologie, spesso di derivazione militare, per offrire la narrazione più fedele al contesto.

Le sue fotografie non mostrano il conflitto, la battaglia, l’attraversamento del confine, in altri termini il momento culminante, ma il mondo che segue la nascita e la catastrofe. L’artista vuole sovvertire le convenzionali narrazioni mediatiche attraverso nuove tecnologie, spesso di derivazione militare, proprio per scardinare i criteri rappresentativi della fotografia di guerra”, spiega il curatore della mostra Urs Stahel.

Con Kodak aerochrome, termocamere in grado di registrare le differenze di calore nell’intervallo degli infrarossi, tecniche della fluorescenza UV. Per Richard Mosse ogni mezzo è concesso, pur di realizzare un reportage narrativo in grado di trasportarci sulla scena come un portale spazio tempo.

Bosnia, Kosovo, la Striscia di Gaza, la frontiera tra Messico e Stati Uniti. Sono luoghi che Mosse ha immortalato con i suoi primi scatti. La caratteristica è l’assenza quasi totale di figure umane e documentano le zone di guerra dopo gli eventi.

Kodak aerochrome

In Congo Mosse utilizza invece una pellicola da ricognizione militare sensibile ai raggi infrarossi, messa a punto per localizzare i soggetti mimetizzati. E’ la Kodak Aerochrome, una pellicola che registra la clorofilla presente nella vegetazione e “ rende visibile l’invisibile”. Il risultato che la lussureggiante foresta pluviale congolese viene trasfigurata in uno splendido paesaggio surreale dai toni del rosa e del rosso.

Grazie alla videoinstallazione, e al progetto fotografico, alla Biennale di Venezia del 2013 Mosse svela il contrasto tra la magnifica natura della foresta della Repubblica Democratica del Congo e la violenza dei soldati dell’esercito e dei ribelli. 

Richard Mosse in questa foto ha immortalato un gruppo di bambini congolesi in un campo profughi. Sullo sfondo diverse abitazioni fatte di tende. La foto presenta ogni cosa con tonalità di rosso e rosa
© Richard Mosse Lost Fun Zone, eastern Democratic Republic of Congo, 2012 * Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid

Il campo profughi di Kanyaruchinya, nel Kivu Nord, ha ospitato almeno 60.000 persone migrate verso sud dal territorio di Rutshuru per sfuggire ai ribelli dell’M23. Questa fotografia è stata scattata alla fine di ottobre 2012. Solo poche settimane dopo, la popolazione di Kanyaruchinya sarebbe stata costretta a fuggire di nuovo, abbandonando il campo in fretta e furia.

La termocamera

Tra il 2014 e il 2018 Mosse si concentra sulla migrazione di massa e sulle tensioni causate dalla dicotomia tra apertura e chiusura dei confini, tra compassione e rifiuto, cultura dell’accoglienza e rimpatrio. Immagini straordinarie dei campi profughi Skaramagas in Grecia, Tel Sarhoun e Arsal in Libano, Nizip in Turchia, Tempelhof a Berlino e molti altri. E’ qui che Mosse utilizza una termocamera in grado di registrare le differenze di calore nell’intervallo degli infrarossi.

E’ una tecnica militare che consente di “vedere” le figure umane fino a una distanza di trenta chilometri, di giorno come di notte. Le immagini sono apparentemente nitide, precise e ricche di contrasto. A un esame più attento, invece, non si riescono a distinguere i dettagli ma solo astrazion. Persone e oggetti sono riconoscibili solo come tipologie, nei loro movimenti o nei contorni, ma non nella loro individualità e unicità.

La tecnica della fluorescenza UV

Tra il 2018 e il 2019, Mosse comincia a esplorare la foresta pluviale sudamericana dove per la prima volta concentra l’obiettivo sul macro e sul micro, spostando l’interesse di ricerca dai conflitti umani alle immagini della natura. 

Mosse scandaglia il sottobosco, i licheni, i muschi, le orchidee, le piante carnivore e, alterando lo spettro cromatico, trasforma questi primi piani in uno spettacolo pirotecnico di colori fluorescenti e scintillanti. La biodiversità viene descritta minuziosamente tra proliferazione e parassitismo, tra voracità e convivenza, per mostrarci la ricchezza che rischiamo di perdere a causa dei cambiamenti climatici e dell’intervento dell’uomo.

Tecnologia satellitare

La serie più recente di Mosse documenta con la precisione della tecnologia satellitare la distruzione dell’ecosistema ad opera dell’uomo. Mosse ha scattato queste fotografie di denuncia lungo “l’arco del fuoco”, nel Pantanal, il fronte di deforestazione di massa nell’Amazzonia brasiliana. Ogni mappa mostra i delitti ambientali perpetrati su vasta scala, diventando per il fotografo un archivio che li documenta. 

Richard Mosse Displaced: la mostra

 “Richard Mosse crede fermamente nella potenza intrinseca dell’immagine, ma di regola rinuncia a scattare le classiche immagini iconiche legate a un evento. Preferisce piuttosto rendere conto delle circostanze, del contesto, mettere ciò che precede e ciò che segue al centro della sua riflessione”, spiega il curatore Urs Stahel.

La mostra è un progetto davvero straordinario. 77 fotografie di grande formato inclusi i lavori più recenti della serie Tristes Tropiques (2020), realizzati nell’Amazzonia brasiliana. Due monumentali videoinstallazioni immersive, The Enclave (2013) e Incoming (2017), un grande video wall a 16 canali Grid (Moria) (2017) e il video Quick (2010).

Richard MOsse fotografa dei minerali con la tecnica satellitare. L a veduta è appunto dall'alto con tantissimi colori
© Richard Mosse Mineral Ship, Crepori River, State of Para, Brazil, 2020 **** Courtesy of the artist and carlier | gebauer, Berlin/Madrid

Per produrre il video wall del 2017 Grid (Moria), si è recato più volte  nell’omonimo campo profughi sull’isola greca di Lesbo, noto per le sue pessime condizioni. Le riprese sono state effettuate con termografia ad infrarosso e l’opera è costituita da 16 schermi che propongono lo stesso spezzone a diversi intervalli. 

Il video Quick del 2010 completa infine le video-installazioni: è un filmato girato da Mosse che ricostruisce la genesi della sua ricerca e della sua pratica artistica attraverso i temi a lui cari come la circolazione del virus Ebola, la quarantena e l’isolamento, i conflitti e le migrazioni, muovendosi tra la Malesia e il Congo orientale.

Info utili

La mostra Richard Mosse Displaced è aperta al pubblico fino al 19 settembre 2021. L’ingresso è gratuito ma è obbligatoria la prenotazione. L’installazione si trova alla Fondazione Mast, in Via Speranza 42, a Bologna e le aperture sono dal martedi alla domenica, dalle 10,00 alle 20.

Il catalogo che accompagna la mostra propone tutte le immagini esposte oltre a un saggio critico del curatore della mostra Urs Stahel e testimonianze di Michel J. Kavanagh, Christian Viveros-Fauné e Ivo Quaranta. Il volume, edito dalla Fondazione MAST, è distribuito da Corraini ed è disponibile in libreria e online sul sito ufficiale della Fondazione Mast.