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Come un memorabile film del 1966, Viaggio allucinante, immaginiamo di diventare minuscoli ed a bordo di una navicella, cominciamo un meraviglioso viaggio nel nostro corpo, alla scoperta dell’intestino.

Il viaggio

Si parte appena usciti dallo stomaco, ovvero dal piloro, una piccola valvola posta al termine del sacco gastrico e si finisce nel condotto anale. Percorriamo un tunnel buio, più volte ripiegato su stesso. Se lo potessimo vedere dall’esterno apparirebbe flessibile.  E’ diviso in due parti: tenue e crasso. Il primo, anatomicamente viene suddiviso in tre tratti, chiamati duodeno, digiuno ed ileo e la sua lunghezza varia dai 3 ai 7 metri. Il secondo a sua volta in cieco, colon e retto, è lungo circa 2 metri. All’interno troviamo delle creste, che assomigliano a delle dita di un guanto ricoperto: soni i villi intestinali.

La digestione

Arriviamo nel duodeno, dove comincia realmente la digestione, grazie all’ausilio dei succhi pancreatici e biliari, nel digiuno troveremo i villi più alti, più grossi, ed è proprio qui, che vengono assorbiti la maggior parte dei nutrienti, mentre nel tenue continuerà il processo di assimilazione e sarà il momento della vitamina B12 e degli acidi biliari. Continuando il nostro viaggio, arriveremo nell’intestino crasso, dove si completerà l’assorbimento dei vari nutrienti e comincerà la fase escretiva, verranno drenati i liquidi e si preparerà la massa fecale.

intestino - nella foto il disegno di un corpo umano e del suo intestino

I neuroni

Guardo il computer di bordo per analizzare alcuni dati, e scopro che la lunghezza totale dell’intestino è di circa 9 metri. Ma se aprissimo i villi e li stendessimo, la sua superficie sarebbe di 250 metri quadrati: da perdersi! Ma i miei occhi vengono colpiti da una moltitudine di cellule differenti: le faccio analizzare dal computer. Sorpresa! Ma quelli sono neuroni, e sono oltre cento milioni, quasi come nel midollo spinale. Ecco perché parliamo di secondo cervello. Ed è qui che si forma oltre il 90% della serotonina, l’ormone del benessere, quella sostanza senza la quale sono triste, malinconico, depresso.

E allora il mio umore dipende dalla mia pancia?

Ma il computer mi comunica un’altra presenza massiva: si tratta di batteri. I numeri che leggo hanno dell’incredibile, si calcolano dalle 800 alle 1000 specie differenti, per un numero totale di circa 100 mila miliardi ed un peso superiore al chilo. Sconvolgente!

Il microbiota

E’ questo il microbiota, oggi concepito come un “super-organo” dalle innumerevoli funzione biologiche, senza appartenere, nel vero senso della parola, al nostro corpo. Era il 2005 quando all’Institute for Genomic Research, di Rockville, nel Maryland (Stati Uniti) si cominciava a ventilare un’affascinante ipotesi: la presenza nell’intestino umano di un enorme numero di batteri che in qualche modo potevano essere considerati un unico insieme e quindi simili ad un organo a parte responsabile di vari funzioni.

Ma quali sono queste funzioni?

La prima è quella strettamente legata all’assorbimento dei nutrienti. Ma ci sono tanti altri compiti che questi batteri svolgono: hanno un ruolo decisivo nel discorso immunitario. Molto spesso la chiave di infezioni ricorrenti, è da cercare proprio in un microbiota inadeguato. Inoltre sono responsabili della sintesi o dell’assorbimento di molti micronutrienti: dalla vitamina K a quelle del gruppo B, dalla D ad alcuni aminoacidi. Oggi noi sappiamo che in molti distretti del nostro corpo esistono vari agglomerati batterici che daranno vita ad un microbiota cutaneo, respiratorio, genitale, etc.

Come si forma il microbiota

Il microbiota si forma fin dalla nascita. Basti pensare che al momento in cui la donna resta incinta, i batteri all’interno della sua vagina cominciano a cambiare, perché dovranno “contaminare” il feto che durante il parto naturale attraverserà il canale vaginale.

Un secondo “incontro” con i batteri probiotici, cioè buoni, il neonato lo avrà durante l’allattamento, e poi durante le varie fasi della crescita in base a stimoli diversi, dovuti all’alimentazione, ai farmaci che assumerà, al movimento, allo stress psicologico ed anche al territorio geografico in cui vivrà. Questo ci fa affermare che il microbiota è estremamente variabile da zona a zona e da individuo ad individuo.

In forma con un microbiota sano

Un microbiota funzionante è correlazionato anche ad un giusto peso corporeo, in quanto i batteri mantengono una memoria antropologica, di quando i nostri progenitori, che vivevano nelle caverne, dovevano trarre la maggiore energia e numero di calorie da qualsiasi alimento trovassero, poiché non tutti i giorni il pasto era assicurato. Oggi questa popolazione microbica, i Firmicutes, è maggiormente presente tra gli abitanti dei paesi con clima più rigido, proprio per tutelare il corpo dal freddo con uno strato di tessuto adiposo.

Tiroide

Anche la tiroide è influenzata dal microbiota, in quanto una delle sindromi più frequenti che colpiscono questo organo, la tiroidite di Hashimoto, sembra poter essere messa in correlazione con una carenza di una famiglia di batteri, i Bacteroidetes, oltre che ad un’alterazione delle giunzioni serrate, che tengono le cellule intestinali adese, dando origine a quella che viene definita leaky gut syndrome (sindrome dell’intestino gocciolante).

Ansia e depressione

I batteri in qualche modo condizionano anche il nostro umore e i nostri comportamenti. Uno studio svolto nei Paesi Bassi, ha evidenziato che persone con depressione avevano livelli più alti della media di batteri Flavonifractor, ma anche livelli costantemente bassi di Coprococcus e Dialister, indipendentemente dal fatto che assumessero antidepressivi o meno, o come in un campione di volontarie nel cui intestino prevaleva la famiglia dei Prevotella, le reazione ad immagini negative risultasse più angosciante ed emozionalmente coinvolgente, rispetto ad altre in cui prevaleva la famiglia dei Bacteroidetes.

I tumori

Anche nell’ambito oncologico, un microbiota sano appare fondamentale. Basti pensare che la presenza di alcune famiglie di batteri, possono favorire un rallentamento fecale, con conseguente stipsi e quindi ristagno di materiale ricco di metaboliti tossici. Tutto questo è alla base di una disbiosi, che oggi appare strettamente collegata ai tumori del colon-retto. Inoltre una recente ricerca pubblicata su Nature Mycrobiology ha evidenziato come alcuni ceppi batterici svolgano un azione protettiva sulle cellule intestinali ed in qualche modo le preservino da una degenerazione neoplastica.

Il viaggio continua

Il nostro viaggio continuerà la prossima settimana per conoscere cosa fare per avere un intestino ed un microbiota in ordine.

Oggi 3 dicembre, Posti it Salute è anche su Instagram. Alle 19,00 diretta per approfondire questo argomento e per eventuali domande e chiarimenti. Vi aspetto.

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Dr. Rocco Berloco
Rocco Berloco, medico chirurgo, specializzato in Medicina Generale, esperto in Omeopatia con iscrizione presso l’Albo dell’Ordine dei Medici di Bari. In quanto omeopata tratto i disturbi pediatrici, le allergie, le problematiche ginecologiche, tutte le patologie funzionali dell'intestino, ma in special modo mi occupo di ansia, di depressione, di attacchi di panico, ma anche di supportare il soggetto oncologico con medicinali omeopatici, per antagonizzare gli effetti collaterali della chemio e radioterapia. Da sempre mi piace pensare che basta poco per trasformare la sofferenza in un sorriso, che la Medicina sia Una e comprenda varie sfaccettature e che la sua Mission sia quella di aiutare le persone a Cambiare, a diventare migliori, a lasciarsi alle spalle sofferenze e traumi, perchè non si deve curare la Malattia, ma guarire l'Uomo. Cerco di avvicinarmi alle emozioni, di riuscire a parlare loro e farle fluire in modo da rendere le persone libere da quegli schemi e da quelle convinzioni limitanti che ne bloccano i comportamenti. Lavorare per il cambiamento significa scrollarsi di dosso pattern negativi ed abitudine non ecologiche. E tutto questo si può fare attraverso i medicinali omeopatici, attraverso i fiori di Bach (ma anche altre essenze floreali) e i fitoterapici. Ma non solo. A volte non basta, bisogna scendere in profondità, scrostare la rabbia, vivere diversamente il Tempo, il passato di cui non ci si riesce a liberare ed il futuro che è sempre un passo davanti. Bisogna imparare a restare nell'attimo, nel qui ed ora, nel hic et nunc, bisogna fermarsi semplicemente nel Presente. A volte è fondamentale il lavoro profondo con la pnl (programmazione neurolinguistica) per prendere finalmente consapevolezza dei propri Talenti, per far riaffiorare la propria autostima. Ma a volte c'è bisogno anche creare un percorso, trovare la strada, fissare gli obiettivi, identificare la propria Mission, attraverso una Vision personalizzata. Ecco perchè diventa fondamentale il coaching! Ma spesso il tassello decisivo è nel nostro intestino, perchè l'asse intestino-cervello muove tanti neurotrasmettitori, tante citochine, tante endorfine, e perchè andando a ritroso la stragrande maggioranza delle patologie si struttura su quella che gli anglosassoni chiamano "leaky gut syndrom" in Italia meglio conosciuta come permeabilità intestinale. E allora prendiamo coscienza del ruolo fondamentale del microbiota, e che i probiotici non sono tutti uguali, e che un intestino sano fa persone sane.