image_pdfimage_print

Per la rubrica “33 giri di ricordi”recensione retrospettiva dell’album “The dark side of the moon“ dei Pink Floyd

La Storia non è solo quella che si studia sui libri di scuola. E’ storia tutto ciò che ha contribuito al nostro sviluppo sociologico e che ha segnato gli eventi culturali. Ogni contesto storico è stato accompagnato dalla musica, colonna sonora che ha “battuto il tempo” e raccontato in modo indelebile la storia, fissandola a colpi di note nella nostra memoria. Nasce così la rubrica “33 giri di ricordi”, la musica che ha fatto la storia.

Proseguono gli appuntamenti con i 33 giri di ricordi, meglio se in vinile, che hanno segnato un’epoca: è la volta di un album che ha segnato la storia, “The dark side oft he moon“ dei Pink Floyd.

1973

I Pooh pubblicano l’album “Parsifal”.

Gli Accordi di Pace di Parigi, pongono ufficialmente fine alla Guerra del Vietnam. In cambio della restituzione di un grande numero di prigionieri da parte del Vietnam del Nord, gli USA accettano di ritirarsi completamente dal Vietnam del Sud.  

L’imprenditore statunitense Martin Cooper, effettua la prima chiamata con un telefono cellulare portatile.  

A New Your viene inaugurato il World Trade Center: le “Torri Gemelle” vengono aperte al pubblico.

A Washington, in seguito alle rivelazioni di due giornalisti del Washington Post, viene aperta un’inchiesta sul cosiddetto “Scandalo Watergate”, ovvero lo spionaggio subito dai Democratici nel corso dell’ultima campagna elettorale presidenziale. Nell’inchiesta è coinvolto anche il Presidente degli USA Richard Nixon

A Stoccolma, un tentativo di rapina alla Sveriges Kredit Bank, si trasforma in un sequestro di persona: è l’evento da cui nacque l’espressione “Sindrome di Stoccolma”.

In Cile, un golpe militare diretto dal generale Augusto Pinochet, rovescia il governo. Il Presidente Salvador Allende, si suicida durante le ultime fasi di assalto al palazzo presidenziale.

La Premiership viene vinta dal Liverpool, ottavo titolo per i Reds.

Il campionato NBA viene vinto dai New York Knicks, che battono 4-1 ai play off i Los Angeles Lakers.

Obscured by clouds

Non crediate sia facile parlare del disco forse più importante e famoso della storia della discografia mondiale: è già stato detto tutto e il contrario di tutto, sono stati scritti fiumi di parole su “Dark side of the moon”, critiche positive e critiche negative; ma considerato che “33 giri di ricordi” vuole parlare del meglio del meglio, di veri “masterpiece”, la presenza di questo disco nella rubrica, è quantomeno doveroso.

Ricordi a 33 giri, di quando il giradischi e l’altoparlante (rigorosamente monofonico), erano contenuti in una valigia portatile: io ne avevo uno, marca Lesaphon, regalatomi da un cugino più grande, che era passato allo “stereo”. Si, perché la “riproduzione del suono, che prevede due flussi informativi sonori, ognuno dei quali destinato a essere riprodotto da un diverso diffusore acustico”, era all’epoca per pochi: quelli che avevano i soldi, naturalmente, e i secchioni, che lo ottenevano come premio per l’andamento scolastico. Mio cugino apparteneva alla seconda categoria. 

Comprai il disco colpito dalla copertina: quel prisma triangolare, su sfondo nero, da cui entrava un fascio di luce che si trasformava in arcobaleno, mi incuriosì a tal punto da comprare il disco senza sapere chi fossero i Pink Floyd. A dire la verità, quel giorno ne comprai due, di dischi: l’altro era “Selling England by the pound” dei Genesis. Anche in questo caso mi colpì la copertina, che riportava il dipinto della pittrice inglese Betty Swanwick, intitolato “The Dream”. Avevo dodici anni, e la mia vita cambiò per sempre.

the dark side of the moon pink floyd - un giradischi vintage lesaphon a valigia degli anni '70

The dark side of the moon

Successo mondiale, colossale ed inaspettato. Interamente scritto da Roger Waters, “The dark side of the moon” parla dell’alienazione e della schizofrenia della società contemporanea, naturalmente riferita agli anni ’70, ma, purtroppo, tema quanto mai attuale.

Il disco alterna pezzi da classifica (“Money”, primo singolo della band a raggiungere il primo posto nella classifica americana e “Breathe”), a sonorità suggestive, ottenute grazie all’abbondante uso di effetti speciali (dietro le quinte alla consolle, c’è il mago del suono Alan Parsons).

L’album batterà negli anni tutti i record del rock: resterà nelle classifiche del Billboard per oltre seicento settimane e venderà oltre quindici milioni di copie.

Nel suo irripetibile successo, il disco porta i Pink Floyd ai vertici della popolarità mondiale e causa tuttavia qualche squilibrio psichico allo stesso Roger Waters. Il bassista e cantante rifletterà le proprie depressioni in tutti gli album seguenti e farà della solitudine e della depressione, una scelta di vita, non solo musicale.

Concept album

“The Dark Side of the Moon” si sviluppa da sperimentazioni, concerti live e registrazioni, avvenute dopo l’uscita di Syd Barrett le cui esecuzioni strumentali, vennero definite da David Gilmour, il suo sostituto: “quella noiosa roba psichedelica”. E qui, di psichedelia, ce n’è ben poca: c’è pop, rock, musica sinfonica, sperimentazione elettronica. In una parola: progressive.

Ogni lato del disco, registrato nei mitici studi di Abbey Road, può essere considerato un’opera musicale vera e propria. Due mini suite, all’epoca intervallate giocoforza dal girare il “padellone”, che nel formato cd, diventano un’unica opera, ancora più affascinante.

Breathe

Il disco comincia e finisce con un suono di battiti cardiaci, a voler sottolineare la natura dell’essere umano.

Speak to me” e “Breathe” pongono un accento sugli elementi mondani e futili della vita, ma con la minaccia della pazzia sempre dietro l‘angolo, e sull’importanza per ognuno, di vivere la propria esistenza.

“On the Run“, strumentale, in cui è protagonista il sintetizzatore (il mitico e modernissimo per l’epoca EMS VCS3), parla dello stress e dell’ansia provocati dalla paura di volare.

Time“, intrododotta dall’ormai mitio ticchettio d’orologio, parla del modo in cui lo scorrere del tempo possa controllare la vita di un individuo, e ammonisce con impeto chi spreca tempo prezioso focalizzandosi sugli aspetti più materiali della vita.

The great gig in the sky“, chiude la prima facciata, ed è una metafora sulla morte. Di grande impatto il solo di sax di Dick Parry, e il vocalizzo della cantante Clare Torry.

Money

La prima traccia del lato B, appunto “Money”, parte con l’altrettanto mitico rumore di un registratore di cassa. Il testo, ironico, prende in giro l’avidità ed il consumismo, alludendo chiaramente al Dio Denaro.

Us and them” parla dell’etnocentrismo, e dell’abitudine a trasformare i rapporti interpersonali in una semplice dicotomia.

Any colors you like”, anch’essa strumentale, introduce “Brain demage”, che descrive, ancora, il disagio mentale, come risultato del porre la fama e il successo in cima alla lista delle priorità, ed è chiaramente rivolta s Syd Barrett.

Eclipse” chiude la seconda suite, e riassume il senso di tutto il concept album. Il verso: “Tutto ciò che fai, tutto ciò che ti circonda sotto il sole, è in sintonia, ma il sole è eclissato dalla luna“. Ancora una metafora sulla follia, dove le luna rappresenta la mente umana.

Pulse

Il 13 settembre 1994 i Pink Floyd Trio, senza Roger Waters nel line-up, ovvero David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason, fecero tappa allo Stadio delle Alpi di Torino, con il “Division Bell Tour”, da cui sarebbe poi stato pubblicato il live “Pulse”.

Tra un effetto strobo, un pupazzo gonfiabile e un video di back drop, proposero, nella seconda parte dello show, “The dark side of the moon” per intero.

Al di là degli effetti speciali, comunque azzeccatissimi, la suite, senza interruzioni, si rivelò, vent’anni dopo, un pugno nello stomaco: un’analisi fredda, precisa, quasi crudele, della società contemporanea. Un romanzo multimediale distopico, di cui sarebbero stati dieri George Orwell e Aldous Huxley. Peccato che l’aggettivo “contemporaneo”, calzasse a pennello, per la società degli anni ‘70: la band era stata premonitrice, quasi un oracolo.

Inutile sottolineare che i contenuti dell’album, sarebbero attuali anche al giorno d’oggi.

Shine on you crazy diamond

L’album seguente, “Wish you were here” e il successivo “Animals”, nonostante vendite sempre consistenti, lasceranno l’amaro in bocca anche ai fans più accaniti: il primo è una dedica angosciosa a Syd Barrett, uno dei fondatori dei Pink Floyd, mentre il secondo, nella migliore tradizione orwelliana, rappresenta l’umanità divisa in tre categorie, cani, pecore e maiali. Un gigantesco maiale volante, sarà l’emblema del gruppo durante il successivo, imponente tour mondiale.

Nel 1979, la pubblicazione di “The wall”, segna l’ultima, importante tappa della storia dei Pink Floyd. L’album, nonostante le immancabili visioni pessimistiche del mondo, e le atmosfere cupe ed opprimenti che incalzano lungo le quattro facciate, riscuote un successo clamoroso.

Sarà il canto del cigno.