Forse sembrerà un po’ strano che io, interista da sempre, parli di Pietro Anastasi. Pietruzzu come affettuosamente lo chiamavano i suoi tifosi.

Anastasi, scomparso prematuramente venerdì scorso, è stato un personaggio che è andato ben oltre la fede e la passione calcistica. Oggi ha davvero poca importanza per me che nella sua carriera abbia vestito soprattutto la maglia della Juventus e per poche e sfortunate stagioni quella della mia squadra del cuore. Il mondo del calcio in lutto, ma la sua morte è da considerarsi un lutto nazionale.

Anastasi è stato un simbolo per tutti quei lavoratori immigrati dal Sud Italia a Torino per inseguire il miraggio del posto alla Fiat. Ha rappresentato la loro rinvincita sul padrone. E’ stato un’icona fin da quando Boniperti lo ingaggiò prelevandolo dal Varese e strappandolo letteralmente all’Inter società alla quale si era da tempo promesso.

Anastasi divento ben presto l’idolo di tutti i tifosi juventini. In modo particolare di tutti quei tifosi che lasciata la loro terra per arrivare nella fredda e nebbiosa Torino si scontravano giornalmente con i pregiudizi della gente che li considerava cittadini di serie B. Chi non ricorda tra i lettori non più giovani i cartelli affissi sui muri delle case con la dicitura “non si affitta ai meridionali”? Chi non ricorda la convinzione di alcuna becera gente del nord che pensava che i “terroni” non si lavassero ed usassero la vasca da bagno per coltivare le verdure.

Pietro Anastasi, la rivincita operaia

In quell’Italia che un po’, ahimè, ricorda quella di oggi, ecco comparire l’uomo della rivincita. Pietro Anastasi da Catania. Elemento fondamentale di una squadra che annoverava, tra gli altri, il palermitano Furino ed il leccese Causio. Anastasi che, con la sua capacità di smarcarsi, con il suo fiuto del gol, diventava uomo fondamentale per le vittorie della squadra del padrone. Simbolo di un calcio che non esiste più. Anche in nazionale Pietruzzu conobbe la gioia della vittoria dell’unico europeo dell’Italia nel 1968. Ma poiché le storie a lieto fine spesso esistono solo nei film, ben presto la fortuna volto le spalle a Pietruzzu.

Prima con lo stupido infortunio che gli impedì di partecipare al mondiale messicano del 70, poi con le incomprensioni con l’allenatore della Juve di allora, Parola. Come spesso accade anche oggi, i club, alcuni in particolare, sono poco riconoscenti verso i loro simboli, ed Anastasi non fece eccezione. In uno scambio, che a me giovane ma sfegatato tifoso nerazzurro fece perdere qualche notte di sonno, Pietruzzu lascio Torino per Milano, sponda Inter, al posto di Boninsegna, nostro bomber indiscusso.

Fu una delle mosse più azzeccate di Boniperti ed una delle tantissime sciocchezze della mia Inter. Ma questo è un altro discorso.

Ringraziamo Pietro Anastasi per tutto quello che ha dato al mondo del calcio.

Lo ringraziamo per la sua simpatia, per la sua professionalità e per una volta almeno dimentichiamoci dei colori della squadra nella quale è diventato un grande.

Buon viaggio Pietro.