L’alliaria, l’unica Crucifera che sa di… aglio!
L’alliaria è la simpatica erbetta, molto diffusa, che abbiamo scelto per inaugurare la nostra rubrica nel 2026. Appartiene alla famiglia botanica delle Crucifere, che vi stiamo illustrando. Ma è una Crucifera piuttosto strana. Perché, se molte Crucifere hanno sapore di cavolo, questa è l’unica che sa… di aglio! Se ne stropicciamo le foglie, infatti, ci rimane sulle dita l’inconfondibile odore dell’aglio, che è però una Liliacea.
Potremmo quasi affermare che è una pianta che recita nel ruolo di un’altra. Per questo è stata catalogata con un nome latino simile a quello dell’aglio: Alliaria petiolata BIEB. L’aggettivo petiolata che caratterizza la specie si riferisce alla particolarità delle sue foglie di avere un evidente picciolo, il cui termine latino corrispondente è petiolus.


La candela della mucca irlandese
Uno dei nomi più insoliti che le è stato affibbiato è quello irlandese di Bóchoinneal. Letteralmente significa “candela della mucca” perché l’alliaria ha un alto fusto non ramificato, che svetta nei prati, e perché è gradita ai bovini. Nell’Isola di Smeraldo è una specie autoctona, assai amata dai contadini. Già nel XVI secolo, sminuzzandone le foglie, preparavano una sorta di pesto per condire i pesci di mare e la carne d’agnello. Ci cucinavano inoltre zuppe e contorni vari o la mangiavano cruda in insalata.
Nella medicina popolare, era impiegata per lenire il mal di gola. A differenza della vicina Gran Bretagna, dove prende il nome di Garlic mustard, in Irlanda assume l’epiteto inglese di Jack-by-the-Hedge, ovvero “Jack dalla siepe”. E ciò avviene per sottolinearne il ruolo di aglio selvatico.


Breve ritratto botanico dell’alliaria
Si tratta di una comunissima pianta erbacea biennale, dal fusto glabro che raggiunge anche i 120 centimetri d’altezza. Si nota, quindi, tra le altre erbe di campo anche perché non è ramificata, è eretta come un fuso e s’innalza solitaria. Come habitat, predilige le radure ai margini dei boschi, le siepi, le sponde dei fossi e la terra a ridosso dei muri. Le foglie sono picciolate, come già anticipato, lisce sulla pagina superiore e un poco pelose su quella inferiore. Sono di forma diversa a seconda della loro posizione sullo stelo. Quelle che costituiscono la rosetta basale sono cuoriformi, con peduncolo più lungo, mentre quelle superiori diventano decisamente triangolari. In entrambi i casi, hanno il margine dentato, sebbene alla base sia quasi smussato.
I piccoli fiori bianchi sbocciano tra aprile e giugno e hanno 4 petali disposti a croce, come avviene nella famiglia delle Crucifere. Sono riuniti in racemi allungati posti alla sommità di ogni fusto. I frutti sono esili silique cilindriche, solcate ed erette, che curvano alla base. I semi sono piccini, a forma di corno e di colore nero. Grazie al suo odore d’aglio, l’alliaria si riconosce facilmente in natura. In ogni caso, è sempre meglio identificarla con precisione ricorrendo alle chiavi botaniche.


Una lunga tradizione medicinale
L’alliaria è nota sin dall’antichità per le sue proprietà detersive e disinfettanti, paragonabili a quelle antibatteriche dell’aglio. Il suo succo fresco serviva a medicare le ferite, persino quelle infette e purulente. Nel 1666, ad esempio, il medico danese Simon Pauli scrisse che “resiste al marcio e deterge e pulisce le ulcere putride e sordide”.
Tale proprietà è stata avvalorata dallo studio dei principi attivi. Tra questi troviamo un glicoside della sinigrina e piccole quantità di glicosidi cardiotonici, vitamina C e soprattutto olio essenziale con allile e disolfuro di allile. La droga è rappresentata dalla pianta intera fresca che ha azione vulneraria, antiputrida, diuretica, antiscorbutica (è una Crucifera!), espettorante e vermifuga.


Ricette casalinghe per l’alliaria
L’infuso si prepara ponendo due cucchiai rasi di erba tritata in mezzo litro d’acqua fredda. Si porta a bollore, si spegne e si lascia riposare sotto coperchio per una decina di minuti. Dopo aver filtrato, si dolcifica a piacere. Si beve al posto del tè lungo la giornata e lo si può fare a volontà, essendo una pianta alimentare. Naturalmente non vanno interrotte le cure mediche in corso: l’impiego fitoterapico delle erbe deve essere inteso come un buon supporto casalingo alla terapia prescritta.
In alternativa, l’alliaria può diventare l’ingrediente salutare di insalate e zuppe gustose. In uso esterno, il succo (o il decotto concentrato, ottenuto facendo bollire più a lungo l’infuso) deterge piaghe, ferite ed eczemi. Secondo Jean Valnet, infine, è utile masticare foglie di alliaria non solo per disinfiammare le gengive ma pure per prevenire le carie.


Foto di copertina di beauty_of_nature da Pixabay
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