Torino FC vs Cagliari Calcio 1-1 (Nàndez Acosta 40′ – Zaza 69′)

C’era una volta il Toro, da oggi ci sarà Chiellini.

C’era una volta una squadra, il Toro, che si poteva riassumere con una parola, un aggettivo, un neologismo (per i più sofisticati): “tremendista”. Inutile fare nomi, inutile fare paragoni: chi come me ha gli “anta”, superati ormai da un paio di decenni, sa quali nomi di giocatori accoppiare a questa parola.

Dal Toro al Torino FC

Poi è arrivato il 2005, è andata come è andata, è arrivato un nuovo proprietario, e sappiamo come sta andando e, dal Gennaio del 2018, un nuovo allenatore. Da quel giorno ho smesso, personalmente, di andare allo stadio: non mi riconosco e non mi riconoscerò mai, proprio perché sono nato tremendista, con la mentalità del signore di San Vincenzo. Da quel giorno ho smesso di scrivere “Toro” nei miei articoli, limitandomi a chiamare la squadra che indossa la maglia granata (colore ormai sempre più sbiadito) per quello che effettivamente è: il Torino FC. Non più il Toro.

Il Torino FC, una squadra di cui, proprietario e allenatore, non sanno niente, se non quanto si possa apprendere da Wikipedia. Una squadra violentata, stuprata da anni, nelle proprie radici, nella propria identità, dove l’altra squadra fondata a Torino è diventata un esempio da seguire, uno stile (sic) da imitare. Non ci credo, non vorrei crederci, ma a quanto pare è così.

Effettivamente, dal 2005 ad oggi, credevo di averle sentite tutte, di aver raggiunto il limite, ma questo proprietario ha sempre un colpo di genio, questo allenatore non finisce mai di stupire.

Giunti a questo punto, tanto vale prendere esempio anche da altri giocatori, caro sig. Mazzarri, non solo da Chiellini (inutile che vi dica cosa rappresenti per me questo giocatore). C’era una volta il Toro.

Tutti a terra con le mani in faccia se un avversario vi sfiora, tutti a circondare l’arbitro con fare minaccioso se casomai decidesse di ammonire qualcuno dei vostri. Potrete imparare a tuffarvi in area senza essere toccati, potrete imparare a giocare a pallavolo in area impunemente, e naturalmente a scommettere in modo compulsivo.

Potrete imparare a sfasciare le macchine fuori dalle discoteche (qualche anno fa), a girare in certe strade travestiti da donna (tanti e tanti anni fa): insomma gli esempi di vita e di lealtà sportiva, sono innumerevoli. Basta informarsi e adeguarsi.

Che schifo, che pena, che vergogna: Gustavo Giagnoni, Gigi Radice e Emiliano Mondonico, si rivolteranno nella tomba.

La partita

La partita odierna, almeno per quanto mi riguarda, passa decisamente in secondo piano.

Walter “che io sia difensivista è un’autentica barzelletta” Mazzarri, manda in campo (3-5-1-1): Sirigu; Izzo, Nkoulou, Djidji; De Silvestri, Baselli, Rincon, Ansalsi, Aina; Falque; Belotti. Come volevasi dimostrare: tutti indietro, sempre e comunque.

Fischi (finalmente) alla fine del primo tempo, dopo una prestazione vergognosa, impalpabile, da parte dei padroni di casa. Cagliari in splendida forma, che occupa stabilmente la metà campo avversaria e chiude meritatamente in vantaggio: manovra avvolgente dei sardi, Simeone apparecchia per Nandez che calcia di sinistro a incrociare, e trafigge Sirigu.

Granata perennemente in affanno, soprattutto in difesa: servirebbe uno come Chiellini.

Entra Zaza (per me stessa cosa), al posto di Iago, ad inizio ripresa.

Non cambia niente, solo palle lunghe (e pedalare), che non creano problemi alla difesa rossoblu. Entra anche Verdi al posto di Djidji e il Torino passa al 4-3-1-2.

Pareggio di Zaza al 68’ che gira in rete di sinistro un cross rasoterra di Belotti.

Provvidenziale San Salvatore sirigu, che in uscita riesce a togliere la palla dai piedi di simeone lanciato a rete.

Entra anche Laxalt al posto di Ola Aina.

Forcing finale del Cagliari, che ricordo, gioca in trasferta, Torino in grosso affanno.

Finisce 1-1.

Undicesimo posto

La squadra settima classificata lo scorso campionato, ripescata ai preliminari di E. L. grazie alla rinuncia del Milan, penalizzata dai preliminari stessi; dichiarata fortissima e quindi difficilmente migliorabile dal proprietario, non va oltre il pareggio casalingo in una partita da vincere.

Pareggio casalingo che vuol dire undicesimo posto in classifica (parte destra del tabellone), in attesa dei vari posticipi, a soli quattro punti dalla zona retrocessione. E’ così, purtroppo: si perde in trasferta e si pareggia in casa, media da retrocessione

Un punto ottenuto grazie all’unica azione degna di questo nome, nell’arco dei novanta minuti; un punto che sta stretto al Cagliari, per quanto visto in campo.

Non c’è mentalità, non c’è grinta, non c’è un’idea di gioco. Non c’è niente di niente.

Basta prese in giro.

C’era una volta il Toro, da oggi ci sarà Chiellini.

Per ovvie ragioni di deontologia (granata), ho scelto una foto del giocatore con la maglia della nazionale, e non con quella bianconera. C’è un limite a tutto.