Il coronopo porcino, l’erba che si fa calpestare volentieri

Il coronopo è tra le Crucifere una pianta senza valore. Il suo nome volgare è spesso completato dall’aggettivo porcino, in senso dispregiativo. Sì, perché nel mondo contadino dei secoli passati si mangiava in zuppe e in insalate al posto del crescione. Ma, siccome è piuttosto insipido, si portava in tavola solo in caso di estrema necessità. Pare che non piaccia neanche ai maiali: allora perché porcino? Semplicemente per sottolineare che vale talmente poco che può essere gettato ai porci! Per fortuna, a livello regionale è stato chiamato con gli epiteti più graziosi di erba stella o di lappolina.

È stato catalogato come Coronopus squamatus Asch.: qui il genere Coronopus deriva da un termine greco che significa “piede di cornacchia”. Questo perché le sue foglie dalla forma particolare ricordano la zampa di tale uccello. Si fregia tuttavia di altri due nomi latini: Lepidium coronopus Al-Shehbaz, che lo mette in relazione con il lepidio, e Senebiera coronopus Poir. In quest’ultimo caso, c’è un omaggio che il naturalista francese Augustin Pyrame de Candolle (1778 – 1841) volle fare al botanico ginevrino Jean Sénébier (1742 – 1809). Ci chiediamo, però, se era proprio il caso di dedicargli un’erba associata ai maiali…

Particolare con infiorescenza di coronopo. Sono visibili alcuni fiori bianchi a 4 petali e un piccolo frutto in primo piano.
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Si ritiene che in Irlanda il coronopo non sia pianta autoctona ma introdotta per sbaglio con sementi da coltivare. Perché diciamo per sbaglio? Perché pure sull’Isola di Smeraldo è piuttosto disprezzata. È abbastanza diffusa nelle zone costiere ma non è mai stata tra le specie alimentari più gradite. Anche perché i contadini non mangiano di buon grado ciò che si fa calpestare da tutti. E il coronopo attecchisce volentieri sui terreni calpestati di frequente, come sono i viottoli di accesso ai campi. Più uno lo pesta, più diventa rigoglioso.

È considerato una malerba al punto che il suo nome gaelico è Cladhthach, che possiamo tradurre come “soffocamento dei fossi”: non esattamente un complimento!

Pianta verde, appiattita e strisciante su terreno argilloso.
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Quale habitat, il coronopo ama proprio i sentieri che vengono spesso calpestati, soprattutto se a terreno umido e argilloso. È una pianta prostrata, bassa, che non supera l’altezza di 30 centimetri. Può essere annua o biennale, con fusto glabro dal colore grigiastro. Le foglie sottili sono profondamente pennate, a margine dentato in modo irregolare.

I fiori bianchi, con i 4 petali disposti a croce come avviene nella famiglia delle Crucifere, sono assai piccini. Sono riuniti in densi racemi posti alla sommità dei fusti e all’ascella dei rami, in maniera tale da essere sempre opposti a una foglia. Sbocciano tra aprile e settembre. I frutti sono silique piuttosto curiose, più larghe che lunghe, come un cuscinetto schiacciato. Sono ricoperte da bitorzoli appuntiti e hanno un corto peduncolo. Ogni siliqua contiene uno o al massimo due semi, piccoli, bruni e a forma di pera. Trattandosi di specie alimentare, occorre fare molta attenzione nel riconoscerla in natura e utilizzare sempre le chiavi botaniche.

Particolare di un frutto verde con evidenti bitorzoli in superficie.
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Come avrete già intuito, il coronopo è una pianta da insalate e non da tisane. Si utilizza esattamente come il crescione, sebbene sia meno saporito e poco appetibile. I principi attivi contenuti nelle sue foglie sono analoghi a quelli del crescione stesso ma in percentuale minore, quindi hanno un’efficacia più blanda. Hanno azione diuretica, depurativa del fegato, digestiva, emolliente e lassativa.

Mangiare un’insalata di coronopo, in primavera, è senz’altro salutare. Anzi, sarebbe un rimedio alimentare di tutto rispetto, se non esistesse il crescione. Perché nel confronto tra le due specie è sempre il povero coronopo, l’erba da calpestare, ad avere la peggio.

Tavola scientifica con disegno del coronopo, per mostrare fusti, foglie, fiori, frutti e semi.
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Maura Maffei
Maura Maffei
Eccomi a voi! A livello accademico, sono erborista e soprano lirico. Sono anche iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'albo pubblicisti. La mia grande passione è scrivere romanzi storici: in più di trent'anni dì carriera, ne ho pubblicato una ventina. E l'altro amore assoluto è quello per la storia e la cultura irlandesi: ogni giorno, faccio esercizi di gaelico, per ripassare questa lingua affascinante e difficile, perché la lingua è la vera anima di un popolo. Una volta ero una viaggiatrice indefessa: adesso mi trovate quasi ogni sabato nelle varie librerie a fare firma copie, perché mi arricchisce molto dialogare a tu per tu con i lettori. Mi piace dipingere, creare collane di pietre dure e ho due vaste collezioni di cui vado orgogliosa: quella di giochi di società e la cineteca. In particolare, faccio incetta di vecchi film di Hollywood, che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adoro Hawks, Leisen e Capra. La mia famiglia è la mia autentica forza e metto sempre al primo posto mio marito Paolo, mia figlia Maria Eloisa e mio genero Cristiano. Trascorro infine ogni giornata in compagnia di 4 gatti: Jolie, Liath, Croí ed Elvis.
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