Le Scrofulariacee, con la sventura del nome di malattia

Le Scrofulariacee sono la nuova famiglia botanica che vi proponiamo, dopo aver concluso la settimana scorsa quella delle Crucifere. Sono, in generale, una famiglia variopinta, vivace e chiassosa, dai fiori molto colorati. Se cercate petali bianchi, qui sono rari perché prevalgono come tinte il giallo, il viola, il porpora e l’azzurro. Il loro nome curioso deriva dalla specie che viene considerata paradigmatica, ossia la Scrophularia nodosa L., detta comunemente scrofularia.

Nel Medioevo e nel Rinascimento, la scrofularia era considerata il miglior rimedio contro una malattia che è l’adenite tubercolare, nota come scrofola o scrofolosi. Tale infezione è caratterizzata dall’ingrossamento dei linfonodi, soprattutto del collo, dovuto allo stesso batterio che provoca la tubercolosi. Ebbene, siccome la scrofularia, insieme con altre specie della medesima famiglia botanica, presenta sulla radice a rizoma piccoli noduli o tuberi, il paragone le fu fatale. Gli antichi medici che sostenevano la cosiddetta dottrina dei segni, in cui il simile guarisce il simile, in tali noduli videro la cura ideale contro la scrofola. E la graziosa piantina dei boschi si trovò appioppato il nome tutt’altro che poetico di una malattia!

Pianta di scrofularia con infiorescenza, fotografata nel sottobosco.
Scrofularia. Questo file è distribuito con licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale .

Come abbiamo fatto con le precedenti famiglie che abbiamo trattato in questa rubrica, vorremmo inquadrare le Scrofulariacee secondo la botanica sistematica. Esse appartengono alla superdivisione delle Antofite o Fanerogame (piante con fiori visibili), alla divisione delle Angiosperme (fiore con ovario), alla classe delle Dicotiledoni, alla sottoclasse delle Simpetale e all’ordine Tubiflore (a corolla pentamera).

Non notate che il percorso è del tutto simile a quello delle Labiate? Non solo, alcune fra le Scrofulariacee (ad esempio linaria, cimbalaria o pidocchiara) hanno il fiore a due labbra, proprio come le Labiate. Allora, in che modo le distinguiamo e quali sono le loro peculiarità identificative? Rispetto ad altre famiglie botaniche, in questo caso il fiore ha caratteristiche meno evidenti. Non ha i 5 petali delle Rosacee, non li ha disposti a croce come per le Crucifere e non sempre ha le due labbra delle Labiate. Ci sono tuttavia alcuni caratteri che apparentano in modo inequivocabile le Scrofulariacee.

Infiorescenza tipica della linaria, con fiori gialli a bocca di leone. Sullo sfondo un prato verde.
Linaria. Foto di Daina Krumins da Pixabay
  • Il fiore è zigomorfo, ossia ha un aspetto irregolare perché ha un solo asse di simmetria. In altre parole, presenta una simmetria bilaterale rispetto a un asse centrale. Se noi consideriamo, invece, l’asse a esso ortogonale, la corolla non è più sovrapponibile in modo speculare. Il calice ha 5 sepali e la corolla stessa è a 5 lobi, sovente campanulata.
  • La pianta è erbacea, quasi mai arborea o arbustiva (fa eccezione il genere Paulownia) e può essere annua, biennale o perenne.
  • Le foglie sono alterne o opposte, di forma piuttosto varia.In diverse specie, è presente una rosetta basale da cui si ergono i fusti.
  • I frutti sono capsule, che contengono molti semi. E dal frutto noi distinguiamo senza possibilità di errore le Scrofulariacee dalle Labiate, che lo hanno diviso in 4 parti contenenti un seme ciascuna (tetrachenio).
Due fiori affiancati di eufrasia, un'altra Scrofulariacea. Sono bilabiati, bianchi gialli e viola.
Fiori di eufrasia, con evidente zigomorfismo. Foto di She is gone da Pixabay

Come sono varie d’aspetto, così le Scrofulariacee lo sono altrettanto in fitoterapia. I principi attivi non sono ricorrenti, come ad esempio per le Crucifere. Basti pensare che sono Scrofulariacee due specie che abbiamo già presentato in precedenti articoli: il verbasco e la digitale. Se il verbasco è un ottimo rimedio contro la tosse, la digitale, che è velenosa, nell’industria farmaceutica è impiegata per la produzione di farmaci cardiotonici.

Vi parleremo presto dell’eufrasia, che lenisce le infiammazioni agli occhi, e della veronica, che è un buon digestivo e depurativo. La beccabunga giova al fegato e nelle affezioni polmonari e la linaria è un diuretico che disinfiamma pure le emorroidi. Come potete notare, quella delle Scrofulariacee è una famiglia tutta da scoprire e, se vi fa piacere leggerli, settimana dopo settimana ve ne sveleremo curiosità e segreti. E cominceremo proprio dalla paradigmatica scrofularia, con l’articolo della prossima uscita.

Cinque fiori di veronica, altra Scrofulariacea. Sono azzurri, a 4 petali, tra le foglie verdi.
Fiori di veronica. Foto di Hans da Pixabay

Foto di copertina di beauty_of_nature da Pixabay

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Maura Maffei
Maura Maffei
Eccomi a voi! A livello accademico, sono erborista e soprano lirico. Sono anche iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'albo pubblicisti. La mia grande passione è scrivere romanzi storici: in più di trent'anni dì carriera, ne ho pubblicato una ventina. E l'altro amore assoluto è quello per la storia e la cultura irlandesi: ogni giorno, faccio esercizi di gaelico, per ripassare questa lingua affascinante e difficile, perché la lingua è la vera anima di un popolo. Una volta ero una viaggiatrice indefessa: adesso mi trovate quasi ogni sabato nelle varie librerie a fare firma copie, perché mi arricchisce molto dialogare a tu per tu con i lettori. Mi piace dipingere, creare collane di pietre dure e ho due vaste collezioni di cui vado orgogliosa: quella di giochi di società e la cineteca. In particolare, faccio incetta di vecchi film di Hollywood, che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adoro Hawks, Leisen e Capra. La mia famiglia è la mia autentica forza e metto sempre al primo posto mio marito Paolo, mia figlia Maria Eloisa e mio genero Cristiano. Trascorro infine ogni giornata in compagnia di 4 gatti: Jolie, Liath, Croí ed Elvis.
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