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La cultura ha un suo linguaggio universale, che oltrepassa secoli, culture e frontiere. Il suo intento è quello di essere a disposizione di tutti e unire tutti. E in questo caso la musica si fa portatrice della storia millenaria dell’ Egitto dei Faraoni. Un insieme di arti insolito. Da una parte Mahmood con Dorado, il singolo realizzato con Sfera Ebbasta e Feid, dall’altra il museo Egizio di Torino con la Galleria dei Re.

Due millenni che si incontrano tramite un ballo e una canzone. Due realtà opposte, un museo e il vincitore di Sanremo 2019 uniti in un clip. Un assurdità? Assolutamente no. In realtà il cantante Mahmood ha un padre egiziano e i Faraoni , o comunque i nobili egizi, secondo Platone , studiavano fin da piccoli danza e musica per i benefici che queste arti avevano sul corpo e sull’anima. Inoltre la storia narra che il dio Thot avesse donato al popolo egizio la musica.

Mahmood, Dorado e il museo Egizio:  la Galleria dei Re diventa pop- contemporanea

Contaminazioni d’arti tra Mahmood Dorado e il Museo Egizio

E le contaminazioni non finiscono qui. La regina Nefertiti, immortalata nello splendore di un monile lascia il frame a Bugs Bunny. La Sfinge appare dopo una Nintendo Switch dorata e la Galleria dei Re occhieggia al palazzo Lavazza. Torino e Miami. Il museo e la nuova generazione degli idoli di teenagers. Insieme fanno cultura.Ma troviamo anche contaminazioni musicali In Dorado: tra raggaeton, pop latino, R & B , trap dance, e melodie arabe . Anche il nome d’arte Mahmood è una contaminazione tra il cognome Mahmoud, e l’inglese my mood “il mio stato d’animo” , che simboleggia l’intento di portare se stesso all’interno dei pezzi.

Mahmood e Bugs Bunny

Qualcuno in realtà vede tutto questo come una blasfemia. Che Alessandro Mahmood si metta a ballare Dorado nella Galleria dei Re del Museo Egizio di Toino non va troppo giù. Che nel clip spuntino poi Sfera Ebbasta al centro di altre mille polemiche e Feid, rapper colombiano, pseudonimo di Salomón Villada Hoyos,   è un incastro che può non piacere. Ma il tutto è frutto di DRD, pseudonimo dietro cui si nasconde Dardust, che ha firmato molti dei successi più iconici di Mahmood, in un videoclip diretto da Attilio Cusani e prodotto da BorotalcoTV .

Le parole di Christian Greco direttore del Museo Egizio

Il museo Egizio non è nuovo a iniziative controtendenza , solo dell’ anno scorso la lezione di fitness dentro le stesse sale. Christian Greco è il Direttore del Museo Egizio di Torino e anche lui ha un suo obiettivo: avvicinare al museo chi non ha modo di raggiungerlo fisicamente. Cita sovente Philippe de Montebello, storico direttore del Metropolitan Museum di New York: “Nessun museo può avere l’arroganza di pensare di esistere per diritto divino”, una frase che Greco attua nella sua politica di avvicinamento alla cultura, di contaminazione tra le arti . Avvicina un mondo millenario ai nuovi millenials.

Nefertiti arriva ai millenials

E quindi questi tre rap-trapper insegnano che Nefertiti è “si una collana che porto da quando sognavo una vita così“, come canta Mahmood, ma anche una regina dei Re d’ Egitto. Perché tutti lo sappiamo i ragazzi leggono e ascoltano i testi delle canzoni e, se trovano un nome che non sanno, state pur certi che se arriva da una canzone lo vanno a cercare.

E così cercando in Wikipedia sotto la voce Nefertiti troveranno: Grande sposa reale del faraone Akhenaton. Magari anche un po’ aiutati dal fatto che Mahmood balla in mezzo ai Faraoni. Avranno imparato qualcosa. Checché ne dicano i tradizionalisti.

Controversi ma frutto delle nostre spaccature

Questi giovani cantanti cantanti comunque, si dimostrano molto più profondi di quanto non possa apparire. Mahmood in Soldi a Sanremo 2019 ci ha spiegato che “È difficile stare al mondo/ Quando perdi l’orgoglio/Lasci casa in un giorno” . Sfera Ebbasta ci da il benvenuto in Italia, il paese di chi non ci mette mai la faccia. E Freid racconta che Me confundieron con un loco cuando era un soñador (Sono stato scambiato per un pazzo quando ero un sognatore) Ragazzi rap, trap, alieni per qualcuno, ma con lo spessore che arriva da una generazione che non ha grandi incanti e si porta dietro le ferite delle nostre spaccature. Eppure all ‘ urbano, questa volta preferisce l’ Egizio.

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Monica Col
Vicedirettore di Zetatielle Magazine e responsabile della sezione Arte. Un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come Piazza Alfieri ( 2018) e Historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora per la rassegna estiva , del progetto contro la violenza di genere promosso da "Rossoindelebile", e della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “. Ha curato l'ufficio stampa e comunicazione del Movimento artistico spontaneo GoArtFactory per tre anni. Collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031. Ė Presidente dell 'Associazione di promozione sociale e culturale "Le tre Dimensioni ", che promuove l' arte , la cultura e l'informazione e formazione artistica in collaborazione con le associazioni e istituzioni del territorio. Segue la comunicazione per varie aziende Piemontesi. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole. È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere".