Standing ovation per Paolo Ruffini e la sua giovane compagnia

Gli esseri umani sono tutti uguali, sono la stessa vita raccontata in mille modi diversi.
(Marco Lodoli)

Venerdì 12 luglio a Torino era previsto il tipico temporale estivo, del genere che abbassa la temperatura di 10 gradi e che dura un giorno e mezzo, spesso accompagnato da una grandinata che genera improvvisa gioia in tutti i carrozzieri. Ebbene questo giudizio universale, secondo le previsioni di qualsiasi sito meteorologico, avrebbe colpito il capoluogo piemontese a partire dalle 19.30, impedendo la messa in scena dello spettacolo di Paolo Ruffini e della sua giovane compagnia.

Sono felicissimo di scrivere utilizzando il condizionale, perché lo spettacolo è avvenuto regolarmente e ha lasciato un segno indelebile in tutti i presenti.

Il potere della positività

Alle 19.30 i sorrisi di David,Erika,Andrea e Federico hanno creato una barriera impenetrabile posta al di sopra del Parco Dora, impedendo la caduta di anche solo una singola goccia di pioggia.

Improvvisamente, una ventata di aria pura, ha spazzato via in un colpo solo nubi minacciose e qualsiasi pregiudizio che aleggiava nella mente del pubblico.

Questa magia ha permesso a circa 400 persone di poter tornare a casa con due doni inestimabili da sfoggiare e condividere con chiunque: una lezione di vita molto importante e una dose inesauribile di felicità contagiosa.

Mi piacerebbe trasmettervi questa bellissima sensazione quindi allacciate le cinture e seguitemi nel racconto della serata.

Show Time!!!

Paolo Ruffini si scatena appena raggiunge il centro del palcoscenico, percepisce immediatamente che l’energia del pubblico non è al suo stesso livello e decide di immergersi nella platea, saltando da una sedia all’altra, come se fosse appena stato chiamato da Sophia Loren per ritirare l’ambito premio Oscar.

Abbraccia  e regala baci a qualsiasi donna o uomo si trovi a meno di 10 cm da lui. È inarrestabile!

Ad un certo punto si accorge che gli spettatori situati al primo piano del centro commerciale non hanno lo stesso coinvolgimento dei presenti in platea, decidendo così l’inevitabile punizione: scherno da parte di tutti, fischi e pubbliche accuse di essere “troppo down” per una serata così speciale. La galleria capisce e riacquista immediatamente la verve.

Da lì in poi scrosciano applausi come coriandoli.

Paolo Ruffini indossa una giacca azzurra e dorata, in mezzo al pubblico indica il palco con il microfono in mano. intorno a lui delle persone che lo fotografano con il cellulare e dietro di lui la scritta up and down

Ora  può iniziare veramente lo spettacolo.

L’allegra compagnia

L’intenzione sarebbe quella di recitare un monologo con l’aiuto di 4 aiutanti speciali, ma il nostro capocomico non ha ancora realizzato che i suoi attori stanno per rendere lo spettacolo unico e inimitabile.

Federico

Il primo ad entrare in scena è Federico, tutto vestito di nero e con tutta l’intenzione di non portare solo buone notizie. Questo divertente siparietto porta gli spettatori ad utilizzare riti scaramantici per contrastare le sue “alternative previsioni”. Una volta terminati i consigli su come affrontare le nostre azioni quotidiane, il giovane attore rende tutti partecipi delle sue preferenze politiche. È un fedele elettore e ha le idee chiare su chi votare: “sono del P.D, il Partito Down”.

Paolo Ruffini, vestito con camicia bianca cravatta e giacca di lamè azzurra e dorata, e federico con la barba vestito di nero, dietro di loro la scritta up and down

Erika

A questo punto è giusto che il palco si tinga di rosa, anzi in questo caso di rosso, ecco dunque l’arrivo dell’unica donna presente nello spettacolo: la gran “topona” di Erika.

Perfettamente a suo agio indossando un semplicissimo abito comodo da tutti i giorni, la nostra giovane attrice tiene a precisare che lei non è affatto una “topona” ma più precisamente UNA GRAN FIGA!

Paolo Ruffini sul palco con Erica, vestita di rosso, come Jessica Rabbit

David

Una volta fatta la conoscenza della femme fatale, un ospite inatteso tenta di rubare la scena al nostro conduttore. Non si tratta di un semplice attore, bensì di uno straordinario cantante che si definisce come il vero Paolo Ruffini. Effettivamente David veste lo stesso abito, viene da Livorno, sa presentare e ha anche tagliato la barba in modo da essere più bello del suo sosia.

Il ragazzo non scherzava quando diceva di saper cantare.

Un sorprendente silenzio si diffonde dappertutto per dare la possibilità a chiunque di poter ascoltare la bellissima voce di David, mentre traduce in canto le note della celeberrima “Nessun dorma” e “un amore così grande”.

Paolo Ruffini e David insieme sul palco vestiti uguali, con la stessa camicia bianca, cravatta nera e giacca di lamè azzurra e dorata

Andrea

Dulcis in fundo si presenta al parco dora l’ultimo attore della compagnia: Andrea.

Un po’ smemorato non riesce subito a capire l’identità del comico livornese, anzi ha bisogno di 3 tentativi per intuire finalmente che non si tratta di Adriano Celentano.

Andrea è felicemente fidanzato da un giorno e tiene a far sapere che lui è un compagno estremamente fedele. Almeno questa era la sua intenzione prima di conoscere una ragazza del pubblico e svelare il suo desiderio di fare l’amore con lei.

Andrea sul palco. Andrea è vestito con una maglietta a righe orizzontali e pantaloni scuri

Il monologo

Paolo Ruffini intuisce che è arrivato il momento di dialogare a cuore aperto con i presenti ed inizia un piacevole monologo, tramite il quale, nascono risate fragorose, argomentazioni sulla vita quotidiana, un senso di pace, esami di coscienza sul nostro operato e infine una commozione spontanea.

Siamo tutti affetti da una preoccupante mancanza di felicità e inevitabilmente aumenta il rischio di provare invidia nei confronti di conoscenti o estranei. Siamo prossimi alla realizzazione dello stato paradossale di “stare meglio quando gli altri intorno a noi sono meno felici”. Sono parole dure quelle di Paolo ma con un triste fondo di verità che riguarda ognuno di noi.

La morale

Se ci pensiamo bene basta poco per sentirci realmente felici: dobbiamo solo soffermarci un po’ di più sulle azioni positive che abbiamo realizzato, le amicizie vere e stimolanti che incontriamo nel nostro cammino e tutte le persone che amiamo e fanno parte della nostra vita.

Lo spettacolo termina con il coinvolgimento di alcune persone del pubblico, salite per l’occasione sul palco, che hanno un confronto diretto con i ragazzi su tematiche amorose e sul concetto di felicità. Un abbraccio finale dei 5 protagonisti condito da una standing ovation spontanea, chiude una serata meravigliosa piena di spunti di riflessione e sensazioni di benessere interiore.

Una volta nel backstage ho l’opportunità di parlare direttamente con Paolo Ruffini e porgli un paio di domande spontanee.

L’intervista

“Ciao Paolo io sono del 1985 quindi ho vissuto al 100% gli anni della Mtv Generation. Ricordo benissimo la tua prima apparizione sullo schermo quando hai mostrato a tutto il paese il tuo tatuaggio di Willy il Coyote. Se avessi la possibilità dopo tutto quello che hai fatto in questi anni, pensando a come si è evoluta la tua carriera, di poter parlare con il Paolo dell’anno 2002 e raccontargli di questa esperienza con i ragazzi e sullo spettacolo, cosa gli diresti?”

Madonna… mamma mia che emozione. Gli direi di non crederci comunque, nel senso che il disincanto è sempre stato il mio grande amico e compagno alleato. Bisogna sempre volere tanto una cosa, sempre pensare a qualcosa di bello perché tutto quello che desideri succede prima o poi. Nella vita funziona così, non mi e mai capitata una cosa bella se prima non l’avevo già sognata.

“Questo incontro con i ragazzi è avvenuto per caso?”

L’idea “Up&Down”

E’ avvenuto grazie al mio amico Lamberto Giannini perchè 5 anni fa sono andato a vedere un loro spettacolo a Livorno. Lo spettacolo mi è piaciuto tantissimo e ho subito pensato “cavolo questo è un tipo di teatro che ha un senso ed è bellissimo”. Poi ho visto un’attrice stupenda come Erika e un attore meno bravo come Federico (ride)…però poi è migliorato tanto.

Concludo con una foto buia e sfocata ma molto importante per me dal momento che racchiude l’essenza dell’intera serata.

In questa immagine vedo l’abbraccio che ho dato ai ragazzi, la loro emozione nel ricevere i miei complimenti per le loro capacità, la voglia di scherzare tipica del loro modo di essere e il ricordo di essere sempre positivo nei confronti di tutto quello che mi regalerà il futuro.

Grazie ragazzi e grazie Paolo.

gli attori dello spettacolo insieme ad Alfonso Milano, il giornalista che ha scritto questo articolo
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Alfonso Milano
Dice di se: Il nostro primo innamoramento sconvolgerà definitivamente la nostra esistenza. Questo impulso inarrestabile in grado di coinvolgere tutte queste emozioni e sentimenti, credo meriti una maggiore considerazione da parte nostra. Io ricordo perfettamente la prima volta che mi sono innamorato: avevo quindici anni ed ero seduto su una poltrona del teatro Leonardo di via Ampère a Milano. Quella sera i miei sensi sono stati testimoni della loro rinascita, come se fossero stati solo parzialmente utilizzati fino a quel momento. La vista era inebriata da quelle magnifiche scenografie, l'udito rapito dalla voce di Puck, il tatto accarezzava il legno della poltrona, il gusto assaporava la paura scatenata dalle parole di Oberon, l'olfatto percepiva l'odore del sudore degli attori. "Sogno di una notte di mezza estate" non aveva semplicemente suscitato in me la mia prima catarsi, bensì un sentimento più nobile, era amore puro. Da allora non ho più abbandonato il teatro e anche adesso che ho 34 anni, le sensazioni che provo ogni volta che il sipario si apre dinanzi ai miei occhi sono le medesime. Adoro interrogarmi continuamente durante una rappresentazione teatrale o cinematografica: cerco di carpire il percorso che hanno svolto gli attori e il regista con lo studio del personaggio, mi nutro di dettagli in modo da poter recepire ancor meglio il messaggio dell'opera. Perché diciamolo a gran voce: "il primo amore non si scorda mai!". Spero solo non sia gelosa mia moglie.