Raul Cremona incanta il Parco Dora

“È la bacchetta a scegliere il mago, signor Potter. Non è sempre chiaro il perché, ma credo che sia chiaro che possiamo aspettarci grandi cose da lei”
Garrith Olivander dal film “Harry Potter e la pieta filosofale”

Credo che sia andata più o meno così con il piccolo Raul Cremona, quando nel 1964 all’età 8 di anni, ricevette in regalo da sua nonna una scatola magica contenente l’occorrente per trasformarsi nell’erede di Houdini.

È stata la magia a sceglierlo ma probabilmente non si aspettava che il destino avesse in mente un progetto molto più ambizioso per lui.

Col passare degli anni, guidato da un atteggiamento pionieristico, crea un modo innovativo di fare spettacolo dando alla luce un nuovo modello di artista, una sorta di minotauro 2.0: l’aspetto esteriore è quello di un mago ma l’anima che muove il corpo è quella di un comico.

Venerdì sera il pubblico del #parcodora2019 ha assistito ad uno spettacolo fuori dagli schemi ed è bene sottolinearlo.

Ormai siamo abituati a vedere qualsiasi forma d’intrattenimento e molto spesso tendiamo a sottovalutare il lavoro che precede la messa in scena.

La capacità di provocare ilarità è un dono, ma se la risata avviene successivamente ad un profondo stupore suscitato da un gioco di prestigio, allora è necessario parlare di arte vera e propria.

Raul Cremona è un artista completo in grado di tirare fuori dal cappello battute esilaranti,  giochi di prestigio, personaggi amati dal pubblico e termini ed espressioni appartenenti alla tradizione meneghina, dimostrazione di un profondo attaccamento alle sue origini.

È questo eclettismo che riesce a renderlo un attore unico e gli spettatori reagiscono di conseguenza.

Se avessi scommesso con mia moglie sulla possibilità di assistere allo spettacolo restando impassibile, senza ridere, per più di 5 minuti, avrei perso miseramente.

Sul palco si sono alternati il Raul prestigiatore, Silvano il mago di Milano, il mago Oronzo,il giovane attore Jacopo Ortis che riceve una mail da Ugo Foscolo ed il saggio Omen che  ricorda al popolo maschile la fatica che occorre per sopravvivere ad una convivenza con la propria dolce metà.

Durante la performance mi sono divertito ad osservare gli sguardi dei presenti, riuscendo a percepire tutti i colori e le sfumature necessarie per dipingere il quadro della serata: sorrisi,  smorfie di stupore seguite da un sonoro “ma come c…o ha fatto a far sparire quella carta e a farla riapparire nell’altra giacca?”, risate fragorose, gomitate alle mogli con annesso commento sonoro “questa sei proprio tu” e successivo messaggio subliminale da parte della consorte “ridi ridi che stasera dormi sul divano”, il coinvolgimento della platea, il sospiro di sollievo per non essere stati chiamati sul palco durante il numero di magia, gli applausi che omaggiano meritatamente il comico milanese.

L’unico aspetto negativo della serata è stato l’arrivo frettoloso delle 22.00 che hanno sancito la fine dello spettacolo.

Cari Raul, Silvano, Oronzo, Jacopo e Omen Torino vi ringrazia e si augura di vedervi presto.

Non dimenticheremo mai la grande lezione di vita appresa a metà serata: mai bere mentre Raul Cremona fa l’imitazione dell’eschimese che fa la pipì, il rischio di soffocamento è altissimo.

Tutto quello che non posso scrivere per ovvie ragioni di spazio e tempo, ve lo faccio raccontare direttamente da Raul in questa intervista realizzata per Zetatielle dal nostro Direttore Lele Boccardo (e non potevo però non partecipare anche io…)

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Alfonso Milano
Dice di se: Il nostro primo innamoramento sconvolgerà definitivamente la nostra esistenza. Questo impulso inarrestabile in grado di coinvolgere tutte queste emozioni e sentimenti, credo meriti una maggiore considerazione da parte nostra. Io ricordo perfettamente la prima volta che mi sono innamorato: avevo quindici anni ed ero seduto su una poltrona del teatro Leonardo di via Ampère a Milano. Quella sera i miei sensi sono stati testimoni della loro rinascita, come se fossero stati solo parzialmente utilizzati fino a quel momento. La vista era inebriata da quelle magnifiche scenografie, l'udito rapito dalla voce di Puck, il tatto accarezzava il legno della poltrona, il gusto assaporava la paura scatenata dalle parole di Oberon, l'olfatto percepiva l'odore del sudore degli attori. "Sogno di una notte di mezza estate" non aveva semplicemente suscitato in me la mia prima catarsi, bensì un sentimento più nobile, era amore puro. Da allora non ho più abbandonato il teatro e anche adesso che ho 34 anni, le sensazioni che provo ogni volta che il sipario si apre dinanzi ai miei occhi sono le medesime. Adoro interrogarmi continuamente durante una rappresentazione teatrale o cinematografica: cerco di carpire il percorso che hanno svolto gli attori e il regista con lo studio del personaggio, mi nutro di dettagli in modo da poter recepire ancor meglio il messaggio dell'opera. Perché diciamolo a gran voce: "il primo amore non si scorda mai!". Spero solo non sia gelosa mia moglie.

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