L’alliaria, erba attrice che recita a soggetto nel ruolo dell’aglio

L’alliaria è la simpatica erbetta, molto diffusa, che abbiamo scelto per inaugurare la nostra rubrica nel 2026. Appartiene alla famiglia botanica delle Crucifere, che vi stiamo illustrando. Ma è una Crucifera piuttosto strana. Perché, se molte Crucifere hanno sapore di cavolo, questa è l’unica che sa… di aglio! Se ne stropicciamo le foglie, infatti, ci rimane sulle dita l’inconfondibile odore dell’aglio, che è però una Liliacea.

Potremmo quasi affermare che è una pianta che recita nel ruolo di un’altra. Per questo è stata catalogata con un nome latino simile a quello dell’aglio: Alliaria petiolata BIEB. L’aggettivo petiolata che caratterizza la specie si riferisce alla particolarità delle sue foglie di avere un evidente picciolo, il cui termine latino corrispondente è petiolus.

Sommità fiorita a racemo, vista dall'alto, con fiori bianchi e foglie triangolari.
Foto di Dieter da Pixabay

Uno dei nomi più insoliti che le è stato affibbiato è quello irlandese di Bóchoinneal. Letteralmente significa “candela della mucca” perché l’alliaria ha un alto fusto non ramificato, che svetta nei prati, e perché è gradita ai bovini. Nell’Isola di Smeraldo è una specie autoctona, assai amata dai contadini. Già nel XVI secolo, sminuzzandone le foglie, preparavano una sorta di pesto per condire i pesci di mare e la carne d’agnello. Ci cucinavano inoltre zuppe e contorni vari o la mangiavano cruda in insalata.

Nella medicina popolare, era impiegata per lenire il mal di gola. A differenza della vicina Gran Bretagna, dove prende il nome di Garlic mustard, in Irlanda assume l’epiteto inglese di Jack-by-the-Hedge, ovvero “Jack dalla siepe”. E ciò avviene per sottolinearne il ruolo di aglio selvatico.

Due piante di alliaria che svettano in un campo.
Foto di WikimediaImages da Pixabay

Si tratta di una comunissima pianta erbacea biennale, dal fusto glabro che raggiunge anche i 120 centimetri d’altezza. Si nota, quindi, tra le altre erbe di campo anche perché non è ramificata, è eretta come un fuso e s’innalza solitaria. Come habitat, predilige le radure ai margini dei boschi, le siepi, le sponde dei fossi e la terra a ridosso dei muri. Le foglie sono picciolate, come già anticipato, lisce sulla pagina superiore e un poco pelose su quella inferiore. Sono di forma diversa a seconda della loro  posizione sullo stelo. Quelle che costituiscono la rosetta basale sono cuoriformi, con peduncolo più lungo, mentre quelle superiori diventano decisamente triangolari. In entrambi i casi, hanno il margine dentato, sebbene alla base sia quasi smussato.

I piccoli fiori bianchi sbocciano tra aprile e giugno e hanno 4 petali disposti a croce, come avviene nella famiglia delle Crucifere. Sono riuniti in racemi allungati posti alla sommità di ogni fusto. I frutti sono esili silique cilindriche, solcate ed erette, che curvano alla base. I semi sono piccini, a forma di corno e di colore nero. Grazie al suo odore d’aglio, l’alliaria si riconosce facilmente in natura. In ogni caso, è sempre meglio identificarla con precisione ricorrendo alle chiavi botaniche.

Particolare dell'infiorescenza con formica e, sotto, frutti a siliqua eretta.
Foto di WikimediaImages da Pixabay

 L’alliaria è nota sin dall’antichità per le sue proprietà detersive e disinfettanti, paragonabili a quelle antibatteriche dell’aglio. Il suo succo fresco serviva a medicare le ferite, persino quelle infette e purulente. Nel 1666, ad esempio, il medico danese Simon Pauli scrisse che “resiste al marcio e deterge e pulisce le ulcere putride e sordide”.

Tale proprietà è stata avvalorata dallo studio dei principi attivi. Tra questi troviamo un glicoside della sinigrina e piccole quantità di glicosidi cardiotonici, vitamina C e soprattutto olio essenziale con allile e disolfuro di allile. La droga è rappresentata dalla pianta intera fresca che ha azione vulneraria, antiputrida, diuretica, antiscorbutica (è una Crucifera!), espettorante e vermifuga.

Infiorescenza e foglie superiori su fondo scuro.
Foto di Bruno Krajski da Pixabay

L’infuso si prepara ponendo due cucchiai rasi di erba tritata in mezzo litro d’acqua fredda. Si porta a bollore, si spegne e si lascia riposare sotto coperchio per una decina di minuti. Dopo aver filtrato, si dolcifica a piacere. Si beve al posto del tè lungo la giornata e lo si può fare a volontà, essendo una pianta alimentare. Naturalmente non vanno interrotte le cure mediche in corso: l’impiego fitoterapico delle erbe deve essere inteso come un buon supporto casalingo alla terapia prescritta.

In alternativa, l’alliaria può diventare l’ingrediente salutare di insalate e zuppe gustose. In uso esterno, il succo (o il decotto concentrato, ottenuto facendo bollire più a lungo l’infuso) deterge piaghe, ferite ed eczemi. Secondo Jean Valnet, infine, è utile masticare foglie di alliaria non solo per disinfiammare le gengive ma pure per prevenire le carie.

Particolare del fiore in boccio tra le foglie di alliaria.
Foto di DelilanVan da Pixabay

Foto di copertina di beauty_of_nature da Pixabay

Le Crucifere, famiglia di piante con la croce nel fiore

Il lepidio, pepe insolito per la povera gente, in Irlanda

La barbarea, splendore d’inverno in omaggio a santa Barbara

Il crescione, una ricchezza da gustare in deliziose insalate

Il rafano, radice di una pianta eterna nel piatto

La coclearia, alla scoperta dei segreti di una pianta da birra

La borsa pastore, invadente e cosmopolita, che rivela un cuore di mamma

Il cavolo, medico dei poveri, il cui torso vanta singolari somiglianze

L’erisimo e il segreto della voce d’angelo dei cantanti

La rapa. Ovvero come il contadino astuto gabbò il diavolo

Maura Maffei
Maura Maffei
Eccomi a voi! A livello accademico, sono erborista e soprano lirico. Sono anche iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'albo pubblicisti. La mia grande passione è scrivere romanzi storici: in più di trent'anni dì carriera, ne ho pubblicato una ventina. E l'altro amore assoluto è quello per la storia e la cultura irlandesi: ogni giorno, faccio esercizi di gaelico, per ripassare questa lingua affascinante e difficile, perché la lingua è la vera anima di un popolo. Una volta ero una viaggiatrice indefessa: adesso mi trovate quasi ogni sabato nelle varie librerie a fare firma copie, perché mi arricchisce molto dialogare a tu per tu con i lettori. Mi piace dipingere, creare collane di pietre dure e ho due vaste collezioni di cui vado orgogliosa: quella di giochi di società e la cineteca. In particolare, faccio incetta di vecchi film di Hollywood, che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adoro Hawks, Leisen e Capra. La mia famiglia è la mia autentica forza e metto sempre al primo posto mio marito Paolo, mia figlia Maria Eloisa e mio genero Cristiano. Trascorro infine ogni giornata in compagnia di 4 gatti: Jolie, Liath, Croí ed Elvis.
Logo Radio