La linaria, una formidabile trappola per insetti

La linaria è una tra le specie più vistose della famiglia botanica delle Scrofulariacee, che vi stiamo proponendo in queste settimane. Il fiore zigomorfo, a forma di doppio labbro, chiuso persino da un “palato”, è stato definito “ a bocca di leone” o “a bocca di coniglio”. Di recente, però, è stata attribuita nella classificazione alla famiglia delle Plantaginacee. In Botanica Sistematica ci è stato insegnato che una pianta si riconosce sempre dal fiore. Allora, che cosa avrebbero in comune quello opulento della linaria con l’insignificante spighetta della piantaggine?

Inoltre sono le foglie, tutt’altro che appariscenti, ad aver portato al nome latino di Linaria vulgaris MILL. Si è infatti stabilito che assomiglino in modo spiccato a quelle del lino e da qui deriva il genere Linaria. È anche detta comunemente linajola. Trattandosi poi di erba abbastanza frequente, pur senza nobilissime proprietà medicinali, l’aggettivo che caratterizza la specie non poteva essere che vulgaris.

Infiorescenza di linaria, con fiori gialli bilabiati e, sotto, le caratteristiche foglie lanceolate e sottili.
Foto di Sergio Cerrato – Italia da Pixabay

Pur non essendo una pianta autoctona, la linaria è stata introdotta in Irlanda in tempi piuttosto antichi. Lo deduciamo dal fatto che ha un suo nome gaelico, cosa che fa pensare a una diffusione avvenuta quando l’irlandese era la lingua più parlata. Esso è Buaflíon, che si traduce come “lino del rospo” in modo analogo al termine inglese toadflax. Ma è pure chiamata puppydog’s mouth, ossia “bocca del cucciolo”, e sheep’s mouth, ovvero “bocca della pecora”, in omaggio a quest’animale così diffuso in Irlanda. Più rara è la definizione butter and eggs, “burro e uova”, che si riferisce al colore del fiore, giallo acceso e giallo pallido.

Nelle fattorie irlandesi, c’è un uso curioso dei fiori di linaria, che risale ai secoli passati. Le mogli dei contadini preparano una mistura di fiori tritati e crema di latte e la versano in un piattino. Lo pongono infine sul davanzale della finestra, per attirare le mosche in una trappola irresistibile e mortale.

Scapi fioriferi con un bombo che cerca nettare in un fiore giallo.
Foto di Manfred Richter da Pixabay

La linaria è una pianta erbacea perenne, che sceglie volentieri, quale habitat, prati, campi, gerbidi e vecchi muri. Ha un aspetto maestoso, tanto da farla assomigliare a una pianta da giardino in incognito, ma è specie selvatica che si incontra facilmente in natura. Ha radici striscianti e fusto eretto e ramificato, di colore grigio verdastro. Le foglie, come già detto, ricordano quelle del lino perché sono sottili, allungate, lanceolate e a margine intero. Nella parte inferiore della pianta, sono disposte a verticillo, mentre lungo gli steli sono alternate e numerose. I fiori picciolati sono raccolti in densi grappoli. Sbocciano tra giugno e settembre e ogni corolla tubolare è bilabiata, con le due labbra che ne chiudono completamente l’apertura e uno sperone sottostante. Il labbro inferiore è trilobato e sfumato di arancione, con un’evidente ripiegatura arancione, detta palato, che ostruisce l’imboccatura; quello superiore è giallo e bilobato.

Nella tipologia, il fiore della linaria è affine a quello della bocca di leone vera e propria, ossia l’Antirrhinum majus L., nota specie ornamentale. Anche in questo caso, non tutti gli insetti possono accedervi, per l’impollinazione, ma solo quelli più grandi e pesanti che con le zampette abbassano il palato. I fiori di linaria sono dunque frequentati, ad esempio, da ditteri, lepidotteri e imenotteri. Il frutto è una capsula ovale che contiene semi bruni, appiattiti, con una tipica ala circolare abbastanza larga. Per riconoscere la linaria in natura, consigliamo come per le altre specie di usare sempre l’indispensabile strumento delle chiavi botaniche.

Bombo su infiorescenza, con particolare dei fiori zigomorfi bilabiati gialli.
Foto di Annette Meyer da Pixabay

Riguardo all’uso fitoterapico della linaria, anticipiamo subito che in passato, nella medicina popolare, era assai più apprezzata di oggi. Le sommità fiorite, che ne rappresentano la droga, erano soprattutto impiegate nella preparazione di pomate utili nel trattamento di emorroidi, fistole, foruncolosi e congiuntiviti. Gli studi clinici sono purtroppo esigui, anche se sono stati isolati diversi principi attivi. Contiene, infatti, alcuni glucosidi come linarina, linacrina, linarosmina, linaresina e antochirrina, oltre ad acidi organici, tra cui l’acido antirrinico, gomma, flavonoidi, pectina e fitosterina.

Senza interrompere alcuna cura medica in corso, un infuso di linaria, da bere al posto del tè, è comunque salutare. Giova come depurativo dell’organismo (dermatiti) e in caso di colite, di atonia intestinale, di lieve stitichezza e di disturbi alle vie urinarie. La tisana si prepara versando in mezzo litro d’acqua fredda due cucchiai rasi di droga. Si porta a bollore, si spegne subito e si lascia in infusione per una decina di minuti. Si filtra, si dolcifica a piacere e si assume come qualunque altra bevanda alimentare, nel corso della giornata.

Due infiorescenze gialle di linaria, di cui una in secondo piano, con cielo e un centro abitato sullo sfondo. Fili d'erba verde in primo piano.
Foto da Pixabay

Foto di copertina di Silke da Pixabay

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Maura Maffei
Maura Maffei
Maura Maffei è da oltre trent’anni autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda, con una ventina di pubblicazioni all’attivo, in Italia e all’estero: è tra i pochi autori italiani a essere tradotti in gaelico d’Irlanda (“An Fealltóir”, Coisceim, Dublino, 1999). Ed è anche inscritta all'Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell'elenco Pubblicisti. Ha vinto numerosi premi a livello nazionale e internazionale, tra i quali ci tiene a ricordare il primo premio assoluto al 56° Concorso Letterario Internazionale San Domenichino – Città di Massa, con il romanzo “La Sinfonia del Vento” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2017) e il primo premio Sezione Romanzo Storico al Rotary Bormio Contea2019, con il romanzo “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza, 2019). Nei due romanzi “Quel che onda divide” (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2022) e “Quel che abisso tace”, narra ai lettori il dramma degli emigrati italiani nel Regno Unito, dopo la dichiarazione di Mussolini alla Gran Bretagna, e in particolare l’affondamento dell’Arandora Star, avvenuto il 2 luglio 1940, al largo delle coste irlandesi. In questa tragedia morirono da innocenti 446 nostri connazionali internati civili che, purtroppo, a distanza 85 anni, non sono ancora menzionati sui libri di storia. Attualmente c'è in Parlamento una proposta di legge per istituire la Giornata Nazionale in memoria delle vittime dell'Arandora Star. Il suo romanzo storico più recente è "Anna che custodì il giovane mago (Parallelo45 Edizioni, Piacenza 2024), di ambientazione rinascimentale, con la marchesa del Monferrato Anna d'Alençon.Valois come protagonista. A fine 2025, sempre per i tipi di Parallelo45 Edizioni, ha anche pubblicato un libro per bambini intitolato "Pangur Bán e il mistero della maggiorana scomparsa" ispirato a Pangur Bán, il gatto medioevale più famoso d'Irlanda. Ha frequentato il corso di Erboristeria presso la Facoltà di Farmacia di Urbino, conseguendo la massima votazione e la lode. È anche soprano lirico, con un diploma di compimento in Conservatorio. Ama dipingere, ha una vasta collezione di giochi di società e un’altrettanto vasta cineteca. È appassionata di vecchi film di Hollywood, quelli che si giravano tra gli Anni Trenta e gli Anni Sessanta del secolo scorso. Tra i registi di allora, adora Hawks, Leisen e Capra. Mette sempre la famiglia al primo posto, moglie di Paolo dal 1994 e madre di Maria Eloisa. E trascorre ogni giornata in compagnia di 4 gatti.
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