Acri grida aiuto e lo fa attraverso la viva voce del suo primo cittadino. L’appello del sindaco Pino Capalbo:”usate il nostro ospedale!”

Acri, poco più di 20 mila abitanti che vivono arrocati su tre colli, a circa 700 metri sul livello del mare, ai piedi della piana di Sila, nella provincia di Cosenza. Un paese che si snoda tra campagne coltivate e uliveti che d’estate, insieme ai boschi di castagno, offrono un pò di frescura, al riparo dal caldo del sole. Un paese considerato “zona disagiata”, e sarà così, ma Acri vanta una risorsa che in questo momento è oro per tutto il territorio. Acri possiede un ospedale e, in tempi di coronavirus, credetemi, vuol dire proprio tanto. Ma c’è un problema, l’ospedale non si può usare per le emergenze. E’ stato escluso dal piano di emergenza Coronavirus della Regione. Un vero paradosso tutto italiano. Per questo Acri grida aiuto e lo fa attraverso la viva voce del suo primo cittadino. L’appello del Sindaco Pino Capalbo: “usate il nostro ospedale!”

Il Sindaco §Pino Capalbo con la striscia tricolore e occhiali da sole
In Sindaco di Acri (CS) Pino Capalbo

Acri e la “notte dei treni”

Ci sono 5 mila residenti ad Acri che vivono al nord. Nella “notte dei treni” molti sono rientrati ad Acri, ma, per fortuna, ad oggi non ci sono casi positivi in paese. Neanche uno, ma le ordinanze di auto isolamento vanno emesse comunque. Il pericolo Covid-19 c’è ed è reale.

5 mila persone su 20 mila sono un quarto della popolazione che vive fuori, nelle città del nord. Cinquemila potenziali casi di contagio, se rientrassero tutti. E se questo dato lo applichiamo ai i comuni limitrofi, e ipotizziamo anche solo il 10 per cento di contagiati, non serve certo una laurea in matematica per capire la gravità dei numeri. Inoltre, il picco in Calabria è previsto per il fine settimana.

Un ospedale in questo momento, funzionante e disponibile è un lusso che non possiamo ignorare. Per questo Acri grida aiuto: usate il nostro ospedale!

Un’ospedale perfettamente funzionante

Ma quello che ci lascia basiti e ciò che apprendiamo con lo stesso stupore con cui ce lo racconta il primo cittadino. “Abbiamo chiesto di essere inseriti nel piano di emergena sanitaria per il Covid-19, attraverso posti di terapia subintensiva, considerato che abbiamo per ogni posto letto gli impianti di gas medicali, quindi l’ossigeno. In piu abbiamo un reparto che era previsto per la lungo degenza, ancora non realizzata, e che potrebbe essere utilizzato per allocare i pazienti eventualmente positivi al coronavirus. Il reparto di chirurgia che oggi viene utilizzato per interventi programmati, potrebbe essere utile per i ricoveri ordinari, in modo tale da evitare la promiscuità“.

Abbiamo appreso con stupore che le aree interne, cioè l’ospedale di Acri, di San Giovanni in Fiore e di Soveria Mannelli sono state escluse. Tenga presente che abbiamo un ospedale di area disagiata che però è aperto e attivo. Abbiamo un laboratorio di analisi perfettamente funzionante e autonomo. Abbiamo la diagnostica, abbiamo una risonanza magnetica inaugurata nel 2018, abbiamo una tac. Due sale operatorie per il day surgery, abbiamo un pronto soccorso perfettamente funzionante” ci informa il Sindaco Capalbo.

Usate il nostro ospedale!

In un ottica di collaborazione, non manca certo la logica di questo ragionamento. E invece no. In un’eventuale possibilità che aumentino i casi di contagio nel territorio, Acri, malgrado abbia le capacità logistiche e offra il suo ospedale, non rientra nel piano di emergenza della Regione. Il sindaco Pino Capalbo si è attivato con tutti i mezzi per far sentire il suo appello.

Ma le domande sono tante. Come si affronterà la situazione in caso di crisi da coronavirus? Come vive da sindaco e da padre questa emergenza? Quali saranno le priorità del Comune di Acri che si dovranno affrontare, quando tutto sarà finito?

Per questo lasciamo la parola al Sindaco che, in questa intervista via Skype, spiega in maniera esaustiva la situazione paradossale e lancia il suo appello.

Cliccate sul video e ascoltate voi stessi…