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Professor Giorgio Palù: “In Italia positivi 237mila persone. Il 95% possono stare a casa e non intasare gli ospedale. Il virus è molto meno letale della Sars del 2002“. Le dichiarazioni del virologo, professore emerito di microbiologia e virologia dell’Università di Padova ieri sera a Quarta Repubblica.

Qual è la reale situazione in Italia? Il Covid-19 che numeri ha? La situazione attuale giustifica il lockdown annunciato dal governo solo domenica?

Ci siamo spesso interrogati sui dati che ogni giorno vengono comunicati. Molto spesso abbiamo avuto la sensazione che i numeri non siano attendibili.

Risposte che solo chi lavora sul campo e vede ogni giorno le corsie d’ospedale può dare. Meglio ancora se è un virologo. Il quadro che ne emerge è che il problema oggi ha un nuovo volto. Non sono le terapie intensive a rischiare di non reggere il carico, ma i reparti per via delle numerose ospitalizzazioni di pazienti che non dovrebbero essere ricoverati, dove il decorso della malattia può essere effettuato a casa senza ingolfare le strutture.

Il professor Giorgio Palù, virologo emerito professore di microbiologia e virologia dell’Università di Padova, ha asserito in numerose interviste che “positivo non vuol dire malato, positivo non vuol dire contagioso“. “Il termine sintomatico è molto chiaro, significa avere sintomi. Dovremmo parlare di positivi, positivi che contagiano, positivi che non contagiano“, ha spiegato il professore in più occasioni.

Ieri sera il professor Giorgio Palù, ospite di Nicola Porro a Quarta Repubblica, ha fatto un intervento davvero illuminante.

Le dichiarazioni del prof. Giorgio Palù

Le domande del collega giornalista sono chiare: quali sono i numeri, la letalità e come agire.

I numeri dicono questo” spiega Palù. “In Italia positivi 237mila persone (su più di 50 milioni di persone n.d.r.). 1200 in terapia intensiva che corrisponde a uno 0,54% (dei positivi n.d.r.) 12mila in ospedale, che corrisponde al 5,2%, il 20% non è grave, ha pochi sintomi. Al di fuori delle strutture ospedaliere abbiamo il 94% che sono asintomatiche o paucisintomatiche. Cosa significa paucisintomatiche? Con un colpo di tosse, con un pò di raffredamento, un po di mal di gola. Quindi, questi sono i numeri“.

Il 95% possono stare a casa non intasare gli ospedale. Questo virus si diffonde ancora di più nelle corsie degli ospedali. Se noi li affolliamo stiamo portando via cure necessarie, approcci diagnostici necessari a patologie che hanno una mortalità ben più elevata che sono malattie cardiovascolari e oncologiche, che oggi vengono ritardate”.

La letalità

In merito al pericolo letale del virus, Giorgio Palù ha risposto al conduttore Nicola Porro:”Studi di siero prevalenza che sono quelli che ci dicono esattamente quanto il virus è circolato nella popolazione, ci dicono che la letalità oscilla tra lo 0,25 e lo 0,40% quindi 3,5 per mille medio.

Quindi siamo tre quattro volte superiore a quella che è la letalità dell’influenza stagionale, ma siamo decine di volte inferiori alla letalità della sars del 2002, della mers che aveva una letalità del 37%. Non parliamo di ebola al 65%, non parliamo dell’aviaria negli 850 soggetti colpiti che era del 65%. Ecco, facciamo i conti con questi dati e quando uno parla di questa letalità dovrebbe imposrsi obbligatoriamente un’analisi dei rischi e dei benefici, e valutare dove deve investire.

Io credo che per abbassare la curva, l’unico approccio sia quello di ridurre gli assembramenti, prima di tutto sui mezzi di trasporto e utilizzare smart working laddove è possibile“.

Foto di copertina da www.kongnews.it