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Un faccia a faccia durato circa un’ora, tra il prefetto di Sanremo, Alberto Intini e i rappresentanti della Rai. All’incontro erano presenti anche il Sindaco Alberto Biacheri e l’ASL, coinvolta anch’essa per il piano sanitario riguardante il Festival.

La risposta del Prefetto è chiara: il Festival non sarà un evento pubblico, per il semplice fatto che c’è un DPCM che lo vieta. Almeno fino al 5 marzo. Per il 6, se la legge lo consentirà potrebbe esserci un’apertura.

Quindi nessuna possibilità di vedere il teatro con un pubblico pagante o meno, invitato o meno. La scappatoia potrebbe essere quella di riempire il teatro con dei figuranti, in numero ridotto.

Come avevamo più volte scritto nei nostri precendenti articoli, Sanremo non è solo l’Aurelia e via Matteotti, ma è un nugolo di carrugi e vicoletti che durante il festival sono invasi da curiosi, fans, ma soprattutto addetti ai lavori e già negli anni precedenti, per via delle misure di sicurezza e anti terrorismo, lo spiegamento di forze dell’ordine impiegato, per controllare e perimetrare la zona, risulta imponente e massiccio.

Il prefetto di Sanremo è stato chiaro anche in merito a tutte le iniziative canore e di spettacolo che corollano il festival, al di fuori dell’Ariston:”Il programma televisivo sarà tarato in base ai riverberi che può avere sulla città“. E’ evidentemente palese che quindi non potrà esserci uno stage Nutella come l’anno scorso, o una passerella come d’abitudine, proprio per evitare gli assembramenti vietati dal DPCM.

Piano di sicurezza e Festival

Da giorni ripetiamo che il piano di sicurezza non è compatibile con quanto prevede il Festival in quanto tale. E neanche quello sanitario.

Se c’è una pandemia che impone da mesi la chiusura di teatri un motivo ci sarà, ed è stato, ed è sorprendente, il candore con cui Amadeus da mesi si approccia al Festival come se non sapesse cosa succede nel mondo.

Non si capisce perchè si impunti a voler fare a tutti i costi il festival in quelle date, e perchè non si possa rinviare.

Se il discorso cade su una mera questione di investimenti da parte di sponsor e contratti già firmati, piuttosto che di penali, la motivazione “pandemia” dovrebbe sollevare da qualsiasi responsabilità, e dovrebbe essere la giustificazione più coscienziosa da mettere sul tavolo. L’anno che abbiamo passato e le condizioni che stiamo ancora vivendo, hanno ben dimostrato che la salute ha ed è la priorità assoluta.

Anche le varie associazioni di categoria, come il Fimi (Federazione Italiana Industria Musicale) e l’Afi (Associazione Fonografici Italiani) chiedono sicurezza. “La scelta di confermare la kermesse per il prossimo mese di marzo, senza un chiaro protocollo, è eticamente sbagliata. Non si può rischiare con la salute delle persone“. Dichiara Sergio Cerruti, presidente dell’Afi.

Rimane da risolvere la questione spinosa riguardo alla presenza dei giornalisti. Anche qui inaccettabile che possano avere accesso solo 70/80 rappresentanti della categoria, a fronte di tutti coloro che ogni giorno scrivono di musica e con la musica ci vivono.

Non c’è alcun criterio di selezione ammissible o accettabile, di fronte a una regolare tessera di iscrizione all’albo dei giornalisti.

La legge è uguale per tutti (?).