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Lunedi 18 gennaio, ad Ischia si alzano le serrande del supermercato Decò, quello di via Mario D’Ambra a Forio. Come ogni lunedi, il personale si prepara ad accogliere i clienti della settimana, ma questo non sarà un lunedi come gli altri. Infatti, non fanno che tra poco saranno la location di una protesta che è una vera e propria denuncia in merito ai recovery fund, ai recovery plan. Un vero e proprio provocante intervento artistico firmato Ischia Street Art, “C’è anche l’Arte”.

Ripreso dalle telecamere del supermercato e dai cellulari di alcuni passanti, Salvatore Iacono si è aggirato tra gli scaffali posizionando due quadri nei frighi del fresco e sulle cassette del reparto ortofrutticolo.

Le opere dell’artivista Mimmo Di Caterin, sono state piazzate ben incellofanate, con tanto di prezzo, per giunta scontato, con la dicitura “saldi”. Ma non solo. I quadri riportavano le etichette-manifesto della protesta “C’è anche l’arte!”, con tanto di hastag recovery fund e recovery plan.

Allo Stato dell’Arte

Allo Stato, dell’Arte (in questo caso con maiuscole e virgole), non importa nulla. Questo il senso della protesta. “C’è anche l’arte!” vuole essere una denunica di quanto non fatto dallo Stato per sostenere l’arte durante la pandemia. Una categoria che più di ogni altra ha subito la crisi delle restrizioni, senza avere un sostegno adeguato, pressochè inensistente, da parte dello Stato.

E quindi, allo stato dell’arte, la categoria si ritrova in una situazione economico-finanziaria disastrosa, senza avere neanche una prospettiva di ripartenza, rimasta fuori da qualsiasi recovery fund o recovery plan.

Nel 2020 il settore eventi ha subito danni piuttosto ingenti. L’annullamento di eventi pubblici e privati, con conseguente chiusura di musei e gallerie d’arte, ha provocato perdite economiche enormi e il fermo totale di un settore che nessuno sta considerando a livello istituzionale e che per cui, diversamente che in altri ambiti, non sono previsti rimborsi e risarcimenti.

Un’azione volutamente provocatoria. La denuncia della mancanza, da parte dello Stato, di azioni volte a tutelare un settore tra i più colpiti in questo momento storico. Inoltre, uno specifico riferimento ad associazioni culturali e/o fondazioni, categorie che non possono godere di nessun Ristoro previsto e quindi di nessuna forma di sostegno.

C’è anche l’Arte!

Non è la prima volta che Salvatore Iacono si espone in maniera sorprendente per esprimere la sua denuncia sociale.

Già nel primo lockdown, in barba alle restrizioni governative, ha portato avanti la sua battaglia personale a difesa dell’intero comparto delle gallerie d’arte italiane, denunciando il il sistema corrotto dell’arte contemporanea. Da Street Art File Print a Lockdown/Social, passando per la più recente trilogia di Social Distancing, realizzata con Mimmo Di Caterino, arrivando all’ultima installazione Oxygene di Michele Penna “Non dare per scontato l’aria che respiri!”, Salvatore continua a lottare per lo stato dell’arte.

Il suo nome è legato a doppio filo con quello di Ischia Street Art Gallery. E’ una “non-galleria”, una galleria a cielo aperto. Un centro d’arte e luogomulti-operativo, promulgatore di una cultura artistica e di rilancio del territorio. Un’ attrattiva turistica e snodo centrale di aggregazione sociale. Un’attività essenziale per l’intera comunità dell’isola ma anche per tutti quegli artisti socialmente impegnati che trovano nella gallery un modo nuovo per esprimersi.

Con C’è anche l’Arte, Iacono con la sua Ischia Street Art Gallery, lancia l’ennesima denuncia contro lo stato attuale nel quale la cultura è costretta a sottostare. Quasi come se l’arte, fin toppo svalutata e sempre più declassata, si auto-espone sugli scaffali, mettendosi in vendita, anzi svendendosi, alla stregua di un qualsiasi prodotto da banco… Perché “anche l’arte sta morendo di fame”.

c'è anche l'arte il quadro con le scritte di protesta