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Il Festival di Sanremo 2021 previsto tra il 2 e il 6 marzo ma il nuovo DPCM prevede le chiusure fino al 5. Perchè l’Ariston si e gli altri teatri no?

Figli e figliastri, ormai è chiaro. Show di serie A e show di serie B. I primi vanno in teatro in bolla, i secondi, che non vanno da nessuna parte e tengono i teatri in bolletta. Amadeus vuole che il Festival di Sanremo 2021 si svolga regolarmente in teatro, come sempre all’Ariston, e che goda di un pubblico scelto, tenuto addirittura “in bolla”.

Che sia su una nave da crociera che sia in un Hotel superlussominkiapower, poco importa. Mamma RAI e il suo fedele scudiero Amadeus stanno pensando proprio a tutto pur di garantire uno spettacolo in presenza.

Un pò come il Maurizio Costanzo Show che ha riempito il Teatro Parioli con il pubblico “in plexiglass”.

Io so’ io e voi…

Amadeus l’aveva giurato col sangue. “È impensabile l’Ariston vuoto, o con il pubblico distanziato” e quindi eccolo annunciare urbi et orbi che il Festival si farà tra il 2 e il 6 marzo.

E ancora. E’ del 14 gennaio la dichiarazione ad Ansa.it. “Noi stiamo lavorando per il 2 marzo. Per me la data deve essere dal 2 al 6 marzo, dobbiamo esser in grado di dare al pubblico un festival assolutamente con tutte le regole sanitarie, perché la salute è la cosa più importante e nessuno deve essere messo a rischio, ma dobbiamo lavorare tutti insieme, con la Rai, con i tecnici, affinché tutti siano in sicurezza ma il festival sia il più normale possibile“.

Ma Amadeus lo sa che il DPCM di qualche giorno fa, non solo proroga lo stato di emergenza fino al 30 aprile, ma impone fino al 5 marzo la proroga delle restrizioni che riguardano la chiusura di teatri e manifestazioni pubbliche?

#sanremo70/4 Amadeus con facciaa stupita con dei fiori davanti al banco da cui sta parlando

Zona gialla, zona rossa e zona Sanremo

Da domenica la maggior parte delle regioni sono tornate in zona arancione e ci vogliono quindici giorni per sperare di migliorar ognuna la propria situazione.

Poichè ogni regione può fare il “salto” di colore progressivamente, bisogna passare da rossa ad arancione e poi da arancione a gialla. Solo se l’ RT è inferiore allo 0,5% si può passare in zona bianca. Risultato non facile da raggiungere nell’arco di un mese. Comunque, resta il fatto che di fare esibizioni di qualsiasi genere aperte al pubblico, non se ne parla almento fino al 5 marzo, data di scadenza del DPCM.

Il festival si svolgerebbe quindi in barba a qualsiasi DPCM. Il lockdown vale solo per gli altri o al governo prevederanno una “zona Sanremo”?

A poco vale la scusa del pubblico isolato su nave o astronave che sia, supertamponato, vaccinato, immunizzato. All’Ariston il pubblico (pagante) può partecipare, ma negli altri teatri no.

O così o Pomì

I teatri sono fermi da undici mesi, pagano lo stesso la tassa dei rifiuti (vi sembrerà una battuta, ma così non è, viste le cartelle che sono arrivate) e non c’è ancora la luce in fondo al tunnel, perchè non si sa ancora quando e come potranno riaprire.

Gli artisti, non i 26 eletti dell’Olimpo che parteciperanno al festival, ma i “comuni menestrelli da palco”, che possono essere Tiziano Ferro come Fabrizio Barbera, piuttosto che Le Vibrazioni o i Veramadre, passando per Maurizio Battista o Manuel Negro, sono fermi anch’essi da quasi un anno e insieme a loro tutti gli addetti ai lavori.

Premesso che tutti accolgono con entusiasmo e gioia la venuta del Festival, ma solo se rappresenta la ripartenza delle attività artistiche di tutti, non solo di quelli che fanno parte di un business conveniente a pochi.

Il festival è una macchina finanziaria impressionante, fatta di sponsor che hanno già investito. Non è difficile capire che il rinvio ulteriore o addirittura la cancellazione dell’edizione del Festival di Sanremo 2021, comporterebbe il pagamento di massicce penali. Penali che pendono come una spada di damocle sulla Rai e, di conseguenza sugli introiti statali, visto che di pubblica televisione trattasi, pagata dal canone dei contribuenti. Canone che, tra l’altro, viene trattenuto nella bolletta dell’elettricità, pagata non solo dagli utenti ma anche dai teatri stessi.

E si torna alla casella del via. Figli e figliastri, cornuti e mazziati.