image_pdfimage_print

Il cinema e’ un’arte che e’ stata, come molti altri ambiti della nostra societa’, storicamente riservata agli uomini e che non ha mai visto nella sua storia molte donne alla regia.

Ma negli ultimi decenni la situazione ha decisamente cambiato strada. Oggi parliamo di tre famosi film diretti da donne, tre cult assoluti che dovete recuperare nell’improbabilita’ che li abbiate persi nel corso degli anni.

Tre registe tra loro molto diverse, capace di raccontare le storie a modo loro e sbancare i botteghini allo stesso tempo, arrivando in certi casi anche al Premio Oscar, che sono:

Kathryn Bigelow, Nancy Meyers e Sofia Coppola

Queste donne si sono dimostrate capaci di gestire tutti i generi cinematografici, dall’horror alla commedia, passando dai melodrammi sentimentali ai piu’ frenetici film d’azione.

Come risultato abbiamo avuto una prospettiva finalmente diversa, capace di essere cruda e realistica tanto quanto l’ottica maschile, se non piu’.

Una bella sveglia per tutti quegli scettici che forse si aspettavano un’ingenuità più romantica dal gentil sesso, che si sono dovuti ampiamente rimangiare le parole.

Infatti questi sono stati film di intrattenimento di grande successo, elogiati dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo e diventati subito dei cult.

Ma ora andiamo a scoprire insieme cosa sono state in grado di realizzare queste donne alla regia.

1- Point Break (1991)

Due uomini che fanno surf e altri due in primo piano

Un giovane agente speciale dell’FBI, appena arrivato a Los Angeles, deve catturare un gruppo di rapinatori mascherati.

Dopo aver compiuto innumerevoli rapine e accumulato un ricco bottino, le indagini sono ancora ferme a zero senza nessun indizio.

Insieme a un agente più anziano, i due indagano sulla teoria secondo cui i rapinatori potrebbero essere surfisti abituali della zona.

Una giovane ragazza inizia a dargli lezioni di surf e lo introduce in una comunità di outsider che vivono questo sport come uno stile di vita.

Affezionandosi di lei e alla sua particolare compagnia, l’agente comincia pero’ a sospettare che possano essere proprio loro gli uomini che sta cercando.

A quel punto sara’ costretto a scegliere tra i suoi sentimenti e il rispetto che prova per questi ragazzi, contro il suo dovere di fermare i rapinatori.

Surf, filosofia e rapine con un cast stellare

Iconico thriller d’azione degli anni ’90, Point Break e’ un inno alla cultura del surf e alla vita libera fatta di amicizia e amore.

Questo film ha lanciato la carriera di Keanu Reeves, scolpendo immediatamente la sua bellezza giovanile come attore protagonista nell’immaginazione di tutte le donne del mondo.

Al suo fianco come collega piu’ anziano, Gary Busey torna nel mondo del surf dai tempi del magnifico Un mercoledì da leoni diretto da John Milius.

L’affascinante Patrick Swayze è invece il rapinatore/filosofo surfista, ai tempi già amato per Dirty Dancing e che qui conferma appieno il suo status di sex symbol.

Infine, la giovane Lori Petty è la dolce, simpatica ma anche feroce giovane sirena del surf, pronta a tutto per difendere le sue convinzioni e il suo stile di vita indipendente.

Un film che ha ufficialmente sancito il talento di Kathryn Bigelow, forse la piu’ famosa di queste donne alla regia, che si era già fatta notare per i suoi eccellenti Blue Steel e Il buio si avvicina.

Point Break è stato il suo primo vero successo internazionale, poi seguito da altri grandi film fino a culminare al Premio Oscar del 2010 per The Hurt Locker.

2- What Women Want (2000)

Uomo e donna abbracciati

Cresciuto e coccolato fin dall’infanzia da una madre spogliarellista e da uomini ambigui dediti al guadagno facile, da adulto è diventato un pubblicitario bugiardo e un donnaiolo cronico.

Sua moglie e una figlia lo trattano come un bambino e l’uomo dimostra di non voler assolutamente cambiare.

Finché un giorno, dopo essere stato fulminato in un incidente domestico, si sveglia misteriosamente riuscendo a sentire i pensieri delle donne.

Inizialmente confuso e spaventato, credendo di essere impazzito, l’uomo pero’ realizza presto che questo dono può essergli molto utile.

Inizia così rapidamente a ingannare tutte le donne della sua vita, compresa una nuova collega con cui e’ in lotta per una importante promozione.

Ma rimandendo sempre piu’ coinvolto nelle vite di tutte queste donne, l’uomo non puo’ fare a meno di non percepire la loro continua ansia e preoccupazione.

Guidato dalla sua coscienza, cercherà quindi di diventare un uomo migliore, iniziando ad aiutare gli altri piuttosto che usarli e poi buttarli via.

Esplorando la mente femminile con umorismo e intelligenza

Una commedia generazionale che gioca sull’eterna lotta tra i sessi, dove questa volta l’uomo si trova in una posizione di vantaggio.

Mel Gibson è un protagonista sbruffone e vanitoso, che sta al gioco prendendo con auto-ironia il suo status di sex symbol.

Inizialmente credendosi ammirato da tutte le donne che lo circondano, grazie al suo nuovo potere scoprira’ invece che tutte lo detestano o lo ritengono un perfetto idiota.

Helen Hunt interpreta in maniera brillante la sua principale antagonista.

Una romantica e appassionata donna in carriera, che senza capire come, si vede sfilare sotto al naso tutte le sue idee migliori.

Impotente di fronte a un uomo a cui non può mentire, finira’ poi per farlo innamorare grazie alla sua candida franchezza e determinazione.

Infine la sempre solare Marisa Tomei appare in un piccolo cameo come flirt occasionale del protagonista.

L’attrice e’ protagonista di una scena di sesso esilarante, dove l’uomo fatica a tirare avanti sentendo i reali pensieri della donna durante l’intimita’.

Diretto da Nancy Meyers, una veterana delle commedie romantiche, la regista riesce sempre a trovare il giusto pathos e ritmo costruendo un grande film di intrattenimento.

Un film leggero pensato solo per divertire il pubblico, ma anche capace di offrire un ottica diversa dai soliti film con un maschio alfa rubacuori, attraverso lo sguardo particolare di una delle nostre donne alla regia.

3-  Il giardino delle vergini suicide (1999)

3 bambine mano nella mano

In una casa di periferia vive una famiglia dalla prole interamente femminile.

Padre, madre e le loro 5 figlie costituiscono un piccolo mondo assolutamente tutto rosa rinchiuso sotto lo stesso tetto.

Quando una delle sorelle tenta il suicidio, i genitori prendono coscienza, per la prima volta, della loro profonda e inespressa infelicita’.

Un gruppo di ragazzi del posto inizia a frequentarle, inizialmente attratti dalla loro bellezza e successivamente rapiti dal loro spirito libero e indipendente.

Guidate dalla sorella maggiore, le sorelle iniziano sempre piu’ a distaccarsi dalla realtà che le circonda, esprimendo le loro inquietanti idee e intenzioni.

Il problema continua a essere ostinatamente ignorato dai genitori e i ragazzini, loro amici, vedono peggiorare la situazione assolutamente impotenti.

Un cult drammatico/romantico per ragazzi, pieno di delicatezza e femminilità, innocenza e sessualità, ipocrisia e incomprensioni.

Le ragazze semplicemente non riescono a farsi capire dal mondo esterno, intendendosi perfettamente solo nella loro ristretta cerchia familiare.

Lo sguardo della regista attraverso gli occhi dei suoi protagonisti

Una storia che e’ un’esperienza di vita arricchita da un cast fenomenale, fatta di attori e attrici giovani che avrebbero poi avuto una splendida carriera.

Un gruppo in rampa di lancio guidato da due veterani come James Woods e Kathleen Turner, qui nel ruolo dei genitori dallo spirito libero che credono di guidare una famiglia felice.

Ignari della progressiva discesa psicologica delle loro figlie, una dopo l’altra, la coppia vive serenamente nella loro casa dove niente e’ come sembra.

Kirsten Dunst, qui al suo primo ruolo da protagonista, conquista subito l’attenzione come regina e leader indiscussa della ragazze.

Tanto bella e determinata, quanto vulnerabile e confusa, l’attrice da vita a un personaggio complesso e dalle mille sfaccettature, imprevedibile e incontrollabile.

Tra il gruppo dei ragazzi, intimiditi ma anche irresistibilmente attratti dalle ragazze, abbiamo i giovani Josh Hartnett e Michael Paré.

Opera prima della talentuosa Sofia Coppola, che in pochi anni ha poi raggiunto il Premio Oscar con il meraviglioso Lost in Translation.

Un’opera d’arte unica con cui la regista porta avanti con onore il pesante fardello del suo cognome.

Un film imperdibile che e’ perfetto per concludere con un punto esclamativo con una delle migliori donne alla regia della sua generazione.

logo di fabioemme