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L’ arte fa stare bene, l’arte è terapeutica insomma l’arte è medicina e quindi si può ben dire che la bellezza salverà il mondo. Così affermava il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij. E la bellezza era così centrale nella sua vita, che il grande Dostoevskij andava almeno una volta all’anno a vedere la bellissima Madonna Sixtina di Raffaello.

Nel romanzo I fratelli Karamazov approfondisce il problema. Un ateo, Ipolit, domanda al principe Mynski “in che modo la bellezza salverà il mondo”? Il principe non dice nulla, ma rimane al capezzale di un giovane in agonia. È la bellezza che porta all’amore condiviso con il dolore. Il mondo sarà salvo oggi e sempre fin quando ci sarà questo gesto.

L’ arte ha un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo. Aiuta a riflettere, a comprendere meglio, porta a condividere emozioni e sentimenti. L’arte è salutare e terapeutica, una sorta di medicina. L’arte è medicina, una medicina particolare. Lo dicono critici d’arte, filosofi, psicologi e medici. Ma anche e soprattutto lo dicono i pazienti.

L’arte come terapia

Molti saggi sono stati scritti a tale proposito e tra questi uno di recente pubblicazione, “L’arte come terapia”. Gli autori sono John Armstrong e Alain De Bolton, rispettivamente filosofo e giornalista, che individuano le proprietà medicinali dell’arte. Ci sono opere per ogni tipo di malattia e per ogni malessere in quanto l’arte fa bene. L’ arte aiuta a tenere a mente ciò che veramente vale la pena essere ricordato e evidenzia i dettagli. E a volte proprio dal quadro che ci piace di più arriva serenità ed equilibrio. Quindi l’arte è medicina per i malanni dell’animo.

Pensiamo a come è nata la “Divina Commedia”: dall’esilio di Dante lontano dalla sua amata Firenze. Andiamo a Leopardi, che riversa nei propri scritti il suo inguaribile “male di vivere”. Ma la mente corre anche a Van Gogh, Caravaggio, Modigliani.
Così hanno ragionato, ed agito, alcuni dei più grandi pittori della storia. Ed è così che ammirare le opere diventa un metodo di annullamento del dolore fisico. Si riducono i livelli di ansia e depressione, e si aumenta , invece, la produzione di serotonina, nota come l’ormone della felicità.

L’arte ci rende meno soli

L ‘arte ci viene in aiuto rendendo visibile il dolore che nascondiamo. Le opere d’arte ci dicono che la tristezza o la disperazione fanno parte della condizione umana. Contro il falso ottimismo si contrappone la consapevolezza che ogni vita porta con sé confusione, sofferenza, solitudine e angoscia. L’ arte ci rende meno soli.

Sono un Clinico d’arte

Gli attuali studenti in medicina, racconta Antonio Martino, medico e collezionista di lunga data, “vengono addirittura sollecitati ad allenare il loro “occhio clinico” e le loro capacità osservative e interpretative, fondamentali per la loro professione futura, al cospetto di un’opera d’arte. Fa riflettere il paragone che Giulio Carlo Argan fece in una conferenza al cospetto di giovani critici e curatori: “Noi non dobbiamo innamorarci”, disse, “delle opere d’arte che studiamo, come il medico non s’innamora delle sue malattie”.

Ho coniato la dicitura di Clinico d’Arte” perché il mio approccio all’arte è proprio rigorosamente medico-scientifico e selettivo. Quando mi confronto con un’opera d’arte, questa rappresenta un plusvalore da aggiungere alla mia personale esperienza, sensibilità, rispetto e gusto verso la bellezza. Inoltre, l’etimologia della parola clinico racchiude il chinarsi e curare a letto il malato. L’arte contemporanea è attualmente malata? Il letto di Tracey Emin e le pillole di Damien Hirst ne sono l’icona? Io penso di sì“!

L’ ambulatorio dell’arte

“L’arte fa stare bene” può essere considerato il motto dell’ “ambulatorio dell’arte”. Un luogo a Torino dove la medicina sposa l’arte o forse viceversa. E dalle parole del suo creatore, il Dottor Romano Ravazzani, capiamo quanto l’arte può aiutare nel rapporto empatico tra medico e paziente.

Entrare in uno studio medico molto colorato e ricco di richiami al mondo infantile proietta il paziente in una realtà completamente diversa e rende più piacevole l’attesa. La sala d’ attesa caratterizza praticamente tutti gli ambienti medici. ” L‘attesa è un momento sospeso – così come lo definisce Ezio Bosso, compositore e direttore d’orchestra -. L’attesa di una diagnosi, di una cura, della fidanzata…con l’attesa si tende a qualcosa. L’autobus si aspetta”

Arte è medicina, la bellezza salverà il mondo  cagnolino di palloncino fucsia che fa bisogni...la merda d'artista di Manzoni

L’arte è uno strumento di welfare

Durante il tempo trascorso in attesa il paziente è recettivo. Spesso essendo da solo ha modo di prestare attenzione all’ambiente circostante: quanto più questo sara’ ricco di stimoli, tanto più sarà possibile trovare spunti di riflessione o sensazioni piacevoli attraverso le opere esposte.“ E’ stato inoltre dimostrato che fruire delle espressioni dell’arte non ha unicamente una funzione di intrattenimento, ma è anche uno strumento di welfare.

L’arte è medicina. Migliora la salute, allunga l’aspettativa di vita, protegge dal declino cognitivo tipico dell’avanzare dell’età, rallenta il decorso di molte malattie croniche, riduce l’incidenza della depressione”. (E.Grossi – Universita’ di Bologna). Daisy Fancourt dell’ University College of London ha studiato con i suoi collaboratori il coinvolgimento dei sistemi neuroendocrino e immunitario durante la fruizione e la creazione artistica, dimostrando l’impatto positivo sulla salute fisica e psichica della persona.

Un attimo cristallizzato nel tempo

Viviamo in un’ epoca in cui molto spesso il contatto medico-paziente è mediato da accertamenti strumentali e l’arte è vista eccessivamente dal lato economico. Unendo queste due realtà si ottiene sia un miglioramento della comunicazione per il primo, sia una valorizzazione dell’impatto emotivo per la seconda.

Spesso il mio lavoro mi porta a contatto con persone nel momento finale della loro vita. Ho visitato un anziano collezionista nel suo salotto. Al temine gli ho fatto i complimenti per la collezione d’arte esposta nella stanza. Nonostante la sofferenza generata dalla malattia, mi ha descritto con entusiasmo e trasporto i pezzi a lui più cari. Una mezz’ora serena, un distacco dalla malattia, un attimo cristallizzato nel tempo, prima del termine del suo viaggio su questa terra

La música è finita

Un artista che ha spesso dipinto la morte nelle sue opere mi ha regalato una sua incisione dal titolo “La musica è finita” (rappresenta musicisti che smettendo di suonare si decompongono). Mi ha spiegato che quando un artista non riesce più ad esprimere la propria arte, ha concluso il suo percorso sulla terra. Mi ha poi confidato che il tumore al polmone aveva ormai intaccato anche la spalla destra impedendogli di dipingere.

La musica è finita interpreta l'arte è medicina nella bellezza salverà il mondo. Scheletri musicanti in verde
La musica è finita

Abbiamo guardato insieme alcune sue opere e abbiamo riso sulle interpretazioni più curiose che le persone davano alla sua arte La condivisione artistica ha portato a provare meno dolore, a distogliere la mente, anche solo per un momento, dall’ineluttabile esito della sua malattia.

Un prodigio ogni volta, la bellezza salverà il mondo

Molte persone, infine, si siedono davanti alla mia scrivania e trovano nell’ambiente qualcosa che li stimola a condividere con me una passione. Una parte di loro che spesso amici, colleghi di lavoro, famigliari magari non conoscono. E in quel momento divento il medico che esorta a non abbandonare queste passioni anche se lontane dalle attività quotidiane. Si avvia un dialogo strano, lontano da quello canonico, medico -paziente. Ma è un dialogo che compie ogni volta un prodigio: le passioni portano al miglioramento della qualità di vita e del quadro clinico.

Viviamo in un’epoca in cui l’arte, in particolare visiva, viene percepita essenzialmente dal punto di vista economico. L’ambiente medico si configura invece come un luogo privilegiato in cui essa possa essere vissuta in base alla sua caratteristica principale: quella emotiva. Al tempo stesso l’evoluzione tecnica rischia di interferire nella comunicazione fra medico e paziente.Ma la base del rapporto tra un paziente e il suo medico parte dal momento fondamentale dell’anamnesi , e dal rapporto empatico che si dovrebbe instaurare. Perché in fondo l’anamnesi non è che raccontare, scrivere, recuperare una storia. L’arte può facilitare il recupero di questi elementi fondamentali dell’attività clinica”.

La bellezza salverà il mondo.

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Monica Col
Vicedirettore di Zetatielle Magazine e responsabile della sezione Arte. Un lungo passato come cronista de “Il Corriere Rivoli15" e “Luna Nuova”. Ha collaborato alla redazione del “Giornale indipendente di Pianezza", e di vari altri giornali comunali. Premiata in vari concorsi letterari come Piazza Alfieri ( 2018) e Historica ( salone del libro 2019). Cura l’ufficio stampa di Parco Commerciale Dora per la rassegna estiva , del progetto contro la violenza di genere promosso da "Rossoindelebile", e della galleria d’arte “Ambulatorio dell’Arte “. Ha curato l'ufficio stampa e comunicazione del Movimento artistico spontaneo GoArtFactory per tre anni. Collabora sempre come ufficio stampa in determinati eventi del Rotary distretto 2031. Ė Presidente dell 'Associazione di promozione sociale e culturale "Le tre Dimensioni ", che promuove l' arte , la cultura e l'informazione e formazione artistica in collaborazione con le associazioni e istituzioni del territorio. Segue la comunicazione per varie aziende Piemontesi. Dice di sé: “L’arte dello scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole. È questo secondo me il significato vero della scrittura. Non parole, ma emozioni. Quando riesci ad arrivare al cuore dei lettori, quando scrivi degli altri ma racconti te stesso, quando racconti il mondo, quando racconti l’uomo. Quando la scrittura non è infilare una parola dietro l’altra in modo armonico, ma creare un’armonia di voci, di sensazioni, di corse attraverso i sentimenti più intensi, attraverso anche la realtà più cruda. Questo per me è il vero significato dello scrivere".