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Dopo aver visto le ripercussioni che lo smart working ha sul mercato immobiliare, con la conseguente crisi degli affitti (leggi qui), vediamo come il lavoro agile condizionerà perennemente anche il mondo del lavoro.

L’esperimento smart working ha generato un’evoluzione per le aziende e per i lavoratori dalla quale non si può più tornare indietro.

In Italia, prima dell’era covid, la mentalità del lavoro agile non era ancora diffusa. Un paese legato alle tradizioni come il nostro fa fatica ad adeguarsi ai cambiamenti. La pandemia però ha accelerato tutto e gli italiani si sono dovuti adattare a innovazioni tecnologiche e finanziarie che sono ormai entrate nelle abitudini quotidiane.

Sono molte le realtà che hanno rivisto il loro assetto aziendale ed hanno progettato le loro attività avvalendosi del sistema digitale per i loro servizi. La nuova organizzazione consentirà loro un piano aziendale stabile, da mantenere anche dopo la fine dello stato di emergenza.

La scelta produce diversi vantaggi, dall’abbassamento dei costi della logistica, al risparmio dei costi di trasferta e mensa per i dipendenti. In realtà è ancora sul tavolo delle discussioni il riconoscimento del buono pasto.

Se all’inizio del 2020 erano circa 900mila le persone impiegate in modalità smart working, l’anno si è chiuso con circa 4 milioni di lavoratori che lavorano da casa.

Digitalizzazione e formazione

Il settore dei servizi finanziari e bancari è quello che più di tutti ha introdotto il lavoro agile in maniera stabile e duratura. Progressivamente hanno già provveduto a creare o migliorare app, informatizzare diversi servizi e chiudere fisicamente diverse filiali, lavorando solo più su appuntamento.

In generale, invece, i settori commerciali hanno sviluppato una rete di assistenza tecnica on line o telefonica che permette al cliente di ricevere il servizio richiesto senza più recarsi nel punto vendita o di distribuzione.

Il secondo step di questa rivoluzione è la formazione. Le competenze digitali e la comunicazione diventano il nuovo focus su cui si dovranno concentrare le nuove generazioni future.

Sarà fondamentale per gli studenti, orientarsi verso discipline di alfabetizzazione digitale, per un buon inserimento nel mondo del lavoro e per conseguire una adeguata crescita professionale.

Dall’altro lato, le aziende dovranno offrire corsi di formazione e di assistenza adeguati al raggiungimento degli obiettivi.

Il controllo del lavoro

Il controllo del lavoratore in smart working comporta non poche complicazioni, ma superabili.

Primo cambiamento riguarda la remunerazione. Il calcolo del compenso economico dovrà seguire nuovi parametri che tengono sempre più in considerazione gli obiettivi conseguiti e meno il tempo lavorato che non diventa più un elemento incidente sulla retribuzione. In questo modo, il controllo sull’operato diventa più facile da gestire poichè si concentra sulla produttività e le prestazioni effettivamente rese.

L’altro cambiamento riguarda la tipologia di rapporto professionale da instaurare con il collaboratore o dipendente. Nuovi strumenti digitali, nuove pratiche di collaborazione e condivisione delle conoscenze, al fine di gestire sia i processi di lavoro che la crescita professionale dell’individuo.

Una formazione, anche qui, che ha come obiettivo la completa autonomia del lavoratore nello svolgimento dei compiti.

Ultimo, ma non per importanza il controllo dello stato di burn out.

Le persone che lavorano in smart working non hanno pressochè contatti con l’esterno e, di conseguenza, va valutato regolarmente il burn out del lavoratore, affinchè lo stress cronico non provochi uno stato di indolenza dal lavoro e un distacco mentale dal proprio impiego.