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Brutte notizie per chi ama sciare. Parrebbe che la Germania abbia la seria intenzione di chiedere all’Europa di tenere chiuse le piste da sci. Ipotesi, peraltro già annunciata anche dal nostro governo. La richiesta di chiusura degli impianti sciistici invece non piace ad Austria e Svizzera che, a quanto pare invitano gli italiani a frequentare le loro località montane, in vista della stagione invernale.

Un flusso “migratorio” di amanti dello sci verso l’estero produrrebbe un serio problema, sia dal punto di vista del rischio di contagi, che da quello economico. Un danno che potrebbe posare una pietra tombale definitiva su parecchie strutture che vivono solo di turismo invernale. La categoria è già stata fortemente penalizzata negli ultimi anni dal semplice fattore meteo. Non ci sono più le nevicate di una volta e gli impianti sciistici ormai ricorrono alla neve artificiale per sfruttare il più a lungo le piste. Ma cosa succede se quest’anno si impone addirittura la chiusura?

Abbiamo chiesto al giornalista Maurizio Scandurra di darci la sua personale opinione.

Maurizio Scandurra, come commenti la prospettiva delle prossime settimane, in vista delle festività natalizie?

L’Italia al tempo del Covid si è trasformata in regno dell’assurdo.

La dimensione del tempo libero, di quello che i francesi figli dell’Illuminismo sogliono chiamare con il termine ‘loisir’, non è di certo appannaggio del Governo Italiano. Che tutto sembra, fuorché illuminato.

Specialmente in fatto di scelte che riguardano un’ampia fetta di popolazione, e afferiscono a tutto quel mondo dell’aggregazione, dello stare insieme, della convivialità che, evidentemente, pare far paura più di un virus: che, certamente, può dare dei problemi, ma di cui non si muore. Almeno non come qualcuno vuol farci credere a tutti i costi.

Alberghi, mare, viaggi, vacanze. Musica, cinema, teatri. Bar, ristoranti, fiere, sagre, mercati, meeting ed eventi in genere. Alla lista dei veri morti da Coronavirus parrebbe ignominiosamente aggiungersi ora un’altra, sventuratissima categoria: quella del turismo invernale. Piste da sci incluse.

Come commenti il lavoro delle istituzioni?

E’ in atto una follia degenerativa multipla. Una sclerosi del non sense che, contagiosa più della peste, miete una miriade di vittime specialmente nella maggioranza di governo italiana: senza che però a questa, per sfortuna del popolo, non segua anche la morte del corpo. Se proprio pulizia mondiale dev’essere, cominciamo pure dagli imbecilli che stanno al potere.

E, con loro, tutti quegli zombie ben pagati che rispondono al nome di Comitato Tecnico Scientifico, Commissario Arcuri, Istituto Nazionale di Sanità, questo o quel virologo inutile che non fanno altro che terrorizzare la gente, e fallare giornalmente politiche di prevenzione e contenimento. Mentre risultano amplificatori tutti perfetti di un virus reale che si chiama fame, lastrico, povertà, accattonaggio e caccia al bidone lungo il marciapiede.

Posta la conclamata evidenza di misure di ristoro che di fatto non sono in grado, tanto per restare in metafora, di offrire neanche un caffè a un barista di quartiere (senza bisogno alcuno di scomodare i locali di lusso) appare evidente un dato su tutti: la sistematica distruzione implosiva dei settori cardine dell’economia italiana. La matematica, certosina demolizione di quelle poche certezze produttive che fanno ancora oggi dell’Italia agli occhi del mondo intero il Paese invidiabile che di fatto è. Preparando così il terreno a una grande svendita del Paese.

Ormai è quasi certo che le piste da sci rimarranno chiuse. Una misura che condividi?

Le piste da sci, a differenza delle vacanze nei mesi caldi, per ovvie ragioni di superficie richiamano moltissime migliaia di turisti in meno. Flussi dunque oggettivamente gestibili in sicurezza, stante la minor ovvia presenza di strutture ricettive nelle località montane invernali, perché quel che è certo è che sulla neve non si può far volume umano come sulla sabbia. E Cortina d’Ampezzo non è certo Forte dei Marmi.

Mentre hotellerie e ristorazione montana attendono entrambe da almeno un anno a questa parte di poter riaprire per poter sperare di guadagnare in un tempo ristretto ciò che occorre al sostentamento di un anno completo.

Non è ancora scattato il semaforo verde per un’Italia frazionata in zone, che già si pensa a come inventarsi una nuova forma di prigionia legittimata. Sacrificare il valore della libertà per la tutela di una salute fintamente in pericolo nonché erroneamente spacciata per salvezza è un abominio inaccettabile, come ho già osservato in questi giorni anche insieme al Professor Alessandro Meluzzi.

La motivazione del governo è che ci sia il forte rischio di avere una terza ondata e che si abbia un nuovo collasso delle strutture ospedaliere

Mancano le terapie intensive? Ce ne faremo una ragione: al tempo della Spagnola non c’erano neppure, ma il mondo è andato avanti lo stesso, a Dio piacendo. Gli ospedali non ce la fanno più? Pace, ne prendiamo atto in attesa di tempi migliori.

Il problema è che invece le carceri scoppiano, e questo già ben lungamente prima dell’avvento della pandemia. Fossi Giuseppe o l’ignorante bibitaro (ora incredibilmente ministro, i miracoli esistono) cui il Premier si accompagna come due zoppi a spasso con uno stuzzicadenti diviso a metà per bastone, mi preoccuperei invece più di questo. Case come camere a gas. Famiglie compresse in tane da topo. Cervelli esausti e animi bollenti.

Il vero rischio è qui. Che ci lascino almeno andare a sciare, tanto quanto basta per non dargliela vinta a quei bollenti spiriti che potrebbero far gola soltanto a un potenziale aumento di lavoro per criminologi e psichiatri. Intelligenti pauca.

Maurizio Scandurra sorridente e sullo sfondo le statue della Sacra Famiglia, San michele e Don Bosco