Erba stella, per chi non la conoscesse con altro nome
L’erba stella è una deliziosa piantina che appartiene alla famiglia delle Plantaginacee. Piuttosto diffusa in Italia, dalle coste sino a mezza montagna, predilige quale habitat i terreni sabbiosi, ghiaiosi o rocciosi. Ma non è detto che il lettore la conosca con questo nome. Sono diversi gli epiteti con cui, nelle varie regioni italiane, è popolarmente nota. C’è chi la chiama barba del cappuccino, barbatella, piantaggine cornuta o piede di corvo.
Per non sbagliare, occorre fare riferimento alla classificazione latina, che ce la presenta come Plantago coronopus L. E non va confusa con il coronopo porcino, una Crucifera di cui vi abbiamo già parlato, attraverso queste pagine. Per entrambe le specie, l’aggettivo deriva dalle parole greche corone (cornacchia) e pous (piede). È la forma delle foglie, infatti, a ricordare le zampe di una cornacchia oppure una barba un po’ cespugliosa. Dato che si dispongono in rosetta basale, ravvisano persino una stella che raggia tutta intorno a sé.


Le corna di cervo, in Irlanda
Uno dei nomi più fantasiosi attribuiti all’erba stella è quello irlandese di Adharca fia, che traduciamo come “corna di cervo”. Perché le foglie pennate e dentate assomigliano anche a quelle. In Irlanda, è autoctona, comune nelle zone costiere ed è da sempre stata mangiata in insalata (prima della fioritura) o saltata nel burro, se più coriacea.
Nei secoli passati, il suo decotto era usato per abbassare la febbre. Le foglie tritate si applicavano sulle ferite e per curare i morsi degli animali. I semi, invece, venivano bagnati per ottenerne una particolare mucillagine, che serviva per impregnare i tessuti e per indurirli in forme rigide, come si fa con l’amido. Lo stesso procedimento era conosciuto pure in Francia, per trattare la mussola.


Breve descrizione botanica dell’erba stella
Si tratta di una specie erbacea perenne che raggiunge un’altezza massima di 30 centimetri. Come abbiamo già anticipato, le foglie formano una rosetta basale e sono pelose, pennate, dentate, dalla lamina stretta. Crescendo la pianta, le foglie stesse, prima striscianti sul suolo, tendono a ergersi e a formare una specie di coppa che circonda i fusti. Essi sono pelosi, cilindrici, dritti o un poco arcuati, con un’unica infiorescenza a spiga all’apice, sottile e fitta di minuscoli fiori.
Sbocciano tra maggio e settembre e hanno 4 sepali biancastri che abbracciano una corolla con 4 lobi verde-bruno. Gli stami gialli sono lunghi ed evidenti. I frutti sono capsule ellissoidali oppure ovoidi. Per riconoscere l’erba stella in natura, occorre munirsi dello strumento indispensabile delle chiavi botaniche, perché non basta una foto artistica per identificarla.


L’erba stella in cucina e in fitoterapia
Meno impiegata della “cugina” piantaggine, l’erba stella contiene comunque interessanti principi attivi. Troviamo infatti glucosidi come l’aucubina e il catalpolo, flavonoidi (apigenina e luteolina), acidi fenolici, mucillagini (soprattutto semi), vitamine A, C, K, ferro e potassio. Come droga medicinale, si usano le foglie ma anche le radici o i semi, per le mucillagini (messi a molo in acqua fredda, per una notte). Giova come antiinfiammatorio, antisettico, lenitivo, depurativo e diuretico. In ogni caso, non vanno mai interrotte le cure mediche in corso.
La tisana alimentare, da bere lungo la giornata al posto del tè, si prepara ponendo due cucchiai rasi di droga in mezzo litro di acqua fredda. Si porta a bollore (se si usa la radice, si fa bollire per una decina di minuti) e si spegne. Coprendo con il coperchio, si lascia in infusione per un quarto d’ora, È poi necessario filtrare e dolcificare a piacere. Naturalmente, il modo migliore per assumere l’erba stella è quello di mangiarne le foglie primaverili, che sono tenere e carnose, in gustose insalate. Così si conservano in maniera ottimale anche le vitamine.


Foto di copertina rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo 2.0 Generico Attribuzione: Piantaggine cornuta (Plantago coronopus) di Anne Burgess dalla collezione del progetto Geograph
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